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VEDO, SENTO, PARLO: “VIAGGIO” A PALERMO

creato da Vania Vitali ultima modifica 17/11/2012 11:58
Modenesi in Sicilia per il meeting ‘Promoting legality, preventing juvenile crime’

Un meeting di una settimana a Palermo e tutto in inglese?!?....Io?!?..Sì… Io!!!

E allora eccomi in aeroporto a Bologna, in una bella domenica di metà ottobre, pronta per imbarcarmi per il volo diretto a Punta Raisi. Io, una Volontaria del Servizio Civile che lavora al Centro Studi delle Politiche giovanili e all’Ufficio Politiche delle Sicurezze per il Comune di Modena, ed Elena, una giovane che  segue un nuovo progetto sulla cittadinanza attiva per il Comune.

 

Ma sono andata troppo veloce! Ricominciamo dall’inizio: Il Comune di Modena è stato invitato come partner dalla Fondazione “Giovanni Falcone” di Palermo per partecipare ad un meeting dal 7 Ottobre al 14 Ottobre. Il tema di questo meeting è PROMOTING LEGALITY, PREVENTING JUVENILE CRIME. Si tratterebbe di una visita studio di una settimana, alla quale partecipano 7 partner stranieri e il Comune di Modena come unico partner italiano. All’inizio di Settembre mi chiedono se voglio partecipare. Rimango di sasso. Orgogliosa, perché fra tutti quelli a cui potevano chiedere hanno pensato a me, e allo stesso tempo un po’ (molto) spaventata per quello che mi avrebbe atteso. Leggo e rileggo la “Daily Schedule” (..il programma della settimana..), mi informo un po’ sulla Fondazione che ci ospiterebbe, penso un attimo al mio inglese alquanto arrugginito…e alla fine accetto!!! Quando mi ricapita un’occasione così?!

 

Arriviamo all’aeroporto “Falcone e Borsellino” verso le cinque del pomeriggio, c’è un bel sole e un vento caldo che ci spettina i capelli. Io scendo in felpa e jeans e sono tutti in pantaloncini e maglietta!...Penso che mi troverò bene a Palermo!

Ci sistemiamo in albergo e, prima del nostro ritrovo serale con gli altri componenti del gruppo, sotto consiglio del portiere, andiamo a fare un giretto nei dintorni con tanto di fermata alla famosa gastronomia e pasticceria Alba. Elena si butta su un enorme gelato al pistacchio e sette veli e io mi gusto un’arancina al ragù (sì... al femminile. Appena ordino il mio bell’arancino mi correggono subito: “A Palermo è femmina!”).

 

Dopo aver pacificato i nostri sensi e iniziando a sentirci già un po’ in colpa per il nostro sostanzioso aperitivo, torniamo al lavoro.

Nella hall dell’hotel si presentano le nostre referenti della Fondazione Falcone, Loredana ed Alida, sempre molto sorridenti e disponibili ad ogni nostra richiesta, da subito ci accorgiamo che l’ospitalità siciliana non viene smentita.

Prima serata molto piacevole: inizio a sciogliere un po’ il mio inglese con conversazioni informali durante una deliziosa cena.

 

L’indomani mattina ci ritroviamo in Fondazione, pronti per le presentazioni ufficiali!

Invece di farcele fare individualmente ci fanno disporre in un grande cerchio e ci dividono in coppie. Ognuno di noi deve parlare di sé al compagno per 5 minuti raccontandosi sia dal punto di vista lavorativo che dal punto di vista personale. Dopodiché ognuno avrebbe esposto al resto del gruppo la presentazione dell’altro facendo finta di essere lui, raccontandosi quindi in prima persona.

E chi poteva capitare a me in coppia se non uno dei capi-divisione della Polizia di Mannheim?!

Sono super concentrata per non perdere il filo del suo racconto, prendo mille appunti e lo ascolto molto interessata. Quando arriva alla sua vita personale mi parla dei suoi 3 figli: Gianluca, Matteo e Chiara….allora mi sorge un dubbio: “Come mai tutti questi nomi italiani?”, chiedo in inglese. “Il mio papà era calabrese!” , mi risponde in italiano! E finisce di spiegarmi in italiano….che fortuna!!

