Tu sei qui: Home / Cronache di viaggio / Oltre il viaggio / DEL VIAGGIO: PREMESSA METODOLOGICA NECESSARIA

DEL VIAGGIO: PREMESSA METODOLOGICA NECESSARIA

creato da Mauro Alfarano — ultima modifica 27/11/2012 17:29

Non si viaggia per un motivo, né per riposarsi, né per distrarsi, né tantomeno per cercare se stessi. Una vacanza può essere fatta per riposarsi, distrarsi o per avere l’illusione di aver trovato se stessi. Una vacanza deve essere fatta per un motivo ben preciso, ma non un viaggio.


   Per la sola ragione del viaggio, viaggiare. Questo verso di una canzone di De Andrè è più di ogni altra frase esplicativa ed esaustiva sull’argomento.
   Diventa chiaro a questo punto che viaggiare non significa soltanto spostarsi in un altro luogo. E’ effettivamente molto più semplice affermare cosa non significhi viaggiare che non darne una definizione chiara.
   Assumendomene tutte le responsabilità del caso proverò qui ad approfondire l’argomento, iniziando con un distinguo netto tra vacanza e viaggio.


   Ma andiamo per ordine. Ordine necessario tanto è confuso e disorientato il mare nel quale ci troviamo a navigare.


   Partiamo quindi ad analizzare il primo dei due concetti: la vacanza. Essa è semplicemente una parentesi nella vita di una persona. Un periodo più o meno breve in cui ci si prende una pausa, ma che poi, una volta terminata, si tornerà alla precedente vita. Può durare un fine settimana o qualche mese ma comunque sia non intacca e non mette in discussione l’impianto della vita del soggetto.  Quasi sempre una vacanza necessita di una pianificazione (soprattutto nel caso di vacanze brevi), di mete da raggiungere, di macchina fotografica, e, al ritorno, di storie da raccontare agli amici e famigliari. Una vacanza può essere riposante, impegnativa, estrema ma sempre con un inizio e una fine data appunto dalla sua stessa volontà di non rivoluzionare la vita della persona stessa. Al ritorno da una vacanza ci sarà sempre qualcuno ad aspettarti, ci sarà la famiglia, il lavoro, la macchina con l’assicurazione da pagare, l’affitto o il mutuo, le relazioni con gli amici e con i famigliari e gli aperitivi alle sette della sera. Ci saranno in più storie da raccontare e da raccontarsi, ma quella routine sarà sempre lì ad aspettarci a braccia aperte.


   Bene questa è la vacanza, ovvero ciò che tutti vorrebbero spacciare per viaggio. Ma il viaggio è altro. Il viaggio necessita di un biglietto di sola andata perché non siamo mai noi a decidere il viaggio ma il viaggio stesso a decidere per noi. Le guide turistiche si lasceranno quindi nelle librerie, così come le mappe e gli itinerari da visitare. La macchina fotografica non è necessaria così come non lo sono le ansie di vedere e raccontare.  Non ci sarà un ritorno e se anche ci sarà un ritorno fisico sui luoghi della crescita e delle relazioni famigliari, questo non sarà altro che una continuazione del viaggio stesso. Viaggiare non significa fuggire da qualcosa, ma tagliare consapevolmente i ponti con i luoghi della crescita  per immergersi nell’oceano della vita, senza legami, senza zavorre, senza la paura dell’ignoto.


   Diceva Goethe che il fine della vita è la vita stessa. Bene allora allo stesso modo il fine del viaggio è il viaggio stesso, perché viaggiare significa vivere. Significa avere il coraggio di vivere la bellezza della vita guardandola negli occhi.
   Il viaggio è uno specchio che riflette ciò che noi siamo. E mentre quando siamo a casa possiamo raccontarci e raccontare di essere qualcuno in base alle relazioni professionali, famigliari, amicali, ecc ecc in viaggio questo non è più possibile perché tutte quelle relazioni le abbiamo abbandonate come inutili zavorre che ci impediscono di vedere chi siamo. Che ci offuscano la vista per non farci vedere chi siamo veramente. In viaggio non possiamo più raccontare di essere. In viaggio dobbiamo essere. Ma per essere bisogna conoscersi e accettarsi. E questa non è cosa facile. Nel corso degli anni con me hanno viaggiato persone che sono letteralmente impazzite dopo pochi giorni di viaggio perché disorientate e impaurite, e che non hanno avuto la forza di reagire e l’umiltà di guardarsi per quello che sono.


   Credo che la vita sia una faccenda seria e che solo le persone serie siano in grado di ridere e sorridere della vita.  E credo che vivere debba significare viaggiare ovvero guardarsi dentro senza ipocrisia, senza paure, per poi accettarsi con armonia e serenità. E sorridere, con amore sorridere.


   E la vita non ha bisogno di progetti, né di sogni o di speranze per il futuro. Tutte queste sono inutili zavorre. Tutto ciò di cui la vita necessita è uno sguardo attento, severo e mai indulgente su noi stessi; ed una curiosità di fondo che insieme all’umiltà ci faccia comprendere e accettare per quello che siamo.


   Devo tutto a India, alla Madre Divina.  Tra le tante cose che ho imparato ve n’è una assai importante, ovvero che per vincere bisogna arrendersi. Che solo la resa, paradossalmente, ci porta alla vittoria.


   Quindi il viaggio come metafora della vita e la vacanza come qualcos’altro di molto diverso.

 

Mauro Alfarano

Suggerimento musicale: In Viaggio – Consorzio Suonatori Indipendenti – Testo di Giovanni Lindo Ferretti   

Etilometro

Etilometro on-line

Consulenze online

piccolo chimico

Piccolo chimico

Gioco azzardo

Gioco d'azzardo

Prevaricazioni e bullismo

Prevaricazioni e bullismo

Servizio civile

Servizio civile

scrivici