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ESSERE GIOVANI A MODENA. UNA CITTA' DUE MONDI

creato da La redazione — ultima modifica 23/09/2015 09:10
Una riflessione sui gruppi giovanili a Modena, a volte così distanti e opposti tra loro da far pensare a due mondi che coesistono nella stessa città

UNA CITTA', DUE MONDI

 

L'inizio della scuola ha ormai segnato la fine di quest'estate dispettosa, con i suoi cieli velati e le sue bombe d'acqua.

Eppure, pensandoci, in tante interviste fatte alle compagnie di ragazzi incontrati a Modena e dintorni, nessuno si è mai lamentato del clima variabile, per non dire autunnale: non è certo un po' di pioggia a fermarli, quando c'è da godere di quella libertà che inizia e finisce ogni anno con le vacanze estive.

 

Sarà che, a differenza di tanti adulti, non parlano certo del tempo, loro, soprattutto quelli che agli occhi di un modenese doc potrebbero anche apparire – come si dice dalle nostre parti – delle “bocce perse”. Pelle olivastra, accento straniero o meridionale, pantaloni con il cavallo basso e cappellini colorati. Tante volte appaiono sguaiati perché parlano a voce alta; quando invece usano toni e sguardi più riservati vengono guardati con sospetto. Non conoscono la via di mezzo, in pratica. Ma a differenza di quanto possano pensare gli adulti, non è detto che questo sia solo un male. Se ci si ferma a parlare con questi ragazzi, se si ascolta quello che hanno da dire, ci si trova di fronte ragazzi informati sui fatti di attualità, che si interrogano su questioni di natura politica, sulle cause di questa crisi – di cui loro, a differenza di tanti coetanei modenesi, fanno le spese sulla propria pelle – e ne parlano, ne discutono tra loro.

 

A sorprenderci, in realtà, non è stato tanto questo, quanto il fatto che, al contrario, tra i gruppi modenesi – spesso studenti e con famiglie benestanti alle spalle – questo accade meno di frequente.

E' possibile che questi ragazzi, che si trovano a fare i conti con un contesto di crisi che trascina sul fondo soprattutto coloro che non hanno un patrimonio e radici, siano per questo più propensi a farsi delle domande sul bene comune? Perché invece i ragazzi che non vivono queste difficoltà si mostrano così spesso estranei e indifferenti a ciò che va oltre i confini di ciò che li riguarda da vicino?

 

Con questo non intendiamo essere moralisti: l'adolescenza è un'età fatta – almeno in teoria – anche di leggerezza, in cui si inizia a sperimentare e a misurarsi con se stessi e con il mondo, attraverso grandi passioni per piccole cose.

Ci ha stupito tuttavia il divario, così netto, tra due mondi che coesistono nella stessa città, pur essendo sotto certi punti di vista opposti e distanti.

 

La testimonianza del gruppo è stata raccolta dagli operatori del progetto Infobus: Eva Ferri, Isacco Franzoni, Fabiana Fuoco

Testo a cura di Eva Ferri

 

 

 

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