Tu sei qui: Home / Cronache di viaggio / Oltre il viaggio / [CRONACHE INDIANE] L'India e la questione delle sanzioni

[CRONACHE INDIANE] L'India e la questione delle sanzioni

creato da Mauro Alfarano — ultima modifica 10/05/2013 17:37
Guerra, attacchi militari e sanzioni economiche mirate. Gli effetti, spesso devastanti, sulla popolazione e sul paese che li subisce

 

Il seguente articolo dal titolo "India and the issue of sanctions" porta la firma di Anuradha M.  Chenoy, ed è stato pubblicato dal giornale indiano in lingua inglese "The New Indian Express" in data 15 aprile 2013. L'articolista è professoressa presso la Scuola di Studi Internazionali dell'Università Jawaharlal Nehru (India).

Dall'India
Mauro Alfarano

-

India and the issue of sanctions (L'India e la questione delle sanzioni)

 

Recentemente, l'India, assieme ad altre 35 nazioni, perlopiù paesi in via di sviluppo, e a Cina e Russia, ha votato in favore ad una risoluzione al Consiglio sui Diritti Umani dell'ONU (A/HRC/19/L. 12), la quale dichiara che le misure coercitive unilaterali (in altre parole guerra, attacchi militari e sanzioni economiche mirate) che qualche nazione potente esercita su altre nazioni meno potenti, sono da considerarsi come violazione dei diritti umani.

 

La maggior parte delle nazioni dell'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno votato contro questa risoluzione. La questione è che i paesi occidentali usano la materia dei diritti umani per colpire, a loro discrezione, paesi meno ricchi, per poi tacere e mettere sotto silenzio magari le stesse violazioni sui diritti in altre parti del mondo. E' evidente che questa doppia valutazione da parte delle nazioni potenti, nasconde interessi commerciali e di potere. Ma questo, ovviamente, non risalta sui media ed il silenzio viene mantenuto.

 

E' così inusuale, quanto estremamente importante, che i paesi in via di sviluppo abbiano sollevato le questioni di guerra, militarismo, occupazione e sanzioni economiche, per mostrare ai potenti paesi occidentali la loro responsabilità in merito a questo tipo di violazioni.  In molti casi guerre ed isolamento economico sono seguiti da sanzioni economiche. Il più delle volte le sanzioni economiche hanno dimostrato di essere inefficaci. Colpiscono persone ordinarie piuttosto che i regimi al potere. E' inoltre convalidato il fatto che le sanzioni vengono imposte secondo considerazioni geo-strategiche al fine di indebolire chi queste sanzioni le subisce.

 

Diverse sanzioni sono state adottate dal 1990 e, quasi tutte, da parte dei paesi occidentali (Nord America ed Europa).  I casi più eclatanti dove misure coercitive unilaterali sono state utilizzate, riguardano Iraq, Iran, Myanmar e Cuba, per citarne alcune. In Iraq sanzioni economiche, guerra ed occupazione americana hanno impoverito un numero imprecisato di persone e di intere aree geografiche. Il sistema dei salari e la fragile economia, già messi in ginocchio durante la guerra Iran-Iraq, ha subito un peggioramento significativo portando ad un collasso economico e sociale. Ne ha conseguito una migrazione massiccia, portando più di due milioni di persone a vivere all'estero. Istituzioni pubbliche come scuole e ospedali sono collassate. In Iraq, dal 1991, un numero tra i 5000 e i 7000 bambini muoiono ogni mese per malnutrizione. Il livello di malnutrizione per i bambini sotto i cinque anni resta al 30%.

 

Il sistema universitario e della formazione crollato con l'esodo migratorio. In tutti i paesi che subiscono sanzioni notiamo una svalutazione della valuta nazionale ed un incremento del mercato nero. E così come cresce l'ineguaglianza, le prime a pagarne un prezzo alto sono proprio le donne, le quali sono le prime a perdere il proprio lavoro. L'UNICEF ha dimostrato come il 55% delle donne tra i 15 ed i 49 anni in Iraq, sono analfabete a causa delle sanzioni economiche e della guerra (2003 Unicef Report). In Iraq gli uomini hanno iniziato ad abbandonare le proprie famiglie vista l'insostenibilità della situazione economica. Il misero cesto di cibo, mensilmente ricevuto dalle famiglie irachene, in una cultura dove le donne sono le ultime a mangiare, ha profondamente impattato la salute e la mortalità delle donne, con conseguente deterioramento della società.

