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[GIOVANI ATIPICI] SARA GUERRA

creato da Emily Ruth Navarro Guerrero ultima modifica 20/12/2013 18:51
Un lavoro come ufficio stampa, un blog, il volontariato e la passione per il teatro. Senza dimenticare qualche vasca in piscina. Andiamo a con conoscere Sara e le sue lunghissime giornate

Il lavoro, il teatro, il volontariato, la scrittura... Ma com'è un giorno tipo per Sara Guerra?

Sono mattiniera di natura ma sono comunque costretta a svegliarmi molto presto per uscire con il mio cane, Poldo.. è un cane molto vivace e ha bisogno di sfogarsi, correre e giocare con gli altri cani! Per me è un momento fondamentale della giornata, camminare con lui mi permette di raccogliere i pensieri della notte, fare il punto delle attività della giornata ma soprattutto avere a disposizione un ora nella giornata in cui torno bambina e mi stupisco di ogni piccola cosa!

Dopo la passeggiata mattutina vado in ufficio: il mio lavoro, che amo e per cui ho davvero passione, consiste nel gestire i rapporti con la stampa locale, organizzare le interviste, conferenze stampa, scrivere i comunicati ecc.... Ho un contratto a progetto il che mi consente di avere molto tempo libero! Sono una persona estremamente positiva e, anche se questa condizione contrattuale non mi consente di avere la stabilità di cui avrei bisogno per uscire di casa, riesco ad avere molto tempo libero da dedicare ai molti interessi che costellano la mia vita...

Mi viene in mente ora un articolo molto interessante che ho letto giusto ieri su Doppiozero sulla 'resilienza': questa caratteristica fisica è una qualità a cui tutti dovremmo aspirare oggi, cercando di vivere la 'crisi' come un mezzo di crescita, di sviluppo di senso di adattamento e di scoperta di nuove risorse. Devo ammettere di essermici ritrovata a pieno!

Al pomeriggio quindi mi dedico ad attività di volontariato: conduco due laboratori di riciclo, uno alla “Casa delle Donne Migranti” – associazione abitata da diverse associazioni femminili fra cui “Associazione Gruppo Donne e Giustizia”, “Centro per donne che hanno subito violenza”, “Forum Donne e lavoro”, “Unione Donne Italiane”...- e uno presso “Insieme a noi” – associazione che dal 1944 unisce familiari e amici di persone sofferenti di disturbi mentali creando uno spazio di aggregazione e un contesto di socializzazione. Da quest'estate ho iniziato anche a far parte delle attività di Overseas, associazione che dagli anni '80 si occupa di cooperazione internazionale.

Oltre a queste attività sto organizzando assieme ai bloggers di Samsara Route quattro date presso La Tenda di Modena su temi diversi: la prima si è svolta lo scorso 15 dicembre e trattava di migrazione e cittadinanza, la prossima, il 9 febbraio, tratterà di cultura cinese, la seconda a marzo tratterà di acqua e in occasione dell'ultima ad aprile proietteremo un film.

Oltre a queste attività pratico nuoto due volte a settimana, la sera, solo però quando non sono impegnata a teatro! Molto spesso insomma esco di casa alle 7.30 per rientrare alle...23!

 

Quali argomenti sviluppate all'interno del vostro blog?

Samsara Route (http://samsararoute.com) nasce come diario di viaggio: Matteo Tomasina circa un anno fa è partito alla volta dell'India per un progetto di volontariato. Questo blog, e credo si capisca anche dal titolo, voleva essere un punto per fermare le idee, i pensieri e mantenere una sorta di contatto con il mondo conosciuto, quello rassicurante degli amici e degli affetti. E poi l'idea: perchè non aprirlo a tutti, a tutti quei viaggiatori e globetrotter che abbiano voglia di condividere persone, volti, storie e pezzi di mondo? E di conseguenza il bisogno e la necessità di pubblicizzarlo, di dare nuova linfa e forze al blog.

La prima cena è stata organizzata in ambito casalingo ed era ancora fortemente ancorata alle origini del blog. Una cena indiana per finanziare l'acquisto di un portatile da inviare in una scuola dove Matteo ha lavorato. Un azione davvero “kamizate” se così si può dire che ci ha portato poi a cercare nuovi spazi e nuove forze. Da qui il contatto con Linda Lo Truglio della Tenda di Modena e la prima serata il 14 aprile scorso: reading tratti dal blog, una chitarra di accompagnamento e un attore, la Tenda gremita e tanti riscontri positivi.

Quest'anno la Tenda ha affidato al blog ben 4 serate e questo è senza dubbio sia fonte di riconoscimento che una preziosa opportunità al tempo stesso. Nell'organizzazione della prima serata infatti ho avuto modo di entrare in contatto con tantissime realtà del territorio modenese e con moltissime persone, tutte ben disposte a raccontarsi e mettere al nostro servizio idee, forze creative e tanta volontà di condivisione.

 

Perché scrivere sul tema dell'immigrazione?

Difficile rispondere a questa domanda senza cadere in banali clichè, ma ci proverò... Forse più che di immigrazione abbiamo cercato di affrontare il tema della cittadinanza, un diritto che, per chi è nato e cresciuto qui in Italia come me, viene sottovalutato se non quasi ignorato del tutto. Invece per chi deve ottenere la cittadinanza spesso questo pezzo di carta fa davvero la differenza fino a decidere il futuro di una persona.

