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KUALA LUMPUR, OVVERO LE TORRI CHE PARLANO COL CIELO

creato da Mauro Alfarano — ultima modifica 27/11/2012 17:29

Sono arrivato da pochi giorni a Kuala Lumpur, la capitale della Malesia, piccolo stato del sud-est asiatico, composto dalla Malesia occidentale confinante a nord con la Thailandia e a sud con Singapore, e dalla Malesia orientale che confina a sud con l’Indonesia e che circonda il Brunei. Piccolo certo per estensione territoriale e non per importanza essendo la Malesia il primo pil del sud est asiatico trainato dalla potenza del petrolio dell’azienda statale Petronas.


   E come capita un po’ dappertutto, anche qui accade l’inspiegabile, ovvero che dove c’è petrolio c’è l’Islam. E infatti in Malesia la religione di Stato è appunto l’Islam professata dal 53%, ma dove viene riconosciuta la libertà di culto ed infatti esistono minoranze buddiste (17%), induiste (7%) e cristiane (6%).


   Dal punto di vista dell’ordinamento politico la Malesia è una monarchia elettiva federale e parlamentare, che ottenne l’indipendenza dagli inglesi nel 1957.
   E Kuala Lumpur la giovane capitale dello stato federale che con i suoi 150 anni di storia rappresenta oggi il simbolo dello sviluppo e dello slancio economico dell’intero paese, la cui metafora è rappresentata dalle Petronas Twin Towers, tra le torri più alte al mondo (lo sono state fino al 2004 superate solo ultimamente da Taipei) e sicuramente tra i più begli esempi di architettura moderna.


   E proprio sulle torri e sul loro significato vorrei soffermarmi in questo articolo.


   Sicuramente Kuala Lumpur è una città che si rivolge verso l’alto e lo si nota subito arrivandovi in autobus dall’aeroporto: grattacieli bellissimi che pungono il cielo, una rivisitazione in chiave moderna delle torri medievali europee. Non un ritardo cronologico dell’oriente nei confronti dell’occidente, bensì una costante che mentre nell’occidente secolarizzato e materialista è scomparsa, qui nell’oriente che splende è rimasta intatta: il puntare in alto, al divino, al non conosciuto, all’incomprensibile, all’irrazionale. Tutto quello che nel nostro occidente è stato nascosto e represso perché non spiegabile razionalmente. 


   L’occidente dominato dalla presunzione di misurare e di ripetere in laboratorio, figlia del dogma “Cogito ergo sum” cartesiano che altro non è che la presunzione dell’ego umano su tutto il resto. E quindi il rifiuto categorico del dubbio e della conoscenza sensibile dove il cielo resta un incomprensibile vuoto che in alcuni casi si è provato a colmare (vedi l’architettura USA crollata insieme alle loro Twin Towers), mentre nella maggior parte dei casi è rimasto un vuoto che spaventa.


   Nell’oriente non secolarizzato, che sia induista, buddista, mussulmano o persino nell’ateismo di stato cinese, il cielo non pugnalato dai dogmi cartesiani resta un incanto bellissimo proprio perché incomprensibile, un tratto di infinito da ammirare e col quale dialogare.


E così la capitale malese si muove in verticale puntando all’impossibile, ricercando nei fronzoli delle Petronas Twin Towers una via d’uscita dall’opprimente pesantezza del razionale. Cercando una via d’uscita, appunto, che non può che muoversi verso l’ignoto che non spaventa ma affascina di devozione e di ammirazione.

 

Mauro Alfarano


Suggerimento musicale: The Cinematic Orchestra “To build a home”

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