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La lotta della comunità Jat per retrocedere

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 26/02/2016 09:29
I jat chiedono di essere considerati Classe Svantaggiata (status OBC) in nove stati indiani, il che darebbe loro accesso ai privilegi sociali stabiliti dal sistema delle quote per le comunità svantaggiate.

 

Da una settimana lo stato dell'Hariana vive un periodo di agitazione a causa di scontri violenti e di blocchi che hanno pervaso tutto lo stato. I protagonisti di questi scontri sono la comunità Jat che reclama lo status di "Classe Svantaggiata" (OBC). In realtà la vicenda è paradossale perché si tratta di un'influente comunità che chiede di essere retrocessa nel sistema delle quote stabilito dal governo.

Il sistema delle quote, introdotto subito dopo l'Indipendenza, ha il compito di riequilibrare le disuguaglianze sociali tra le caste, garantendo ai membri di quelle inferiori posti nell'amministrazione pubblica e nelle università. I jat chiedono di essere considerati Classe Svantaggiata (status OBC) in nove stati indiani, il che darebbe loro accesso ai privilegi sociali stabiliti dal sistema delle quote per le comunità svantaggiate.

Il governatore dello stato dell'Hariana, Manohar Lal Khattar, eletto poco più di due anni fa, rappresenta una rottura col passato: Khattar è, infatti, il primo governatore non appartenente alla comunità Jat dopo quasi un ventennio di dominio politico della suddetta comunità.

Il Primo Ministro Modi ha prontamente mandato più di 4000 soldati per cercare di sedare le rivolte e, ad oggi, diciannove persone hanno perso la vita negli scontri con l'esercito, oltre a quasi 200 feriti. Le agitazioni che vanno avanti da più di una settimana sono riuscite a bloccare la National Highway 1 che collega Chandigarh a Delhi, oltre  al traffico ferroviario con più di 150 treni cancellati. Tutte le scuole e le attività commerciali sono state chiuse. È stato chiuso l'impianto industriale Maruti (Maruti-Suzuki) con una perdita nella produzione di oltre 40.000 automobili. È stato bloccato il canale Munak, che rifornisce di acqua Delhi, minacciando la disponibilità di acqua potabile per i venti milioni di persone della capitale.

jat_indiaGridando slogan retorici del tipo "se noi moriremo di fame, voi morirete di sete!" durante i blocchi vengono messi donne e bambini inermi in prima linea e questo complica non poco l'uso della forza da parte dell'esercito indiano, che ha ordinato il coprifuoco in otto distretti dello stato e consegnato l'ordine di uccidere alle forze di sicurezza.

Queste agitazioni sono il prodotto di un pericoloso mix fatto di identità politica e privilegi dettati dal sistema delle quote. Sette degli ultimi governatori dell'Hariana sono appartenuti alla comunità Jat. Essi rappresentano il 25% della popolazione dello stato dell'Hariana e dominano un terzo delle novanta amministrazioni locali dello stato. Non solo il BJP, che è al governo in Hariana, ma anche i due principali partiti all'opposizione, Congress e INLD, sono guidati dalla comunità Jat. E nonostante tutto stanno mettendo a ferro e fuoco lo stato per rivendicare lo status OBC, ovvero lo status di categoria svantaggiata.

Le agitazioni della comunità Jat fanno parte di una trama che un po' per tutto il subcontinente chiede di retrocedere nella gerarchia tra caste per via dei privilegi dettati dallo status OBC. Così come i Jat in Hariana, la comunità Patel in Gujarat, Kapus in Andhra Pradesh e Maratha in Maharashtra hanno, nel recente passato, percorso le stesse battaglie.

Queste rivendicazioni sono figlie innanzitutto dell'incessante richiesta di lavoro: l'India, in base agli indici demografici, dovrebbe produrre circa un milione di nuovi posti di lavoro ogni mese, ma i numeri reali sono ben lontani da quella cifra. Un altro aspetto di disagio è rappresentato dalla lenta crescita economica del mondo agricolo (87% dei Jat sono agricoltori) rispetto alla crescita nazionale (la crescita dell'India oscilla tra il 7% e l'8%).

La Corte Suprema nel 2015 ha rifiutato di includere la comunità Jat nella lista OBC. Ma il sistema delle quote non può rappresentare una risposta concreta alle esigenze di un paese moderno. La questione del controllo demografico è un problema antico e mai affrontato sul serio: ciò che è avvenuto in Cina con la politica di un figlio solo, in India, ovvero in una democrazia, si trasformerebbe in suicidio politico.

Le agitazioni della comunità Jat, ancora una volta, sottolineano la necessità di una revisione e limitazione del sistema delle quote in India e di una volontà politica che ponga le basi per una società basata sulla meritocrazia e su di un sistema scolastico inclusivo e di qualità.

 

Dal subcontinente indiano

Mauro Alfarano

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