Dietro un foglio si nasconde una vita, una storia, motivazioni che spingono dolorosamente ad abbandonare il proprio paese d'origine: eppure dietro tutti i volti che ho conosciuto ho visto tanti sorrisi, voglia di fare, di crescere, di realizzarsi che difficilmente trovo in persone o miei coetanei che hanno tutto, tutto pagato, tutto stabilito.

Forse la vera motivazione che mi ha portato a interessarmi a questo tema è davvero egoistico: confrontarmi con tutte queste storie e persone mi ha dato una forza incredibile e irripetibili momenti di riflessione e crescita personale. Ma come ha sottolineato e mi ha portato a riflettere Azeb, coautrice del video “Avere 18 anni e chiedere ancora il permesso”, si auspica che smettiamo tutti di stupirci che una persona di colore fa il medico, che una ragazza islamica porti il velo, in fondo le storie degli immigrati ed essi stessi devono smettere di essere oggetto di curiosità morbosa ma rispettati in quanto persone con una privacy e pari diritti. Ringrazio Azeb perché questa riflessione che si è instillata in me come un germe...

 

Sei anche una volontaria: come nasce il tuo desiderio di impegno sociale?

Credo sia tutto capitato per caso come molte cose di cui ci si innamora e di cui poi non si riesce a fare a meno. Il mio desiderio di impegnarmi a livello sociale credo sia nato semplicemente perché mi trovavo al posto giusto nel momento giusto e perché doveva essere così... non ho esempi in famiglia in questo senso, anzi mia madre è solita dirmi “ma c'è tanto volontariato da fare a casa” solo per raccontare un buffo aneddoto.

Forse è stato anche complice “La città della gioia” di Lapierre.. è stato il primo libro per 'adulti' a cui mi sono avvicinata, il mio regalo per il mio sesto compleanno da parte della mia nonna modenese adottiva, una figura davvero capitale nella mia crescita. Leggere con gli occhi di una bimba l'incredibile storia di un medico francese che abbandona tutto per andare a vivere fra le sofferenze a Calcutta ha forse instillato un germe in me che è rimasto latente e che poi è maturato negli anni. Quando la mia nonna modenese è mancata ho riletto il libro a distanza di più di 12 anni ed è stato come fare un viaggio indietro riscoprendo la bimba che si è immaginata il volto, le gesta, le sofferenze e le soddisfazioni di quel medico.

Ho deciso che non voglio tradire quella bambina e senza andare troppo lontano – per ora eh? - credo ci sia moltissimo che si possa fare anche sotto il proprio naso.

 

Hai fatto volontariato in diverse associazioni: quali sono e cosa facevi?

Mi soffermo sulle principali: la prima più rilevante è stata per l'associazione “Il segnalibro”, una costola, se possiamo chiamarla così, del sistema bibliotecario comunale che promuove l'importanza della lettura nei più piccoli già a partire dal sesto mese di vita. Il mio lavoro consisteva nel leggere fiabe e storie ai bambini che aspettavano negli ambulatori pediatrici ma ho svolto anche qualche turno in pediatria in ospedale.

Questa esperienza ha avuto vita breve, tornavo a casa con un nodo alla gola troppo grosso da sciogliere... sempre con i bambini ho partecipato a un centro estivo presso Overseas con bambini per lo più immigrati e questo è stato un pretesto per entrare in contatto con questa meravigliosa famiglia con cui sono ancora in contatto e collaboro. Attualmente conduco due laboratori di riciclo come accennavo prima, uno alla Casa delle donne migranti e uno presso Insieme a noi.

 

Cosa ha significato questa esperienza nella tua vita personale?

Una forte crescita personale e l'avvio di un lavoro enorme su me stessa. Se impari a donare amore diventi più predisposto a riceverne e basta davvero così poco! La cosa che mi rende parecchio triste è assistere nell'ultimo periodo a un sostanziale inasprimento e inaridimento delle persone. Invece di creare una rete di solidarietà in momenti difficili come questo stiamo innescando una guerra fra poveri, dove tutti sono invidiosi, tutti sono pronti a rubare, a fare lo sgambetto...

Ma a parte questo excursus, il motivo anche qui credo sia prettamente egoistico: quando svolgo volontariato mi sento davvero in armonia e connessione con il mondo, sono qui in questo momento, vivo il presente senza che la mia mente vaghi in pensieri, preoccupazioni, progetti futuri o più banalmente che cosa farò dopo o domani...

 

Cosa diresti alle persone che volessero fare volontariato, ma non si decidono mai ad agire?

Fare volontariato è come lavorare, intendo dire che la serietà e l'impegno con cui bisogna approcciarsi a questo mondo deve essere esattamente lo stesso.. Bisogna essere davvero sicuri e credere fermamente in quello che si fa altrimenti demotivazione e mancanza di forza di volontà prendono il posto di pazienza, umiltà e voglia di mettersi in discussione di cui invece il volontariato si alimenta.

Ma se ci si sente pronti a iniziare questo viaggio, quello che torna indietro non è davvero quantificabile. Se ripenso a me stessa prima di iniziare e osservo la Sara di oggi, mi sento davvero soddisfatta del percorso e dei cambiamenti, se pur davvero sofferti, realizzati fin ora e che sono davvero in gran parte dovuti alle attività di volontariato.

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