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Aung San Suu Kyi e la sua vittoria che non vince

creato da Mauro Alfarano — ultima modifica 11/01/2016 10:17
Aung San Suu Kyi e la sua vittoria che non vince

Aung San Suu Kyi; foto da biografieonline.it

Lo scorso otto novembre il National League for Democracy (NLD), il partito guidato dal premio Nobel Aung San Suu Kyi, ha vinto le elezioni per il governo centrale del Myanmar. Sono state le prime elezioni libere nel paese dopo più di venticinque anni. Le ultime elezioni libere, tenutesi nel 1990, videro, anche quella volta, la vittoria del NLD, ma furono rifiutate dalla giunta militare e seguite da aspre repressioni politiche.

Suu Kyi venne arrestata nel 1989 trascorrendo quindici anni agli arresti domiciliari, mentre migliaia di militanti del NLD vennero imprigionati per anni e torturati.

La Commissione per le Elezioni Nazionali del Myanmar ha annunciato, il 13 novembre, la vittoria del NLD, che avrebbe conquistato oltre l'80% dei voti. La giunta militare col nuovo anno ha, di fatto, passato i poteri al NDL, che entro questo mese dovrà eleggere un nuovo presidente, e, a marzo dovrebbe formare il nuovo governo.

Sembrerebbe una vittoria schiacciante, ma andiamo a vedere meglio come sta funzionando la transizione da una giunta militare ad una democrazia. Dei 664 seggi presenti in Parlamento, i militari hanno il diritto di nominare 166 membri delle forze armate, ovvero il 25% del totale. Sotto l'attuale Costituzione i parlamentari delle forze armate hanno il diritto di nomina di almeno uno dei due Vice Presidenti, il quale sarà un ufficiale dell'esercito. Il Generale Capo dell'esercito, inoltre, ha il diritto di veto su tutte le questioni inerenti i ministeri della difesa, degli interni, e sul ministero dei confini nazionali. In breve, sotto l'attuale costituzione, il NLD non avrà alcun potere sui ministeri sopra citati.

E proprio la Costituzione è un nodo chiave della transizione dei poteri. La precedente giunta militare, che scrisse e approvò il testo costituente, introdusse anche una clausola un po' particolare, ovvero che i cittadini del Myanmar sposati con cittadini stranieri o con figli con cittadinanza diversa da quella del Myanmar, sono esclusi dai ruoli chiavi del potere esecutivo. E il marito defunto di Suu Kyi era un accademico inglese, mentre i suoi due figli hanno passaporto britannico.

L'attuale Costituzione assicura, inoltre, il controllo diretto da parte dell'esercito sulla polizia e su vari settori dell'apparato burocratico. Il Generale Capo dell'Esercito, per di più, non è tenuto a rispondere al Presidente. In altre parole è lui che comanda!

La precedente giunta militare, scrivendo la Costituzione, ha voluto replicare il modello indonesiano di transizione dall'autoritarismo della giunta militare ad una democrazia. Ma in Indonesia la transizione appare, a tutt'oggi, difficile, ed infatti, esistono vari reports sull'insistenza del potere militare per piegare e forgiare a proprio piacimento il potere politico dell'attuale nuovo presidente Joko Widodo.

Il potere militare del Myanmar ha, inoltre, diritto di veto su ogni emendamento alla Costituzione. Ma è anche vero che l'NLD può contare sull'appoggio dell'80% del popolo del Myanmar e, soprattutto, nelle zone rurali ed in quelle dominate dalle minoranze etniche. Il Generale Capo dell'Esercito del Myanmar dichiarò, dopo i risultati delle elezioni, che il potere militare continuerà ad essere il collante di un sistema democratico multipartitico.

Erano più di un migliaio gli osservatori internazionali (soprattutto europei a nord americani) che hanno certificato la validità del risultato elettorale sebbene all'etnia dei Rohingya ed a tutti i mussulmani sia stato espressamente vietato di candidarsi. La giunta militare, nei precedenti decenni, ha inoltre rafforzato un'organizzazione buddista chiamata "Ma Ba Tha" (Associazione Patriottica del Myanmar), la quale è sempre stata in prima linea nella repressione dei Rohingya.

Il popolo dei Rohingya, minoranza mussulmana costituita da un milione e trecento mila persone, sono, secondo l'ONU, il popolo più perseguitato al mondo, e vivono soprattutto nel Rakhine, una regione sul golfo del Bengala che confina a Nord con il Bangladesh. Nel 1982 una legge ha stabilito che questa minoranza non può prendere la cittadinanza birmana nè viaggiare senza permesso ufficiale o possedere un terreno. Inoltre ai rohingya è stato vietato di avere più di due figli. A questo vanno aggiunte le continue violenze da parte dei birmani buddisti con uccisioni, devastazioni e stupri. Il premio Nobel per la pace Suu Kyi non si è mai espressa sulla questione dei Rohingya.

Questo dovrebbe bastare a sfatare un altro mito, ovvero quello che associa buddismo a pacifismo (stereotipo che vive e sopravvive solo in occidente).

Il carisma di Suu Kyi, la figlia del partigiano e padre della nazione, Generale Aung San, assieme agli aiuti politici dell'Occidente (non ultimo il Nobel alla pace), sono riusciti a destabilizzare il potere e la tranquillità della giunta militare. Ma il vero potere politico del Myanmar risiede nel Consiglio di Sicurezza Nazionale, costituito da undici membri (sei dei quali sono militari), il quale ha il potere di annullare le decisioni prese dal governo civile. Inoltre i militari hanno inserito, nella Costituzione, clausole relative alla sicurezza nazionale e all'unità nazionale che li autorizza ad eludere le decisioni del governo.

Per cambiare la Costituzione, l'NLD, ha bisogno del supporto di oltre il 75% dei parlamentari. Ma con l'esercito che detiene, per regola data, il 25% dei seggi, ai quali vanno aggiunti 50 seggi di piccoli partiti pro-giunta militare, la Costituzione può essere cambiata solamente con una ritirata del potere militare.

Thant Myint-U, uno storico del Myanmar, ha raccontato al New York Times che l'esercizio elettorale di novembre non ha rappresentato le elezioni del governo, bensì una competizione per contendersi uno spazio nell'esecutivo gestito dalla giunta militare.

 

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Mauro Alfarano

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