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Ragazzi di quartiere: una compagnia di Albareto

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 28/03/2017 10:14
Laura, operatrice del progetto InfoBus, ha dialogato con una compagnia di giovani ad Albareto. Leggi il suo racconto!

Vivere nel quartiere “popolare” di Albareto può essere considerata una sfida, soprattutto per gli adolescenti che hanno bisogno di punti di riferimento positivi, oggigiorno ancora di più rispetto al passato. Guardandosi intorno si vedono palazzi piuttosto brutti e degradati, eppure brulicano di vita, di rumori, di voci di bambini e ragazzi. Il quartiere è, infatti, vissuto da gruppi di giovani che, più o meno tutti, hanno frequentato il doposcuola del Cet (centro educativo territoriale) presso la sede della Polisportiva di Albareto. Per molti il doposcuola è stata un'isola felice, un luogo in cui sentirsi accolti e ben voluti. Ed è proprio lì, al Cet, che ho intervistato alcuni ragazzi. Erano pochi, e inizialmente abbastanza diffidenti, ma poi si sono lasciati avvicinare dalle mie strane domande.

Man mano si andava delineando il ritratto piuttosto comune di un gruppo giovanile tra i 14 e i 18 anni, dalle attività e interessi tipici dei ragazzi di qualsiasi provenienza sociale. È stato il loro modo di fare semplice e deciso che ci ha inseriti subito in un dialogo sincero che mi ha permesso di comprendere meglio la loro realtà. Sono emersi i temi che riguardano il loro stare insieme, come la scuola, i rapporti amorosi, il fumo e i conflitti tra membri del gruppo e altre persone. Ho percepito una grande volontà di raccontarsi e di esprimere le loro opinioni, soprattutto per farmi capire quanto il gruppo sia unito e forte.

La monotonia del quartiere e la ricerca costante di nuovi stimoli, li hanno spinti a cercare altri luoghi in cui mettere radici, e potersi semplicemente divertire. Mi sono sembrati fieri nel dire di aver trovato questo altrove nel parco XXII Aprile, come se fosse un passo avanti del loro percorso di affermazione personale. Non c'è da stupirsi se hanno sentito l'esigenza di trovare un'altra zona in cui stare, il quartiere necessita, infatti, di essere riqualificato e rivitalizzato. Si potrebbe proprio partire da loro per cambiare qualcosa: hanno idee e voglia di collaborare.

Il quartiere è monitorato e ben conosciuto dalle Forze dell'ordine; Carabinieri e Vigili compiono sopralluoghi frequenti, anche solo in via preventiva. I miei interlocutori mi hanno riferito che anche amici loro sono stati talvolta perquisiti, ma ciò, ai loro occhi, non rappresenta niente di strano, ci sono ormai abituati. Mi è venuto allora spontaneo chiedermi fino a che punto questi ragazzi siano consapevoli dello scarto che esiste tra questa situazione “al limite” e quella più comune della maggioranza dei loro coetanei.

Una battaglia che probabilmente non si accorgono di combattere qui, a casa loro, è quella contro i pregiudizi e gli stereotipi che investono i giovani, quelli di una zona popolare in modo ancora più profondo. I luoghi che frequentano quotidianamente sono, infatti, condivisi con la cosiddetta “Albareto bene”, ne consegue perciò che esistano equilibri talvolta delicati che li riguardano in prima persona. Quando ho provato a lanciare questa tematica, N. ha iniziato ad aprirsi, raccontandomi un episodio accaduto l'estate scorsa. Lei e alcuni della compagnia hanno collaborato con la Polisportiva, pulendo il verde circostante, che è spesso luogo dei loro luoghi di ritrovo pomeridiano, ma il loro gesto non ha riscontrato da parte degli adulti nessun apprezzamento. È stata un'occasione mancata di avvicinamento e collaborazione intergenerazionale che avrebbe dato loro un messaggio importante, poiché, nonostante i naturali malumori che possono sorgere tra adolescenti e adulti, si percepisce il desiderio di questi ragazzi di essere riconosciuti come parte importante del quartiere.

È fondamentale dare loro l'opportunità di crescere senza sentirsi inadeguati e fuori posto, e sta a noi saperli ascoltare. L'intervista si è conclusa con la speranza di ritrovare questi ragazzi più consapevoli della propria identità e pronti ad affrontare tutti gli ostacoli che incontreranno nel loro cammino.

 

 

 

 

Articolo di Laura Piccinini

(Cooperativa sociale Il Girasole)


Marzo 2017

 

 

 

 

 

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