Tu sei qui: Home / Cronache di viaggio / Oltre il viaggio / [CRONACHE INDIANE] COME WHAT MAY, MERA BHARAT MAHAN

[CRONACHE INDIANE] COME WHAT MAY, MERA BHARAT MAHAN

creato da Mauro Alfarano — ultima modifica 03/05/2013 11:13
Un interessante incontro/confronto tra generazioni

Il seguente articolo (che in realtà è una sorta di lettera) intitolato "Come what may, Mera Bharat Mahan" a nome di Sivamani Vasudeva, è apparso sul quotidiano indiano in lingua inglese "The Hindu" in data 4 novembre 2012.


Siamo in una delle grandi città dell'India, e vengono messe a confronto due generazioni un po' distanti tra loro. Da un lato un insegnante in pensione, nato quindi a ridosso dell'Indipendenza indiana datata 15 agosto 1946, e cresciuto in un paese che ha voluto affermare una propria autenticità culturale e di progresso seguendo la filosofia e la pratica politica del duo Ghandi-Nehru.

 

Dall'altro lato troviamo un giovane esponente della nuova classe media indiana, cresciuto col mito dell'Occidente (come per i nostri genitori era il mito dell'America) ma che, nonostante le pressioni del mercato, resta intriso di quella millenaria e profonda cultura espressa dal subcontinente indiano.

 

E' vero, l'articolo risulta a tratti stereotipato nella forma. Ma è questione di forma, la sostanza risiede nelle parole di quell'anziano professore.

Dall'India

Mauro Alfarano

 

-

 

Come what may, Mera Bharat Mahan

 

Ho incontrato il mio amico abituale al parco, un anziano professore in pensione, dopo una lontananza di quasi quattro mesi, e l'ho ritrovato estremamente felice, con un entusiasmo da bambino.  Normalmente un uomo sobrio, silenzioso e serioso. La sua energia mi aveva incuriosito e intrigato. Quindi, dopo uno scambio di convenevoli, gli chiesi se per caso fosse da attribuire al suo recente viaggio negli Stati Uniti questo improvviso entusiasmo. Sospirando rispose: "Sì, sono felice di essere tornato da quel posto orribile".

 

Ero sbalordito. Ma come? Un posto considerato la meta ultima di tanti intellettuali  indiani, come può meritare un giudizio del genere! Forse a causa della recente retorica anti-indiana in materia di opportunità di lavoro, paveggiata da ogni aspirante presidente. O forse, il mio caro amico deve aver vissuto un'esperienza amara a causa delle severe norme aeroportuali le quali indulgono, troppo spesso, in imbarazzanti controlli per i possessori di passaporto indiano.

 

Ma lui continuò: "Che posto inospitale! Nessuna apertura mentale. Non c'è l'anima nelle conversazioni. Nessuna socializzazione. Nessuna festività per rallegrarsi. Nessuna faccia allegra intorno. Nessun saluto da scambiarsi. E' silenzioso ovunque come in un cimitero. Chi ha bisogno di una giungla di cemento, con panorami artificiali, giardini ordinati e tristi, persone con una finta ricercatezza che si muovono per strada come macchine in un monotono traffico?

Persino i bambini si muovono come se fossero pre-programmati. Non c'è vita in quel dannato posto!"

 

Ero ancora più sbalordito! Quasi attonito. Poi continuò: "Guarda ogni luogo in India: vi è un'energia vibrante, ed è impossibile trovare un attimo di monotonia. La spazzatura, problemi civici, l'orrendo traffico, la corruzione, la folla e il clima a volte eccessivamente caldo, ma nonostante tutto questo, India è un paradiso."

 

"Negli Stati Uniti non c'è nulla del mio paese. Le persone vivono vite sintetiche, artificiali, distanti anni luce dalla loro natura. Ci dovrebbe essere vita nelle persone prima di tutto."

L'India è contagiosamente socializzante, le persone qui sono sensibili per tutto ciò che li circonda. Negli Stati Uniti vivono una vita regolata da un chip, come dei tristi robot. E' vero là c'è ricchezza ed una migliore distribuzione del denaro, mentre da noi la ricchezza gonfia le tasche di pochi. Ma qui respiriamo la ricchezza della nostra millenaria cultura in ogni aspetto della nostra vita. Mentre invece là è un peccato imperdonabile guardare una persona negli occhi. Vivono vite di plastica, mentre qui invece i nostri sentimenti sono toccanti e penetranti. I loro feelings sono codificati mentre i nostri sono profondi e genuini. "

 

Ma ancora non ero convinto. Quindi chiesi al mio amico se per caso fosse stato a visitare le cascate del Niagara o gli studios di Hollywood.

"Sì. Sono luoghi meravigliosi, è vero. Ma guarda alle persone che vanno in visita a questi luoghi: in piccoli gruppi, nessun desiderio di massimizzare il piacere di incontrare altre persone in questi luoghi incantevoli. Conducono le loro vite in isolamento e si escludono a vicenda. C'è una palese seriosità in loro, e tendono a glorificare solamente la propria privacy."

 

Ho aggiunto che forse non si era addentrato nella vita notturna di quella terra dei sogni. E subito il mio amico rispose: "Sì, ho assaggiato quella libertà sensuale e mi è risultata rivoltante: una cruda esibizione delle passioni più bestiali, lontani da ogni civiltà. Vivere per la carne non è vivere, una persona dovrebbe vivere seguendo la propria anima. Troppo nettare diventa veleno! Un uomo non può vivere di solo pane!".

 

Stava diventando caldo col sole del mattino che si stava alzando. E quindi era giunto il momento di congedarci. Ma proprio in quel momento un ragazzo in bicicletta passando sopra una pozzanghera, ci schizza sporcando i nostri vestiti. E allora il mio amico esclamò: "Ecco vedi! Questo è quello che di là manca: il vero senso della vita! L'ironia della vita....".

Etilometro

Etilometro on-line

Consulenze online

piccolo chimico

Piccolo chimico

Gioco azzardo

Gioco d'azzardo

Prevaricazioni e bullismo

Prevaricazioni e bullismo

Servizio civile

Servizio civile

scrivici