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VARANASI: DOVE IL MAGNIFICO È ORDINARIO E IL QUOTIDIANO SI TRAVESTE DI NUOVO

creato da Mauro Alfarano — ultima modifica 27/11/2012 17:30

Su un'altura che costeggia la riva sinistra del Gange, tra la confluenza di due piccoli fiumi, il Varuna e l'Asi, che danno il nome alla città, nasce appunto Varanasi. La sacra città di Varanasi. In realtà la città ha svariati nomi: conosciuta da milioni di indiani come Benares, viene chiamata anche Kashi, sia perchè il Signore divino vi risplende (kash), sia dal nome di una pianta (Saccharum spontaneum) consacrata a Shiva. Ma dai poeti e dai religiosi è conosciuta con altri nomi, come Avimuktala, uno dei nomi di Bhraman considerato in quanto redentore, oppure Anandakanana (Delizie del Signore). Qualche volta viene chiamata anche Mahasmasana, "Grande cimitero", perchè è là che tutti gli indù vorrebbero concludere la loro presente incarnazione.

   Si dice che Varanasi sia la città più antica del mondo, con millenni di storia, e assai precedente a Gerusalemme. Ed in effetti si trovano tracce di popolamento da parte delle tribù indoeuropee sin dal VIII secolo a.C. La città viene descritta nella maggior parte dei testi antichi: i Brahmana, le Upanishad, il Mahabharata e i diversi Purana.

   Ed è la città di Shiva, il Grande Dio, simbolizzato da uno Jyotir lingam (lingam di luce), collocato nel tempio di Vishvanatha, vicino al celebre ghat (le lunghe scalinate che danno sulle rive del Gange, e quindi sacre anch'esse) dei morti di Manikarnika ("Ornamento dell'orecchio"), il più sacro di tutti i ghat della città. Qui, Vishnu, grazie al Chakra (la sua arma magica in forma di ruota), scavò un pozzo che riempì col suo sudore. Shiva, ammirato dell'impresa, si sporse oltre la vera, facendo cadere nel pozzo, per distrazione, uno dei suoi orecchini.

   Nonostante il tempio che custodisce il lingam sacro sia stato più volte saccheggiato e distrutto dai mussulmani (l'ultima volta da Aurangzeb nel 1669), ogni volta esso è stato ricostruito. La storia vuole che, dopo la sua distruzione ad opera di Sikandar Lodi nel 1494, la siccità e la carestia devastassero la regione, causando la morte non solo degli indù, ma anche della popolazione mussulmana della regione di Varanasi. I mussulmani, disperati, decisero di andare a consultare un celebre saggio indù di nome Narayana Bhatta, il quale dichiarò che la siccità era dovuta allo scontento di Shiva, che si sarebbe placato solo dopo la costruzione del tempio.

 

   L'imperatore Akbar accettò allora di annullare l'editto che proibiva la ricostruzione del tempio, a condizione che fosse piovuto entro il mese seguente, e poichè sulla regione si abbatterono piogge torrenziali, egli mantenne la parola e, nel 1569, concesse agli abitanti il permesso di ricostruire il tempio. Aurangzeb, dopo averlo a sua volta distrutto, edificò sulle sue rovine una grande moschea, affinchè non fosse mai più ricostruito. Così il tempio attuale, coperto di cupole dorate e avviluppato da un reticolo di stradine, sarebbe stato costruito a poca distanza grazie alla generosità di Ahalya Bhai nel 1783.
In realtà nella città più sacra agli indù i problemi con la minoranza mussulmana non sono mai finiti, basti pensare che solo pochi anni fa, una bomba, rivendicata da gruppi mussulmani, scoppiò nel bel mezzo di una celebrazione in un tempio indù della città, uccidendo centinaia di persone.

 

   Ma torniamo a parlare di ciò che conta veramente, e quindi di Shiva, il Grande Dio al quale la città appartiene. Così Shiva stesso si descrive nelle Upanishad (parte essenziale dei Veda, i libri rivelati all'umanità, i più antichi del mondo):
"Solitario, esistevo prima di tutte le cose, ed esisto ed esisterò sempre. Trascendo ogni cosa. Sono eterno e non eterno, comprensibile e incomprensibile, sono Brahma e non lo sono"

 

   Ed in effetti la presenza di Shiva, qui a Varanasi, ma non solo, è tangibile, quasi ovunque regalando alla città un'atmosfera unica. Non solo il lingam descritto in precedenza, ma il Gange coi suoi ghat che vedono ad ogni ora della giornata migliaia di fedeli pregare immergendosi in quelle sacre acque, tra il fumo perenne delle pire dei morti.


   I ghat sono, come detto, un luogo sacro, e proprio per questo un luogo pieno di vita, non una sacralità triste e seriosa, ma solenne e gioiosa. Tant'è vero che è quasi impossibile stare seduto sul ghat e non incontrare nessuno.

 

E proprio in una mattinata in cui mi stavo godendo una splendida alba seduto sui gradini di un ghat mi è capitato di conoscere un indiano, un brahmino (la casta più alta, quella sacerdotale), il quale mi disse, tra le altre, una cosa davvero interessante e sulla quale non mi ero mai soffermato. Mi disse:
"... voi europei cristiani avete un contatto col divino che è astratto. Gerusalemme è lontana da voi, e Gesù non è mai stato a Roma, e quindi risulta evidente che per voi il concetto di Dio resta un concetto lontano, troppo lontano. Ma qui in India, e soprattutto a Varanasi, non è affatto così: ogni luogo della città narra di vicende del divino, ogni luogo riporta testimonianze della presenza del divino. Dio è tangibile, palpabile: sotto forma di acqua, col Gange, o di pietra col lingam di luce. E ancora con i templi che riportano vicende legate agli dei, coi ghat, con le vacche, libere per le strade di Varanasi (come per tutta l'India), che altro non sono che immagini del divino. Ogni angolo di questa città e di questo paese ci parla di Dio, essendo India stessa una dea, la Madre Universale. E quindi risulta evidente che lo stesso concetto di Dio assume una valenza diversa, per un europeo che vive in Europa o per un indiano che vive in India."

 

   Parlare di India senza parlare di Dio sarebbe come parlare di Italia senza fare alcun riferimento alla bellezza dell'arte ed al patrimonio artistico e culturale del nostro paese, che non ha eguali con nessuno.

   Varanasi è una città unica al mondo, è la città dove da ogni angolo trasportano un cadavere intonando "Ram, Nam, Satiya ahe" per poi essere bruciarlo. Varanasi è la città dove la morte è una festa solenne, dove l'odore di cadavere bruciato si mischia agli incensi, alla ganja, al gelsomino, ai profumi di sandalo e di spezie.

   Varanasi, in sostanza, è quel luogo dove il magnifico è ordinario, e il quotidiano si traveste di nuovo.

 

Mauro Alfarano

 

In questa pagina potete trovare un accompagnamento musicale corredato da qualche immagine.

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