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[GIOVANI ATIPICI] LUCA GHERARDI

creato da Laura Solieri ultima modifica 03/05/2013 08:57
La sua missione? Insegnare, per offrire agli alunni, gli uomini e le donne di domani, la possibilità e la capacità di prendere il volo. Il loro volo.

Luca Gherardi, classe 1984, insegnante, vive da sempre a Camposanto, di cui è l'attuale vicesindaco e assessore alla Cultura, alla Pubblica istruzione e ai Servizi sociali.

“La mia passione più grande è da sempre la letteratura, di qualsiasi cosa e di qualsiasi epoca... ma i miei preferiti sono Dante Alighieri (su cui ho fatto la tesi triennale all'università) e Giacomo Leopardi (su cui ho fatto la tesi specialistica). Anche la politica mi appassiona ma forse un po' meno ora che ho iniziato a fare il mestiere che sogno da sempre...”.

 

Come vicesindaco di Camposanto sei stato in prima linea dopo il terremoto del maggio 2012 per gestire l'emergenza: c'è un episodio di solidarietà che hai portato avanti in questa situazione che ti è rimasto particolarmente nel cuore?
Ho visto la mia comunità disperata, ho visto la paura negli occhi di persone che conosco da sempre. Non è stato facile affrontare questa situazione soprattutto dal punto di vista umano oltre che dal punto di vista della gestione dell’emergenza... Ma ho visto anche centinaia di giovani e meno giovani mettersi a disposizione, sia fra quelli che abitano da sempre a Camposanto sia provenienti da tantissime parti di Italia, che non hanno esitato un momento e ci hanno aiutato in maniera determinante ad affrontare l’emergenza delle prime settimane. Ho partecipato a decine di iniziative di raccolta fondi per la ricostruzione delle nostre scuole in tanti comuni d’Italia e ho sentito la vicinanza e l’incoraggiamento di numerose realtà fino ad allora a me sconosciute ma che si sono rese coprotagoniste del nostro futuro. Sono questi gli episodi che porterò sempre nel cuore, sono queste le reazioni da cui siamo ripartiti e a cui torno spesso con la mente quando il coraggio di continuare a tenere botta viene meno.

 

Quando sei diventato insegnante? Ricordi un episodio della tua infanzia che ti ha fatto capire che questo doveva essere il   tuo mestiere?
Ricordo benissimo la data in cui ho iniziato a fare il prof. per davvero: era il 15 ottobre 2012 ed ero davanti alle scuole elementari e medie di Camposanto che proprio in quei momenti iniziavano ad essere demolite. Guardavo questa scena con angoscia, perché si stava cancellando un edificio in cui generazioni di camposantesi hanno studiato ma con la consapevolezza che la demolizione è il primo passo verso la ricostruzione. E mi aggrappavo a questa consapevolezza per sopportare il dolore, condividendo questo stesso stato d'animo con tanti cittadini di Camposanto che erano lì ad osservare questa triste scena insieme a me. Mentre ripensavo a quello che ci è successo e a quanto abbia profondamente sconvolto e cambiato ognuno di noi, mi è arrivata una telefonata dalla segreteria dell’Istituto Calvi di Finale Emilia per una supplenza di Italiano e Storia. Ho accettato con un entusiasmo che a parole non riesco a descrivere e ho preso servizio il giorno dopo, incontrando così i primi alunni della mia vita da insegnante. Da quando ero piccolo sapevo quale dovesse essere il mio mestiere e c'è un episodio particolare della mia infanzia che me l'ha fatto capire, e riguarda due signori anziani che quando avevo 5 anni erano i miei vicini di casa. Spesso passavo i pomeriggi da loro mentre i miei genitori erano a lavorare e il più delle volte trattenevo il “nonno” Raffaele con la mia lavagnetta e le mie spiegazioni sull’alfabeto! Lui mi diceva: «tu farai il professore!» e dopo la mia laurea le sue parole sono diventate: «Hai visto, te l’avevo detto!». Oggi ha quasi cento anni: quando lo incontro continuo a chiamarlo nonno, anche se in realtà era solo un vicino di casa,  e lui a ripetermi soddisfatto «Hai visto, te l’avevo detto!»

 

La letteratura è la tua passione: oltre ad insegnarla, scrivi anche?
No, non ho mai scritto nulla, almeno per ora… Vero è che in questi mesi di insegnamento, così come in questi cinque anni di amministrazione ne ho viste talmente tante che se trovassi l’ispirazione o il tempo potrei scrivere qualcosa!

