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LA BANGKOK CHE IL TURISMO NON VUOLE VEDERE

creato da Mauro Alfarano — ultima modifica 27/11/2012 17:33

Lettera di mercoledì 19 maggio 2010

Qui a Bangkok sono le 17. E' scaduto da due ore l'ultimatum in cui il governo thailandese intima le red shirt ad abbandonare i presidi nel cuore della citta' che ormai durano da piu' di due mesi. L'ultimatum e' stato ignorato mentre e' stata chiesta una mediazione da parte dell'UDD (Fronte unito per la democrazia contro la dittatura, ovvero il movimento delle red shirt) rifiutata categoricamente dal primo ministro in carica.

E infatti il fumo dei copertoni bruciati nella zona presidiata dalle red shirt continua ad alzarsi in cielo creando un'atmosfera per nulla confortante. Continuano gli spari da parte dei cecchini dell'esercito appostati sui tetti attorno alla zona presidiata. E le persone continuano a morire. Le fonti di stampa parlano ormai di una cinquantina di morti ed oltre 200 feriti, ma i thailandesi dicono che i morti sono molti di piu'.

Intanto qui a Bangkok (una citta' di 15 milioni di persone) la metro ed i treni sono bloccati, e cosi' i battelli e molti bus. Tutte le strade attorno al presidio delle red shirt sono state bloccate, creando infiniti disagi ai cittadini che non possono muoversi per la citta'.

Lunedi' per raggiungere l'ambasciata indiana qui a Bangkok, che si trova a Sukumvit, non lontano dal presidio, mi e' stato possibile solamente con un taxi attraverso l'autostrada (che qui chiamano cosi' ma altro non e' che un raccordo anulare che, mentre da noi e' gratuito, qui si paga e pure parecchio!).
L'impressione che ho avuto da dietro il finestrino del taxi era di una citta' in attesa del peggio. Mi hanno rimandato alle immagini di quella Genova del luglio 2001, anche se le proporzioni sono infinitamente diseguali.

Intanto il rischio di guerra civile e' esteso a tutta la Thailandia e soprattutto alle zone rurali del nord-est dove il partito Thai Rak Thai (Thai Love Thai) presieduto dall'ex ministro Thaksin Shinawatra deposto con un colpo di stato nel 2006, e' molto forte. E Thaksin e' tra i principali finanziatori del movimento delle red shirt.
La figura di Thaksin e' una figura assai emblematica che ci riporta alla mente un politico italiano di quei rampanti anni '80. A Thaksin e' stato revocato il passaporto thailandese e la Corte di Giustizia di Bangkok lo ha condannato per frode, truffa e corruzione. E' indubbiamente uno dei tailandesi piu' ricchi e padrone e fondatore della Shin Corporation, la quale controlla, tra le altre, la piu' grande compagnia di telefonia mobile thaialndese. E' un uomo che si e' arricchito in pochissimi anni e che ha condotto una politica populista che pero' piace molto alle fasce sociali piu' deboli grazie ad una sua politica di redistribuzione dei denari in favore delle zone rurali del nord. E allo stesso tempo ha condotto una politica di arricchimento delle proprie tasche, attraverso la Shin Corporation e, per esempio, privatizzando la compagnia telefonica nazionale vendendola a Singapore. Ed e' un uomo di polso: nel 2003, quando era primo ministro, durante la sua campagna contro gli spacciatori di droga uccise centinaia di persone senza arresti e senza alcun grado di giudizio. Insomma una vera e propria esecuzione.
In thailandia fumarsi una canna e' piu pericoloso che non abusare sessualmente di un bambino (pero' e' vero il largo e preoccupante diffondersi di anfetamine tra i giovani).

