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BHAGSU, UN INCONTRO PARTICOLARE - PRIMA PARTE

creato da Mauro Alfarano — ultima modifica 27/11/2012 17:32

Bhagsu (il cui vero nome e' Bhagsunat) è un piccolo villaggio situato in pieno Himalaya, ad oltre 2000 metri di altitudine, nello stato dell'Himachal Pradesh, India. A Bhagsu è sempre piacevole tornarci, è uno di quei luoghi che si incollano al cuore, e così, dopo oltre due mesi passati qui la scora estate, eccomi di nuovo tra queste alture. Per l'esattezza ora mi sono spostato in Parvati Valley: un luogo di una bellezza selvaggia e divina. Ma sarò di ritorno a Bhagsu tra pochi giorni.

   Bhagsu si trova nella provincia di Dharamsala e a soli due chilometri da McLoud Ganj, il piccolo villaggio che accoglie svariati rifugiati tibetani oltre al Dalai Lama col suo Governo Tibetano in Esilio. Ma Bhagsu è tutt'altra storia, e poco c'entrano i rifugiati tibetani. Ma il cielo con la sua trama di stelle così vicine e magiche. E ancora quelle nuvole così potenti e cupe: assistere ad un temporale qui (e la provincia di Dharamsala è la seconda per piovosità nel subcontinente indiano) è un'esperienza unica. Questo cielo è in grado di regalare al viaggiatore una sensazione di "piccolezza" divina e unica: di fronte alla prepotenza di queste montagne e sotto questo cielo di devastante bellezza, mi sento piccolo, minuto, un vacuo dettaglio.
Ed è questa un'emozione divina!


   Amo questi luoghi, dove la natura, il Creato, è così prepotentemente bello e, allo stesso tempo, così pomposamente potente, che mi costringono ad arrendermi con un sorriso, come atto d'amore. La resa di fronte alla magnificenza del Creato che mi riconduce alla mia essenza, quella di un uomo con tutta la sua splendente capacità d'amare e al contempo, con la sua piccolezza, quella di un granello di polvere spazzato dal vento. Un fondamentale, vacuo dettaglio, per l'appunto.

   Non c'è spazio per l'ego, schiacciato dalla divinità di queste montagne.
Ed in India, in questi miei anni di girovagare, ho imparato che l'unica via che conduce alla vittoria è la resa. Bisogna essere capaci d'arrendersi per vincere.

   Ed è a Bhagsu dove ho avuto l'onore di incontrare e di conoscere Idwar Puri Baba.

Ma andiamo con ordine. Chi è un baba?
E' difficile spiegare con parole il variopinto e intenso mondo indiano. E la difficoltà è dettata dal fatto che ciò che in questa magica terra è ordinario, in ogni altro altrove diventa straordinario. E ciò che in India è straordinario altrove è semplicemente incomprensibile, e quindi etichettato, vivisezionato, violentato. E quindi proverò a spiegare chi è un baba utilizzando esempi comprensibili e nemmeno troppo azzardati. San Francesco D'Assisi si può benissimo dire che sia stato un baba: come tale ha rinunciato ad ogni legame famigliare, ha rinunciato al lavoro vivendo distante dalla società pur facendone parte. In preghiera costante, ed in costante ringraziamento. Di baba ne esistono vari ordini che si differenziano sostanzialmente per la devozione ad un Dio (soprattutto Shiva o Vishnu) e per la disciplina. A baba si giunge dopo anni passati con un guru (un maestro), il quale rappresenta l'unico legame per il baba. Per poi, dopo tanti anni di disciplina e di devozione, essere "ribattezzato" con un nuovo nome e slegarsi dal guru e intraprendere il proprio percorso. Non esistono regole. Non possono esistere. Ci si affida al Karma, al percorso divino unico e irripetibile.


   In India non esistono regole religiose, non esiste un clero ufficiale. L'induismo è la religione organizzata più antica al mondo, ma è sopravvissuta nei millenni proprio grazie alla mancanza di regole. Ma affidandosi alla meditazione, allo yoga, alla ricerca personale e individuale.
In sostanza i baba vengono anche chiamati i "santi vivi", e possono girovagare per il subcontinente, stare nelle infinite foreste indiane, chiudersi in un ashram. Insomma come diceva mio nonno: ognuno per sè e Dio per tutti.

continua...

Mauro Alfarano

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