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ROHITH E LA SUA IDENTITA' NEGATA

creato da Mauro Alfarano — ultima modifica 05/02/2016 11:58

Il 17 gennaio del 2016 il cadavere di Rohith Chakravarti Vemula viene trovato nella sua camera, morto suicida all'età di ventisei anni.

Rohith era un dalit (fuoricasta) ed uno studente di filosofia presso l'Università di Hyderabad, impegnato attivamente nell'ASA (Ambedkar Students Association). La sua morte è seguita alla decisione del luglio 2015, da parte del rettore dell'Università, di bloccare il pagamento della borsa di studio di 25.000 rupie mensili (quasi 350 euro) a lui assegnata per meriti scolastici e di espellerlo dall'Università assieme ad altri cinque membri dell'ASA.

La sua morte ha scatenato proteste in tutti i campus universitari dell'India attirando l'attenzione di tutti i media nazionali sui temi delle discriminazione dei dalit fuori e dentro le università. Nel report della polizia sulla morte del giovane ragazzo compaiono anche i nomi di politici di spicco a livello locale del BJP (il partito dell'attuale primo ministro), oltre che del Ministero del Lavoro del governo centrale, colpevoli di aver incitato alla discriminazione e repressione dei dalit all'interno del campus di Hyderabad.

 

Ambedkar (1891 - 1956), cui l'ASA dedica il suo nome, è stato un importante politico e filosofo, definito padre della Costituzione Indiana in quanto presidente del comitato di redazione del testo costituente. Nato in una famiglia Mahar (considerata quindi appartenente alla casta Dalit), Ambedkar passò tutta la sua vita a lottare contro le discriminazioni sociali, e in particolare contro il sistema Chaturvarna — la quadripartizione storica della società Hindu in quattro Varna o caste — e contro il sistema castale nella sua applicazione reale. Si convertì al Buddhismo e fu per mezzo della sua opera e predicazione che centinaia di migliaia di fuoricasta indiani si convertirono al Buddhismo Theravāda. Superando ostacoli sia sociali che economici Ambedkar divenne uno dei primi Dalit in India a raggiungere un'educazione di livello superiore. Avendo infine conquistato una laurea e vari dottorati in legge, economia e scienze politiche, Ambedkar si guadagnò una buona reputazione come studioso e giurista che poi sfruttò nelle sue campagne stampa per la promozione dei diritti politici e libertà sociali per quelli che allora venivano chiamati "intoccabili".

Per un induista, la sua casta rappresenta la sua identità pubblica, afferma in un suo scritto Ambedkar. Ed il sistema delle caste continua ad essere un mostro che influenza le vite pubbliche e private della modernità induista. Continua Ambedkar: "le caste hanno ucciso il senso civico degli indiani".

 

Un dalit che sia intelligente e che abbia successo in campo professionale viene visto come un'aberrazione per un induista. Nelle zone rurali un dalit intelligente e capace  rischia violenze, mutilazioni ed anche l'uccisione. Le denunce vengono fatte, ma il più delle volte i colpevoli di tali atti hanno protezioni politiche. E, all'estremo opposto, nelle università, molti dalit giungono all'atto estremo del suicidio perchè incapaci di raggiungere gli stessi risultati delle caste più alte. O, come nel caso di Rohith, perchè in disaccordo con gli standard di vita induisti. Tra i dalit che compongono la classe media, non è raro trovare chi decide di cambiare il proprio cognome (il cognome è la casta), chi decide di diventare vegetariano o di partecipare in modo violento alle manifestazioni politiche contro gli indiani musulmani. I dalit, per poter essere cittadini e sentirsi parte della nazione, sono costretti a imitare i puri ed i privilegiati (ovvero le caste alte).

La purezza della mucca e l'impurità dei dalit continua ad essere percepita come la norma per la società indiana. E la politica del vegetarianesimo assieme ai riti di purezza sono costruiti sull'esclusione e su di un orientamento violento. Per esempio, nello stato del Gujarat, dove risiede la più alta percentuale di persone vegetariane, troviamo anche  le violenze più feroci contro musulmani indiani e fuoricasta.

 

Rohith non era un nazionalista e nemmeno riusciva a trovarsi a proprio agio nella modernità dettata dall'impronta induista. Rohith era un convinto seguace di Ambedkar, che credeva sino in fondo nella correttezza dell'agire politico.

Nella lettera d'addio del giovane Rohith non vi è alcuna traccia di rancore  o di risentimento, ma l'espressione di un paradosso: più che i sogni, sono i risentimenti che ci danno la forza di vivere. Per gli animi nobili, coloro che cercano di andare oltre i rancori, non c'è posto in questo mondo.

 

Di seguito un piccolo estratto della lettera d'addio di Rohith:

"Il valore di un uomo è sempre stato ridotto alla sua immediata identità. Sempre stato ridotto ad un voto, ad un numero, ad una cosa. Mai l'uomo è stato trattato in base alle sue capacità mentali. Come una cosa gloriosa fatta di polvere di stelle in ogni campo del sapere, negli studi, in strada, in politica e nel vivere e morire.

Sto scrivendo questo tipo di lettera per la prima volta nella mia vita. La mia prima ed ultima lettera. Perdonatemi se non riesco a dare un senso a queste mie parole. Forse ho sbagliato nel cercare di comprendere il mondo. Nel cercare di comprendere l'amore, il dolore, la vita e la morte. Non vi è mai stata urgenza. Ma io, sono sempre stato di corsa. In maniera disperata ho sempre cercato di iniziare la mia vita. Tuttavia, per qualcuno, la vita è una maledizione. La mia nascita è stata un incidente del destino. Non potrò mai riemergere dalla solitudine della mia infanzia. Il bambino incompreso del mio passato. Non sono ferito in questo momento. Non sono triste. Sono solamente vuoto. Indifferente a me stesso. Questo è patetico. Ed è per questo motivo che sto per fare quello che sto facendo".

 

 

Dal subcontinente indiano

Mauro Alfarano

 

 

 

Fonte immagini:

dalitnation.com

indianexpress.com

 

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