Ora come detto Thaksin e' in esilio ma resta una figura centrale della Thailandia odierna. Nel frattempo il nostro eroe sta facendo collezione di passaporti (Nicaragua, Montenegro....), e sta continuando ad arricchirsi a Dubai e nel Regno Unito (aveva comprato persino la squadra di calcio del Manchester City, ora venduta ad uno sceicco arabo).
Quando il presidio era attorno al Democracy Monument, nei pressi di Khaosan Thanon (l'area piu' turistica della citta') le red shirt hanno risposto all'esercito con una sorta di esercito privato armato di fucili M16 e bombe granate. Ho provato a contare i fori di proiettile nei muri e nelle vetrine dei negozi ed erano piu' di cento. In quella circostanza ci sono stati solo 11 morti, un vero miracolo.

Ora e' indubbio che non si tratta piu' di spontanee proteste e che dietro alle stesse ci sono interessi economici enormi, da una parte e dall'altra. I thailandesi mi dicevano che fino a meno di un anno fa in alcune zone della citta' si potevano comperare armi con una semplicita' assoluta. Da dove vengono queste armi? Thaksin ha anche passaporto montenegrino! E tutto lascia supporre che gia' da tempo si stava pianificando cio' che e' sotto i miei occhi ora.

Poi il giorno dopo quegli scontri dove sono morte 11 persone e' arrivato SongKran (il capodanno thailandese) e tutti, ma davvero tutti, a festeggiare no stop per tre giorni interi sulle strade ancora sporche di sangue. Anche questa e' la Thailandia.

Ora tutti sono in attesa del peggio e parlando con la gente (che e' molto restia a parlare della situazione politica con i "farang", gli stranieri) emerge quanto una soluzione sia assai lontana e che il bilancio dei morti e degli scontri e' destinato a salire e a protrarsi ancora a lungo.

L'immagine piu' emblematica della Thailandia odierna e' quella di un poliziotto in servizio che si reca al presidio delle red shirt e inizia a sparare contro l'esercito: un paese diviso dove la violenza viene considerata, ad oggi, l'unica soluzione.

Ma poi la storia e' sempre la stessa: i vari Thaksin ed i vari primi ministri che si sussegueranno continueranno ad arricchirsi assieme alle varie corporation mentre la gente comune continua a morire (in quel luglio genovese non e' andata diversamente).

Ah c'e' anche il re! Allora il monarca thailandese, che oggi ha 83 anni, e' ricoverato all'ospedale da parecchi mesi. Amato e venerato come un dio dalla maggioranza del popolo thailandese e odiato da una minoranza. Sembra sia stato congelato assieme a Fidel Castro, insomma non si sa se sia vivo o morto (ma attenzione a parlarne in giro, si rischia di brutto!). Il fatto e' che appena verra' proclamata la morte del sovrano qui sara' ancora peggio, senza piu' il collante reale. Nel frattempo la figlia del re e' stata fotografata un mese fa in un hotel a 5 stelle in una delle piu belle isole della Thailandia a festeggiare il compleanno del proprio Fufi (il cane....), e perdipiu' sorpresa in topless durante il party. E tutto questo mentre a Bangkok scoppiavano gli scontri.

E credo proprio sia il re uno dei principali responsabili della situazione attuale. La Thailandia e' un paese abbastanza ricco (e' il secondo pil del sud est asiatico dopo la Malesya), dotato di infrastrutture modernissime ma dove, purtroppo, larghe fasce della popolazione ne sono tagliate fuori (soprattutto le zone rurali del paese che sostengono l'ex primo ministro Thaksin). In Thailandia la ricchezza e' distribuita in maniera disomogenea e, se e' vero che questa e' una costante del continente asiatico, fa rabbia vedere che tutto viene fatto per il turismo e nulla, o quasi nulla, per i milioni di thailandesi delle zone rurali.

Che dire? Io sabato me ne vado in India, e non ne vedo l'ora. Sperando solamente che non chiudano l'ambasciata indiana o l'aeroporto.

Ovviamente non prendo alcuna posizione in merito alla situazione che ho descritto: sono come al solito giochi di potere dove le persone vengono usate come marionette (esattamente come in quel g8 genovese). Prego per i morti ma realisticamente parlando, qualcosa scoppiera' a breve. Qualcosa di molto doloroso.

Da Bangkok,

 

Mauro Alfarano

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