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[GIOVANI ATIPICI] MARCO PIFFERI

creato da Luca Fiorini ultima modifica 13/12/2012 14:58
Tra chimica e teatro. Incontriamo il sassolese Marco Pifferi, "un curioso di tutto, un cercastorie”
[GIOVANI ATIPICI] MARCO PIFFERI

Marco Pifferi

Marco Pifferi, detto "Piffo", mezzosangue salentino, nato a Sassuolo nel 1986, vive a Fiorano ed è un perito chimico con la passione per il teatro. Un amore, quello per la recitazione, che lo porta ad auto definirsi “un curioso di tutto, un cercastorie”. Conosciamolo più da vicino.

Partiamo dalla fine: il teatro.
   Il teatro è l'espressione più ampia, più alta, della mia curiosità verso il mondo: ho voglia di indagarlo sotto tutti i punti di vista possibili, a 360 gradi, che “la conoscenza è potere”, amo pensare.

 

Come hai cominciato a recitare?
   Mi sono avvicinato al mondo del teatro qualche anno fa, sentendone il richiamo, quasi l'incombere: è una dimensione, quella della recitazione, che porta alla luce cose di te che nemmeno immagini. E che ti avvicina ad altra gente, persone anche diversissime che sul palco e fuori dal palco puoi comprendere profondamente. Chi lo fa a tempo perso, o per mero esibizionismo, però, è destinato a disfarsene presto, a “scomparire dalla scene” ancor prima di averne preso parte.

 

E non è questo il tuo caso...
   La matrice egocentrica c'è sempre, inevitabilmente, ma va domata, soppesata, perché è tanto (e tanto utile) il lavoro che si può fare su sé stessi, da valerne la pena. Ci si adopera per trasmettere qualcosa di impalpabile, emozioni che – quando arrivano – ti ritornano e ripagano con un applauso, il regalo più grande che si possa ricevere.

 

La tua migliore interpretazione?
   Don Juan, nello spettacolo “Molto rumore per nulla”, al Teatro delle Passioni di Modena. Personaggio complesso, di difficile resa: è un antagonista invidioso, un cinico fino al midollo. Mentre lo interpretavo, riuscivo a sentire certe voci dalle prime file: “che stronzo”, dicevano. E proprio lì, la conferma di avergli reso giustizia, a quel Don. Di avere dato (ricalcato) l'idea.

 

Il ruolo più impegnativo?
   Lo scorso dicembre ho debuttato insieme a “La Corte delle Spade” di Imola, con “Moschettieri – Il musical”, progetto molto ambizioso, ma di grande efficacia, portato in scena dopo ben due anni di lavoro serrato, sotto la direzione del mio mentore, Claudio Calafiore, con le musiche di Manuela Segurini e Giulia Neri, le coreografie del professionista Andrea Centi, e la pazienza del maestro di spada Enzo Zuffa. Senza contare le bellissime scenografie di Domencio Ragazzini (che gli scenografi, purtroppo, non sono mai granché menzionati).
Per questo spettacolo ho dovuto persino imparare a duellare con la spada! Inoltre, non meno appassionanti sono state le rievocazioni storiche cui ho reso parte in Spagna e Germana, e i festival medievali come quelli di Firenze e Taranto, oltre alle cene con delitto.

 

Il luogo, fra questi, che ami di più?
   La Puglia. Mi appassiona il Salento, la sua energia, il suo mare, la sua terra rossa, il vento quasi incessante, la storia raccontata dai posti che lo compongono; e certi suoi luoghi rimasti inedificati. Inoltre, da quelle parti, ho avuto la fortuna di conoscere persone splendide, persone che amano e rispettano le proprie radici. Un affetto che, per il resto degli italiani, non posso dire di provale in uguale misura.

 

Passiamo al tuo lavoro.
   Dopo un diploma come perito chimico all'Itis Volta di Sassuolo, ho cominciato ad aiutare i miei genitori nella loro attività, un piccolo bar a conduzione familiare, tralasciando così l'idea di “esercitare” la professione per la quale avevo studiato. Poi, dopo un periodo come magazziniere, sono subentrato nell'ufficio acquisti di una ditta che rifornisce laboratori ceramici.

 

Ti appaga?
   Siamo a personale ridotto, nella mia azienda: quattro in totale, di cui due soci e due dipendenti. Si lavora sodo, a maniche rimboccatissime, in così pochi e con così tanto da fare. Ma non mi lamento: sono un iperattivo e ho un bisogno anche fisico, fisiologico, di essere in movimento. Inoltre, apprezzo il mio lavoro per la versatilità offerta: ho mansioni che spaziano dalla preparazione degli stand e dei macchinari da esposizione alla supervisione dei trasporti, sino alle traduzioni per i clienti esteri.

 

E il tempo libero?
   Palestra, molta palestra. Da sette anni, oramai. E poi calcetto, appena posso, e anche scherma, a Imola, non sdegnando affatto un po' di lotta libera (le cui tecniche mi tornano utili, talvolta, negli spettacoli). Sono uno sportivo col piglio per l'arte, insomma! E poi, sono un appassionato delle letture in pubblico, ad alta voce, durante le presentazioni dei libri o nei salotti letterari. Ho avuto il piacere di interpretare, leggendoli a piccole platee, estratti di testi in presenza dei loro autori (“Siamo solo Amici”, ad esempio, di L.Bianchini, presso la libreria Mondadori di Sassuolo, e un libro sulla Vita di Castagnetti, storico sindaco di Prignano su cui c'è ballo un cortometraggio che mi vede impegnato come curatore del casting).

 

Abbiamo cominciato col teatro, finiamo col teatro.
   Dovrei tornare in scena a breve, con uno spettacolo contemporaneo a Modena, una rappresentazione piuttosto densa, che tratterà le ultime ore di uno scrittore omosessuale malato terminale. È un uomo che rivive le emozioni ed esperienze di una vita, scrivendo la sua opera ultima. E poi, c'è un altro progetto interessante, a mio avviso particolarmente avvincente, in fase di definizione: si tratta di portare nelle piazze italiane un ciclo di spettacoli sul tema Arturiano. Immagino già lo sguardo sognante del pubblico di fronte al mito di Artù che prende vita. E sì, confesso, non vedo l'ora!

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