 

Possiamo assistere ad una situazione simile in Iran, dove le sanzioni sono state imposte al sistema finanziario e delle materie prime (gas e petrolio). Paesi come India, Pakistan e Cina che importano gas dall'Iran, sono ora sotto pressione perchè interrompano al più presto. Tutto questo comporta un prezzo alto da pagare per il popolo iraniano: inflazione, con un aumento del 1500% negli ultimi due anni sui prezzi degli alimentari. Inoltre economia nera e criminalità sono in aumento. L'accesso alle università da parte delle donne ha visto una brusca frenata così come un deterioramento della società stessa.

 

Il presidente americano G.Bush, nel 2003, impose mirate sanzioni al sistema industriale del Myanmar, con la conseguenza che 80.000 lavoratori persero il loro lavoro. Centinaia di fabbriche chiusero. E chi ha sofferto per tutto questo? Imprese famigliari e piccole e medie imprese hanno sofferto di questa situazione, mentre i grossi gruppi stranieri hanno potuto continuare il loro business. Due terzi dei lavoratori provenivano da aree rurali e le loro rimesse andavano ad impattare l'economia di intere famiglie e villaggi. Le sanzioni non hanno colpito il regime militare e, le grandi aziende straniere, ne hanno anzi beneficiato. Le sanzioni hanno tenuto il Myanmar in isolamento economico e politico, militarizzato l'intera nazione e bloccato lo sviluppo. Tutto ciò risulta evidente ora che assistiamo ad un aumento significativo di scontri etnici e religiosi.

 

L'embargo americano, sui medicinali e le strumentazioni tecnologiche, su Cuba, ha portato ad una forte limitazione dei diritti umani per i cittadini cubani. L'Alta Commissione dell'ONU descrive gli effetti dell'embargo sul popolo cubano come "disastroso". Amnesty International, sulla base di diversi report, dichiara che: “... l'embargo ha contribuito al problema della malnutrizione su donne e bambini, ad una difficile reperibilità di risorse d'acqua potabile e ad una penuria di medicinali a disposizione”.

 

La cosiddetta "società civile" non risulta immune dagli effetti nefasti di sanzioni e guerre, reagendo negativamente: un aumento significativo dei livelli di violenza sociale di fatto vanifica gli sforzi democratici di ricostruzione della nazione. Così valori liberali, democratici, secolari vengono identificati come parte di un più ampio piano di occupazione straniera, venendo percepiti come un complotto per distruggere la società e la cultura tradizionale da parte di nazioni straniere. In Iraq, Afghanistan e Iran il processo di islamizzazione si è radicato nella società quando le potenze occidentali hanno usato la coercizione.

 

All'Assemblea Generale ed al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che hanno adottato risoluzioni come la "Responsabilità di proteggersi", andrebbe loro ricordato che la violenza multipla che viene imposta attraverso le loro azioni, è da considerarsi dello stesso tipo delle violazioni di diritti umani che le potenze occidentali denunciano ai regimi autoritari. Il quadro di riferimento sulle sanzioni dovrebbe basarsi sull'impatto che queste ultime hanno sulla gente ordinaria, invece che essere costruite su discorsi di strategie geo-politiche. Esiste la necessità di riconoscere gli effetti reali che, le misure coercitive unilaterali, hanno su militarizzazione della società e rapporto di potere in relazione al genere.

 

L'accumulo del potere militare ha sempre portato a "spazzare via" l'altro - persona, cultura o nazione. Le sanzioni sono un metodo di violenza indiretta di coercizione, inserito in un più ampio contesto storico di esclusione, espulsione e distruzione. La risoluzione al Consiglio sui Diritti Umani dell'ONU supportata dall'India, ha bisogno di essere seguita da una maggiore volontà politica.

Etilometro

Etilometro on-line

Consulenze online

piccolo chimico

Piccolo chimico

Gioco azzardo

Gioco d'azzardo

Prevaricazioni e bullismo

Prevaricazioni e bullismo

Servizio civile

Servizio civile

scrivici