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BULLISMO E CONSEGUENZE LEGALI. INTERVISTA A CRISTINA BONUCCHI

creato da Emily Ruth Navarro Guerrero ultima modifica 17/01/2014 18:53
"È estremamente importante che le vittime ricordino sempre che, se c'è qualcuno che li prende in giro, tutto questo può finire".

Cristina Bonucchi,  psicologa della Polizia di Stato, ha partecipato lo scorso 18 ottobre alla tavola rotonda in occasione della conclusione del progetto “Stalking, Cyberspace and Young People (SCY)”. L'abbiamo incontrata e abbiamo parlato di bullismo.

 

Come si interviene davanti a una situazione di bullismo già sviluppata e radicata in un dato ambiente di gruppo?

È estremamente importante che le vittime ricordino sempre che, se c'è qualcuno che li prende in giro, anche davanti agli altri, tutto questo può finire. L'unico modo perché questo finisca è che parlino, e parlino con degli adulti. Nella fase adolescenziale è difficile, me ne rendo conto, chiedere aiuto, ma è estremamente importante. I primi a cui chiedere aiuto sono sempre, chiaramente, i genitori, anche se talvolta possono sembrare non tanto disponibili ad ascoltare. Ma è importante parlare, perché l'unico modo per superare quel problema è cercare le soluzione con qualcuno che ha più esperienza.

 

Legalmente ci possono essere conseguenze a livello civile o penale per l'aggressore?

Assolutamente, ci possono essere delle conseguenze penali. E il fatto che possano essere coinvolti dei minori, se nel nostro ordinamento giuridico il reato è grave ed è procedibile d'ufficio, cioè in maniera automatica, assolutamente è possibile che si avvii un iter giudiziario, e quindi ci sia poi un processo, un'accusa, una condanna.

 

Cosa può fare una vittima del bullismo per difendersi?

Innanzitutto, una delle cose più importanti è non rispondere alle provocazioni, non rispondere agli insulti. A volte il bullo si stufa di vittimizzare qualcuno che non sembra curarsi di quello che viene detto. Quindi in primis, direi che è meglio non dargli corda, poi sicuramente se la situazione procede, se le prepotenze vanno avanti e diventano più pesanti, di nuovo, ricorrere all'aiuto degli adulti ed eventualmente valutare se effettuare una denuncia in un ufficio di polizia. Se le prepotenze avvengono in spazi web sarebbe auspicabile recarsi in un ufficio della Polizia Postale e delle Comunicazioni per le sue competenze tecniche specifiche.

 

L'opera di prevenzione è resa più difficile dalle nuove tecnologie e dalle reti sociali?

No, le nuove tecnologie possono essere uno strumento che potenzia l'opera di informazione e formazione dei giovani, delle potenziali vittime e degli adulti significativi. Quindi assolutamente non è utile demonizzare i nuovi media. Lo è invece utilizzarli per promuoverne un uso consapevole e positivo.

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