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Bangladesh - India: una storia di confine

creato da Mauro Alfarano — ultima modifica 19/01/2016 10:23

Era il gennaio del 2011 quando il cadavere di una ragazzina faceva brutta mostra di sé, appesa a testa in giù sulla barriera di filo spinato presente sul confine tra India e Bangladesh. La giovane ragazza si chiamava Felanee, era del Bangladesh ed era stata uccisa con diversi colpi di arma da fuoco prima di essere stata esposta a quel modo. Stava provando a tornare in Bangladesh così come ve ne era uscita, ovvero illegalmente, attraversando a piedi il confine. Ma l'aspetto che sconvolse e fece riflettere la società indiana fu il fatto che quella ragazzina di quindici anni stava rientrando in Bangladesh per sposarsi, indossando l'abito da sposa.

The BSF (Border Security Forces of India) oltre a spararle avevavo voluto immolare il cadavere della ragazzina col suo abito da sposa intriso di sangue e questo scatenò l'attenzione dei media con accuse al BSF. Da allora le forze di polizia sul confine indiano sono state obbligate a non sparare ai clandestini che provano a varcare i confini illegalmente.

Nel periodo 2001 - 2011 più di mille persone sono state uccise sul confine India - Bangladesh dalle forze di polizia schierate sul confine indiano. Tra questi morti troviamo sia indiani che bangladeshi. Le attività più redditizie sono il contrabbando di vitelli dall'India al Bangladesh ed il traffico di persone umane, con organizzazioni mafiose che si sono formate su entrambi i lati del confine. Ma possiamo trovare anche, come nel caso della giovane Felanee, persone che attraversano il confine per un matrimonio o per qualsiasi altro motivo.

L'immigrazione clandestina dal Bangladesh all'India è un fatto reale e non si conoscono le cifre di questa migrazione massiccia. In Bangladesh si parla la stessa lingua, il bengalese, che viene parlata al di là del confine, ovvero nel West Bengala Indiano, e la facilità nel procurarsi falsi documenti e passaporti indiani ne rende ulteriormente complicata la stima.

I confini dell’odierna Repubblica Popolare del Bangladesh  sono stati stabiliti con la partizione tra Bengala e India nel 1947, quando la regione divenne la porzione orientale del neo-costituito Pakistan, sebbene separata dallo stato a occidente da ben 1.600 km attraverso l'India. Discriminazioni linguistiche, politiche ed economiche condussero ad agitazioni popolari contro il Pakistan Occidentale, che portarono alla guerra per l'indipendenza nel 1971 e la costituzione dello Stato del Bangladesh. Tuttavia, il nuovo Stato ha dovuto sopportare carestie, catastrofi naturali e la povertà diffusa, così come sconvolgimenti politici e colpi di stato militari. Il ripristino della democrazia nel 1991 è stato seguito da una relativa stabilità e progresso economico, che però non è riuscito a tamponare il continuo flusso migratorio.

Ora, la questione che si pone è la seguente: quale percezione ha il popolo indiano riguardo a questa massiva immigrazione clandestina? È inevitabile, qui come altrove, che l'antipatia e l'astio verso i mussulmani di origine del bangladesh abbia il sopravvento. È un punto importante, perché l'impatto che ha su una società organizzata una massiva onda migratoria (o di rifugiati) può assumere toni assai pericolosi.

Ogni volta che si presentano elezioni locali (come nel caso odierno dello stato dell'Assam, dove vi è una forte presenza di musulmani del Bangladesh), qui come altrove, la pericolosa carta degli immigrati del Bangladesh viene usata come un'arma di retorica. E, qui come altrove, i media descrivono un futuro dove gli immigrati musulmani del Bangladesh saranno maggioranza nel paese. Ma è anche vero che vi è un'alta fertilità tra le famiglie musulmane dove le famiglie allargate sono la norma. Inoltre in India è consentita la poligamia ai maschi musulmani (con un massimo di quattro mogli) e questo, inevitabilmente, amplifica la percezione demografica che gli indiani non musulmani hanno su questi ultimi.

Ciò che è successo nel febbraio 1983 in Assam dovrebbe essere sufficiente per insegnarci qualcosa. Più di 36 anni fa, Aasu, un'organizzazione anti migranti, creò un forte movimento che mise in ginocchio lo Stato dell'Assam, bloccò l'economia, costrinse alla chiusura di scuole, università e, persino, riuscì a bloccare il trasporto ed il rifornimento di benzina. In quell'occasione il governo centrale di Delhi fu costretto a indire nuove elezioni nello stato, cercando ad ogni modo di contrastare Aasu e le varie organizzazioni anti migranti. Nessuno sa con certezza quante vittime ci furono nelle violenze che seguirono la decisione di nuove elezioni, ma si stima che più di 3000 persone persero la vita in quegli scontri (e non solo bangladeshi, ma anche musulmani indiani, membri di gruppi tribali ed assamesi di altre etnie).

Così come in India, in Europa l'ondata massicia di rifugiati della scorsa estate ha prodotto e sta producendo effetti terribili sulla percezione che si ha sul migrante, soprattutto se musulmano. Forse i benpensanti, troppo occupati a darsi meriti che non gli appartengono, avrebbero dovuto riflettere sulle pesanti ripercussioni che inevitabilmente una massicia ondata migratoria apporta ad una società organizzata. E, se pensiamo al caso degli stati dell'Europa Centrale, impreparati culturalmente all'accoglienza.

Un'ulteriore crepa sociale con potenziali e velenosi effetti sulla società di cui nessuno sembrava preoccuparsi e che ora, in preda all'emergenza, sembra offrire esclusivamente ricette violente che, inevitabilmente, avranno l'effetto di disgregare ulteriormente la cosidetta società civile.

 

Dal subcontinente indiano

Mauro Alfarano

 

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