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ESSERE GIOVANI A MODENA. I RAGAZZI DEL PARCO AMENDOLA, TRA VALORI E REALTÀ

creato da Noemi Vetturini — ultima modifica 23/09/2015 09:10
Riflessioni con un gruppetto di ragazzi modenesi che sembrano portare i valori di una volta nell'era dei social network

Nelle giornate più calde d'estate, un gruppo di giovani ragazzi si incontra al parco Amendola, un posto tranquillo in cui poter praticare un po' di sport. Tra un passaggio e l'altro a palla, ci dicono di esser soliti chiacchierare, confrontarsi e scambiarsi idee.

 

Ci raccontano di essere stati una volta un gruppo molto numeroso, almeno di 30 persone. Avevano circa 14-15 anni e a quei tempi “non c'era pomeriggio in cui non ridevi”. È così, che un ragazzo di loro, ricorda piacevolmente la spensieratezza di quegli anni.

Ora, non sono molto più grandi, avranno più o meno tra i 17 e i 19 anni, ma le cose tra loro in “compagnia” sono diverse. Dicono di essere oramai un gruppo poco numeroso e non molto compatto. Con molti amici addirittura non escono nemmeno più, ma per loro questo non sembra essere un problema. “Nonostante la lontananza, il rispetto per una persona rimane”.

 

Si mostrano ragazzi molto aperti, con molto da dire e da condividere. Vanno tutti a scuola, eccetto uno, che cerca ancora da lavorare. Anche nei confronti degli stranieri sembrano molto tolleranti. “A noi non importa che siano stranieri, ci importa che siano brave persone”. Sottolineano che alcuni scontri e incomprensioni possano accadere, ma solo per modi di ragionare differenti.

 

Non facciamo in tempo a chiedere loro qualche considerazione sul vivere in Italia, che si accende un piccolo, ma intenso, dibattito. C'è chi dice di preferire posti diversi, come New York, chi, invece, difende prontamente la bellezza paesaggistica italiana. Mettono a confronto il mare e i monumenti tipici italiani con alcune metropoli estere.

Ciò che invece li accomuna, è l'idea di un'Italia che non lascia spazio ai sogni e alle ambizioni, di un paese con un futuro incerto e sempre più difficile da immaginare.

“Qui non ti è concesso puntare in alto e sognare. Puoi solo accontentarti”.

 

 

Per loro anche lo studio ha perso la sua importanza, percependolo quasi come una “perdita di tempo”, come un qualcosa che allontana ancor di più i giovani dal mondo del lavoro. Al giorno d'oggi, sottolineano, è più importante trovarsi il prima possibile un  mestiere, piuttosto che dedicarsi per anni agli studi. Inoltre, in una situazione di precarietà e di instabilità economica come quella italiana, aggiungono, risulta fondamentale sapersi arrangiare, saper fare concretamente qualcosa.

 

Proprio per questo motivo, ammirano molto i loro i genitori, i quali gli hanno da sempre insegnato cose semplici, ma fondamentali nella vita di tutti i giorni.

In questi ragazzi, abbiamo infatti intravisto un approccio alla famiglia molto diverso rispetto ad altri giovani. Apprezzano il sentirsi in famiglia, l'essere uniti e il piacere dello stare tutti insieme.

 

Criticano, infatti, gli attuali genitori “moderni”, i quali, pur di ricevere l'approvazione del figlio, concedono troppa libertà, troppi soldi, lasciandolo senza punti di riferimento e limitazioni. Un ragazzo del gruppo ironicamente li descrive così: “giovani talmente poveri da avere solo i soldi”.

 

È un gruppo di ragazzi che si sente diverso dagli altri. A loro non interessano i “likes” su facebook, l'apparire o il far parlare di sé, ma avere qualcosa di interessante di cui parlare. “Molti ragazzi popolari su Facebook”, aggiungono, “li incontri per strada e scopri che in realtà non hanno nulla da dire, che non sono niente. La loro è solo apparenza, vivono semplicemente nell'ombra del loro profilo di fb”.

 

A loro Modena tutto sommato piace. Trovano che sia una città tranquilla, verde e con molti servizi alla persona. Come tutti i giovani, vorrebbero qualche posto e locale in più, come un bowling o un cinema, e più libertà di fare in tranquillità qualcosa di nuovo.

 

 

La testimonianza dei quattro ragazzi è stata raccolta nell'ambito del Progetto Mosaico dagli operatori del progetto Infobus Elena Ferraguti e Isacco Franzoni. Testo a cura di Noemi Vetturini.

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