Tu sei qui: Home / Cronache di viaggio / Oltre il viaggio / Narcotraffico e terrorismo in Punjab

Narcotraffico e terrorismo in Punjab

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 10/03/2016 11:54
Direttamente dall'India a Stradanove un nuovo articolo di Mauro Alfarano.

 

Il 2 gennaio del 2016, e per ben quattro giorni, la base dell'aeronautica militare indiana di Pathankot, in Punjab, è stata presa d'assalto da un gruppo terroristico di matrice islamica con base in Pakistan. La rivendicazione dell'attentato, infatti, è avvenuta da parte dello "United Jihad Council". Negli scontri a fuoco sono morti i cinque terroristi e sette soldati dell'esercito indiano, oltre a ben 22 persone ferite.

I cinque terroristi erano entrati illegalmente dal Pakistan all'India attraverso il confine che separa i due Punjab. Nella partizione dell'India col Pakistan (14-15 agosto 1947), la regione del Punjab venne divisa in due: i musulmani nella parte pakistana del Pujab mentre i sick nella parte indiana. Questa spartizione fu tutt'altro che indolore e venne accompagnata da massacri e dal volontario esilio di milioni di persone.

Lungo i 553 chilometri che dividono i due Punjab (indiano e pakistano), delimitati dal 1980 da una massiccia barriera di filo spinato a scarica elettrica, è passato di tutto: dall'oro del dopo Indipendenza, alle armi, alle banconote contraffatte sino alle droghe.

Se solamente ora sui media indiani si inizia a riflettere sulle conseguenze del narcotraffico è in virtù del continuo passaggio di jidaisti dal Pakistan all'India e di numerosi attacchi terroristici come quello alla base militare di Pathankot nel Punjab indiano.

Ma diversi esperti ed analisti in India sono convinti del fatto che qualora si volesse davvero porre fine al narcotraffico in Punjab, e con esso l'ingresso di terroristi, si è obbligati a guardare al problema non solo da una prospettiva nazionale bensì internazionale.

L'India ha tra i suoi vicini la più grande fabbrica di oppiacei al mondo: l'Afghanistan, da solo, copre più dell'80% della richiesta mondiale di eroina. Nelle province meridionali dell'Helmand, vicine al confine col Pakistan, troviamo la più grande coltivazione di oppio al mondo, che, con una facilità estrema arriva al vicino Pakistan e da qui al resto del mondo.

Il report "Afghanistan Opium Survey 2015" a cura del governo dell'Afghanistan e dell'ufficio delle nazioni unite in materia di droghe e criminalità (UNODC), racconta che la produzione di oppio del 2015 nel solo Afghanistan ha raggiunto le 3.300 tonnellate, con una ricaduta del 48% nella produzione rispetto al 2014 che invece strappò il record di 6.400 tonnellate prodotte. Il report inoltre ci informa del fatto che nel 2015, ben 180 tonnellate di eroina pura dall'Afghanistan hanno fatto il giro del mondo.

india punjab mappaIn realtà solo una piccola parte di quell'eroina passa il confine del Punjab indiano, ma, siccome siamo di fronte a numeri così grossi, anche qui possiamo trovare una macchina ben oliata fatta di corrieri e trafficanti che fanno capo ad organizzazioni terroristiche con base in Pakistan.

Il collaboratore di giustizia, ex trafficante, Shashi Kant afferma che la tradizionale via dell'Afghanistan per il traffico di droghe passa dal Pakistan all'Iran, alla Turchia all'Europa dell'est sino ad arrivare ai Balcani e da qui in nord America. Ma negli anni '80 si rese necessaria l'apertura di una nuova rotta del narcotraffico attraverso il Punjab, per finanziare l'emergere di nuove organizzazioni terroristiche con base in Pakistan.

Le popolazioni che vivono lungo la Radcliffe Line (così viene denominata la linea che separa i due Punjab) sono legate dalle stesse origini etniche e quindi da rapporti economici e commerciali. In realtà dopo la stabilizzazione del prezzo dell'oro centinaia di contrabbandieri si sono ritrovati disoccupati ed hanno scelto il traffico di eroina ed oppiacei.

Il fiume Ravi, che delimita il confine, durante i periodi del monsone straripa, rendendo addiritura invisibili le difese di rete metallica. Senza contare che, a causa della pressione dell'acqua e della sedimentazione dei detriti, il fiume cambia il proprio corso ogni anno e quindi rende estremamente complessa la vigilanza e la sorveglianza del confine da parte delle forze di sicurezza indiane.

Nel 2013 il comando BSF (Border Security Forces of India) lungo il confine del Punjab, ha requisito 321 kg di eroina, 361 kg nel 2014 e 344 kg nel 2015. Insomma viene requisito solo il 10% dell'eroina che passa lungo i due Punjab. E chiaramente una quantità così grossa di eroina non può passare il confine senza la compiacenza di diversi ufficiali e addetti alla sicurezza.

L'attacco terroristico di Pathankot è riuscito, perlomeno, a cambiare la prospettiva di analisi sulla questione del narcotraffico: prima del 2 gennaio 2016, ovvero dell'attacco terroristico alla base di Pathankot, il problema del narcotraffico è sempre stato visto come una questione di ordine pubblico e quindi affidato alla corrotta polizia locale. Dopo Pathankot, per la prima volta in India, la questione del narcotraffico in Punjab è stata associata al tema della sicurezza nazionale.



Dal subcontinente indiano

Mauro Alfarano







Etilometro

Etilometro on-line

Consulenze online

piccolo chimico

Piccolo chimico

Gioco azzardo

Gioco d'azzardo

Prevaricazioni e bullismo

Prevaricazioni e bullismo

Servizio civile

Servizio civile

scrivici