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[GIOVANI ATIPICI] EVA FERRI

creato da Luca Fiorini ultima modifica 13/12/2012 14:58
Conoscere, cooperare, elaborare... Lavorare per Eva Ferri è un vero e proprio un impegno civile
[GIOVANI ATIPICI] EVA FERRI

Eva Ferri

Eva Ferri, 29 anni, originaria di Modena, dove vive, ha studiato Sociologia presso l’Università di Bologna ed è occupata nell’ambito della programmazione per l’Area Welfare della Provincia della sua città. Lavora, inoltre, presso il “Centro studi e documentazione sulla condizione giovanile” del Comune di Modena, e si divide, per passione, fra volontariato zoofilo e corsi di yoga e meditazione. Conosciamola meglio.

Una collaborazione con la Provincia nell’area del Welfare: di cosa ti occupi, nello specifico?
   Prevalentemente, di “Politiche Giovanili” e “Diritti degli Animali”: elaboro e curo progetti di sviluppo, oltre a collaborare per la gestione di coordinamenti territoriali di Enti Locali e altre realtà.
Amo molto il mio lavoro, perché implica un impegno civile e mi consente di fare alcune delle cose che preferisco: conoscere, cooperare, elaborare. Avere cura.

 

Il tuo amore per gli animali passa anche attraverso l’adesione a un’associazione, quale?
   Sono una volontaria dell'”Associazione Protezione del Gatto ONLUS” di Modena, che gestisce il “Gattile Intercomunale” di Marzaglia. Dal 2005 faccio parte del “Consiglio Direttivo dell’Associazione” e dal 2008 seguo, in particolare, il programma di gestione delle colonie feline: si tratta di gruppi di gatti che vivono liberi sul territorio e che, ai sensi della legge, devono essere tutelati e controllati.

 

Pensi che gli italiani, in generale, e i modenesi, nello specifico, abbiano sviluppato una personale “cultura” del mondo animale?
   A livello nazionale, la situazione è ancora molto disomogenea, ma a Modena, nella mia esperienza, la maggior parte delle persone dimostra rispetto e amore per gli animali.
Spesso, il compito dell’Associazione non è, come si crede, fronteggiare i maltrattamenti, ma fornire, piuttosto, informazioni corrette, spendibili, sulle reali necessità degli animali; perchè accade non di rado che le persone tendano a umanizzarli, gli animali, sovrapponendo loro i propri bisogni; bisogni che non hanno nulla a che fare con la natura dei primi. Persino trascurando quelli reali: imprescindibili.
Lo abbiamo notato spesso, in Associazione, trovandoci costretti – che paradosso – a "difendere gli animali da chi vuole loro bene!"

 

“Infobus” e “Buonalanotte”, due progetti comunali che, dal 2009, ti vedono fra gli operatori sul campo: un bilancio di questa duplice esperienza?
   Molto bella, formativa: mi dà un senso di pienezza, di utilità; e mi consente di relazionarmi con adolescenti e giovani adulti, verso i quali provo empatia. Inoltre, questo lavoro mi dà modo di conoscere sul campo il target di intervento della programmazione di cui mi occupo in Provincia.

 

Qual è il profilo medio, se ne esiste uno, dei giovani che si interfacciano con gli operatori come te?
   È un bacino troppo eterogeneo, quello dei giovani con cui ci rapportiamo, per stilarne un “profilo medio”. Certo, se dovessi indicare qualche minimo denominatore comune, mi verrebbero subito in mente, da un lato, l’essere in gamba, l’essere svegli, l’avere potenzialità e uno spirito critico che forse noi – io e i miei coetanei, intendo – alla loro età, non possedevamo; dall’altro, denuncerei anche la loro demotivazione, un senso di scoramento amplificato dalla crisi economica e di governo, che si riflette sulle famiglie e dalle famiglie ai ragazzi; coi ragazzi che rispondono, per quel che ho visto, incamerando rassegnazione, un pessimismo che stride coi sentimenti e le prospettive della loro età.

 

Fra le tue passioni extralavorative, lo yoga: come ti sei avvicinata a questa disciplina? Che benefici ne hai tratto?
   Ho iniziato a meditare nel 2006, per caso. Stavo passando un periodo di crisi, di forte demotivazione, e un’amica mi ha trascinata a una lezione di yoga, la mia prima; non avevo nemmeno granché idea di cosa si trattasse, ma accolsi l'invito così, d'istinto, tanto per fare qualcosa assieme. Poi, persino una come me, un'anti-new age criticissima verso tutto ciò che etichettavo come “illusioni facili”, ha perso la testa per questa disciplina. Ho capito che lo yoga, col tempo, ti dà modo di guardare il mondo, e te stesso, con più rispetto, con più coraggio, e umiltà. E quest'idea, pur con tutto quello che ho ancora da imparare, è sufficiente a farmi crescere, a rendermi felice.

 

Correlato allo yoga, un altro tuo hobby: l’astrologia. Qual è il nesso fra i due?
   Certo! L’energia che circola all’interno di un essere umano – oltre che tra essere umani - non è che una versione in scala ridotta di tutto ciò che accade nell’universo!

 

Progetti futuri?
   Continuare, con spirito “surfistico”, oserei dire, a cavalcare l’onda del precariato, approfondendo l’insegnamento dello yoga. E, nondimeno, andando a vivere per conto mio.

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