 

Dopo la mia presentazione di Renato al resto del gruppo, ascolto rilassata quella degli altri. Dunque, i partecipanti sono: Aude, una francese di ADSEA77_ CEF, Associazione Dipartimentale per la Salvaguardia dell’infanzia e dell’adolescenza, Vanina, una Parigina componente del’Efus (European Forum for Urban security), Virginie, un’assistente sociale della Bretagna, Renato e Roland, due dei 7 capi-divisione della Polizia di Mannheim (Germania del Sud) , Veronique e Laure, Referenti di Bravvo, Ufficio di prevenzione per la città di Bruxelles, Agnese e Zanda, Ricercatrici all’Università di scienze applicate di Vidzeme, in Lettonia, Laura e Nuria, referenti per l’associazione Ficat di Barcellona, settore della Giustizia Giovanile,  Elena ed io.

 

È un gruppo molto particolare ed eterogeneo, ma che, con metodi ed ambiti molto diversi, persegue più o meno lo stesso obiettivo: la prevenzione della criminalità giovanile.

Ancor di più noto la molteplicità degli approcci che si può avere verso questa tematica durante la giornata di presentazione delle attività dei diversi partner. Era il compito che mi spaventava di più. Dover presentare tutte le azioni di prevenzione che il Comune di Modena organizza, in inglese, era la cosa che mi metteva più ansia! Ma arrivato il nostro momento, mi sembra sia andato tutto in maniera molto più semplice e naturale rispetto a quello che immaginavo. Addirittura,  Elena ed io, siamo riuscite a stupire gli altri partner per gli innumerevoli progetti che il Comune mette in atto in questa ambito!

 

La settimana continua con l’introduzione alle visite del Dott. Paolo Di Caro, direttore dell'Agenzia Nazionale per i Giovani, e Maria Falcone, sorella del giudice, che focalizzano l’obiettivo specifico della visita: sensibilizzare i cittadini europei sul tema della cultura della legalità, promuovere la conoscenza reciproca su problematiche come la lotta al crimine organizzato, favorire il confronto fra diverse realtà nazionali e sui metodi applicati per fronteggiarlo da parte dei cittadini organizzati, di associazioni giovanili e degli organismi partecipanti al progetto.

 

E si avvia una settimana ricca di importanti incontri e emozionanti momenti. Come la visita nell’aula-bunker del maxi-processo del 1986 e l’incontro con il Dott. Leonardo Guarnotta, che istruì  il Maxiprocesso con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Come le testimonianze degli imprenditori di Addio Pizzo, movimento contro la mafia e associazione di volontariato il cui campo d’azione specifico, all’interno di un più ampio fronte antimafia, è la promozione di un'economia virtuosa e libera dalla mafia attraverso lo strumento del “consumo critico”. Questi imprenditori si sono sottratti al racket e hanno deciso di continuare a vivere e lavorare a Palermo, pur subendo numerose minacce e compromettendo la loro sicurezza familiare ed economica.

 

O come la visita ad una torrefazione, rilevata dagli operai che ci lavoravano e trasformata in una cooperativa, prima che questa venisse sequestrata durante il processo al proprietario, indagato per coinvolgimenti mafiosi.

È stata una settimana veramente intensa. Non si può nemmeno immaginare la forza di volontà di queste persone, che tutti i giorni devono lottare contro un nemico forte, potente, qualche volta addirittura invisibile e che talvolta arriva ad insinuarsi nell’unico ambiente di cui un cittadino si dovrebbe fidare: le Istituzioni.

 

Una settimana è passata in un lampo e torno a casa con un po’ più paffutella e con tanti pensieri che mi girano per la testa. Non c’è niente da dire: rimani affascinata dallo splendore di Palermo. Il suo Duomo dai mille stili diversi, il Palazzo dei Normanni, la Cappella Palatina, il folklore di Ballarò e quel mare spettacolare….Vedere una città così bella ed importante piegata di fronte a questo male viscerale fa inorridire.

 

E ti rendi conto che bisogna fare qualcosa, perché il crimine organizzato è un problema di tutti…non solo della Sicilia, della Calabria o della Campania…è un problema di tutti gli Italiani e non solo. È un problema delle nostre città, delle nostre famiglie e dei nostri figli.

È troppo facile tirare una linea di confine per terra e nascondere il problema sotto al tappeto…

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