 

Tra la scuola e la politica il tuo futuro dove lo vedi?
A scuola senza dubbio! La politica che piace a me è quella della base, del servizio alla comunità in cui abito e per questo deve essere un’attività temporanea e neanche eccessivamente prolungata! L’insegnamento è il mio mestiere ed è anche un po’ – forse con ambizione – la mia missione! La politica non può essere considerata come un mestiere: abbiamo già avuto troppe persone che l’hanno presa così! Nel secolo scorso poteva funzionare: a chi oggi vede in essa l’unica strada per realizzarsi, mando il mio in bocca al lupo… ma penso sbagli di grosso e rischi di compromettere la propria libertà!

 

Dante e Leopardi nel 2013: di cosa parlerebbero oggi nei loro scritti?!
Direbbero la loro sui nostri tempi, così come hanno detto la loro sul loro tempo! Ci sono centinaia di pagine dello Zibaldone di Leopardi che sembrano scritte oggi pur risalendo ai primi dell’Ottocento, così come ci sono tantissimi passi della Commedia e del De vulgari eloquentia di Dante che sembrano cronaca. È questa la magia della letteratura e dei classici: riuscire ad essere profondamente ed immensamente attuali! Noi dovremmo soltanto riscoprirli e più che altro attuarli. Chi come me ha la fortuna di averli conosciuti e di apprezzarli, non può limitarsi a studiarli per sé ma deve contribuire, per come riesce, a diffonderli, a restituirne gli insegnamenti che ha tratto dalle loro parole! Non sto parlando di lunghe e interminabili lezioni: sono però convinto del fatto che la formula di Machiavelli secondo cui alla continua esperienza delle cose moderne occorra sempre affiancare la lezione di quelle antiche, sia ancora un ottimo metodo per guardare il mondo con gli occhi più aperti e più consapevoli.

 

Cultura/crisi/tagli: dal tuo osservatorio di insegnante e di amministratore con deleghe alla Cultura e all’Istruzione, come commenti questa difficile fase storica?
Dico che alla scuola deve essere riassegnata nella società la centralità che merita e per questo tutti gli insegnanti devono sentirsi addosso la missione e la responsabilità che hanno nei confronti della società di domani! Gli insegnanti da una parte, anche se a volte esagerano con le burocrazie e rischiano di perdere di vista l’obiettivo, così come i genitori dall’altra, che a volte difendono troppo i loro figli impedendo loro di iniziare a volare con le proprie ali. La politica a tutti i livelli deve fare la propria parte per assicurare alla scuola le risorse di cui necessita  e deve inoltre  vigilare affinché le stesse siano spese nel più efficace dei modi. Se si concepisce la scuola come un’azienda in cui i conti devono tornare o come un capitolo del bilancio dello Stato, non si va da nessuna parte. È l’anticamera del domani e occorre riformarla con riforme vere, concrete e di qualità! È lo strumento con cui si diventa cittadini e si smette di essere sudditi per dirla con Calamandrei: non può essere trascurata, soprattutto di questi tempi un po’ complessi dal punto di vista politico e un po’ distratti dal punto di vista civico.

 

Ora che con internet siamo bombardati in ogni istante da ogni tipo di informazione, come coniugare l'insegnamento con questa disponibilità telematica, sfruttando questi nuovi canali e contemporaneamente cercando di evitare che lo studente si limiti a sapere chi è Dante tramite Wikipedia?
Il bombardamento di informazioni rischia di fare prevalere la quantità sulla qualità e addirittura sulla veridicità. Questo vale per le notizie di cronaca così come per i contenuti delle discipline. I nuovi canali telematici, i nuovi strumenti tecnologici possono rendere l’insegnamento, o meglio la didattica, più interessante per gli studenti. Ma non può essere che i mezzi si sostituiscano agli obiettivi: e per obiettivi non intendo le nozioni, le definizioni, le date. L’obiettivo di ogni insegnante dovrebbe essere quello di offrire agli alunni la possibilità e la capacità di prendere il volo così che, quando i muri (o le pareti prefabbricate) delle scuole non li proteggeranno più dalle difficoltà del mondo, riusciranno da soli a difendersi e ad orientarsi oltre i pochi metri quadrati fra cui passano i primi diciotto anni della loro vita scolastica, nel corso dei quali però crescono, si formano, imparano e, un passo alla volta, diventano adulti.

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