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STORIA DI UN BACIO E DELLA MORALE RELIGIOSA

creato da Mauro Alfarano — ultima modifica 21/12/2015 11:43

Ha richiamato clamore e l'attenzione di tutti i media nazionali del subcontinente indiano  la vicenda che vede coinvolti la Commissione di Censura del Governo Indiano (Censor Board) e l'ultimo film della serie degli 007 James Bond "Spectre".  In particolare il nodo della questione è rappresentato da un bacio, o meglio, dalla durata di un bacio tra il famoso investigatore interpretato da Daniel Craig e l'amante di turno interpretata da Monica Bellucci. 

La commissione di Censura ha ritenuto le lunghe scene di baci contenute nel film, non adatte al pubblico del Paese. Il film è stato infatti classificato come adatto ad una visione adulta ed i minori di anni 12 dovrebbero essere accompagnati da un adulto per la visione. 

Ma se pensiamo che l'India con la sua millenaria cultura ha dato i natali a Vatsyayana, il saggio che ha scritto il famosissimo Kamasutra, e che nella ricchissima cultura induista troviamo il Dio Krishna rappresentante in uno dei suoi aspetti come la personificazione della sensualità (Sringaramurtimam in sanscrito), un alone di perplessità non può non lasciarci disarmati.

Il fatto, anche, che la polizia indiana faccia ben mostra del manganello quando si tratta di attaccare giovani coppie intimando alle ragazze di vestire secondo la decenza della cultura hindù, avrebbe sicuramente inibito alla scrittura geni letterari del calibro di Kalidasa e Bhartrihari. Ed ancora, basterebbe fare una visita ai templi patrimonio dell'umanità di Khajuraho e Konark in India, per ammirare la bellezza delle centinaia di statue ispirate dal Kamasutra, ad adornare ed arrichhire ogni pietra di questi famosi templi hindù.

La religione induista stabilisce i quattro obiettivi della ricerca umana (purusharthas) che sarebbero: "dharma" la retta condotta, "artha" la ricerca del benessere materiale, "kama" la ricerca del desiderio e "moksha" la salvezza o liberazione.

Come erroneamente molte persone in Occidente potrebbero pensare, il Kamasutra non inizia con descrizioni grafiche delle varie posizioni dell'arte dell'amore, bensì con una disamina approfondita e spassionata sulla necessità dell'inclusione di "kama" (ovvero della ricerca del desiderio) tra i quattri obiettivi della ricerca umana. E sempre Vatsyayana nell'introduzione al famoso testo sottolinea che solo con un dosaggio equilibrato e non esclusivo dei primi tre purusharthas si può ottenere il quarto, ovvero Moksha, la Salvezza.

Storicamente la religione induista ha sempre avuto un atteggiamento pragmatico, bilanciato e maturo di accettazione di kama, il che rappresenta un paradosso estremo rispetto alla rigida morale imposta oggi dai leaders hindù. Non vi è mai stata nessuna inibizione nel rappresentare e descrivere l'arte dell'amore, ed infatti poeti del calibro di Chandidasa, Vidyapati, Bihari, Govindasa, Keshavadasa, Mirabai, Aantaal e Surdasa, che in epoche diverse hanno celebrato in versi poetici la passione dell'amore tra il Dio Krishna e la Dea Radha.

Ma allora dove risiedono le ragioni di una tale trasformazione della morale religiosa? Proviamo a fare qualche passo indietro ed analizzare la storia moderna dell'India.

Nel recente passato coloniale gli inglesi si sono dimostrati più volte grossolani e comunque incapaci di comprendere a fondo l'intricata alchimia che restituiva al desiderio una cornice di accettazione filosofica nello schemo della vita induista. La rigida morale vittoriana del periodo definiva disgustosa ed immorale quella ricerca del desiderio che anzi veniva denigrata come causa di degrado sessuale. Il diciannovesino secolo poi ha visto la nascita ed il fiorire di organizzazioni religiose portatrice di una morale ferrea come "Bhramo Samaj" o "Arya Samaj" che di fatto hanno eliminato dalla filosofia induista tutti quegli elementi che potevano creare conflitto con la rigida morale vittoriana portatrice invece, secondo le cronache dell'epoca, di un pensiero scientifico precursore di valori moderni.

Questo virile nazionalismo che di fatto ha perturbato l'equilibrato pragmatismo induista, ha creato una nuova corrente di rozzi urlatori che, ironicamente, apportano le stesse critiche alla religione hindù dei colonizzatori britannici.

Leggendo dunque alla storia ed alle sue spinte che hanno così radicalmente cambiato la morale religiosa del subcontinente indiano, urge una definizione chiara di religione e, forse, dovremmo, in occidente, smettere di guardare alla religione come ad una sfera isolata da tutto il resto, bensì intrinsicamente collegata e facente parte del tutto.

Gli stessi rozzi urlatori dell'India del diciannovesimo secolo non sono molto diversi dai moderni urlatori armati di social media che intendono affermare la negazione di ogni religione. Sono in entrambi i casi rozzi urlatori che ciclicamente la Storia rigurgita.

 

 

Dal subcontinente indiano

Mauro Alfarano

 

 

 

Fonti Foto e immagini:

quantumofbond.blogspot.com

passoinindia.wordpress.com

  

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