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DAN FANTE

creato da Leonardo Moro — ultima modifica 23/08/2012 15:24
Il grande scrittore americano parla di libri, alcol e amori, e regala ai lettori di Stradanove una poesia inedita
DAN FANTE

Dan Fante

Dan Fante è il figlio del grande romanziere italo-americano John Fante autore di libri magnifici come “ Chiedi alla polvere”.
   Anche Dan Fante è uno scrittore, è arrivato alla narrativa dopo una vita da vero ribelle passata in giro per gli Stati Uniti. I suoi libri in Italia sono pubblicati dalla Marcos y Marcos. “Agganci” e “Angli a pezzi” sono i due romanzi di Dan Fante che narrano le imprese del suo alter-ego, Bruno Dante.

Un grazie particolare a Beatrice Spera, per la preziosa collaborazione.

Partiamo dai tuoi inizi. Che studenti eri? Ti interessava la scuola o avevi già in mente la scrittura?
Non ero un bravo studente perché non riuscivo a concentrarmi. Sognavo molto ad occhi aperti.

Qualche ricordo della tua infanzia legato alla tua famiglia?
Certo. Mio padre era un vero bastardo – sempre incazzato per una cosa o l’altra - mia madre cercava di stargli alla larga.

Sei stato un adolescente turbolento, un vero ribelle. Andavi d’accordo con tuo padre?
Con i miei amici ci cacciavamo spesso nei guai. Bevevo un sacco. Sono stato arrestato qualche volta.

Che cosa ricordi in particolare dei tuoi anni passati a girare per l’America? C’è una donna o un amico che ti torna in mente spesso e che ti fa riaffiorare le emozioni e la sofferenza di quei giorni?
La mia preferita era una supermodella che qui chiamerò Angel. La donna più pazza che abbia mai incontrato. Ero innamorato di lei. Tante volte le ho fatto da autista in limousine a New York. Una volta con lei – eravamo strafatti di coca - arrivammo a West Point (dove c’è l’Accademia militare) con una grande limousine e lei svegliò il comandante, dicendogli di far marciare 2000 soldati intorno al prato alle 6 di una domenica mattina. Angel gli disse che era stata mandata dalla rivista Vogue. Si sedette sul tettuccio della limousine per far fotografie ai soldati che stavano marciando con un macchina fotografica senza rullino. Ogni poco ritornava dentro per bersi un po’ di Jack Daniel’s e sniffare un po’ di cocaina.

Le prime cose che hai scritto che cosa riguardavano? Si trattava di prosa o poesia?
Quando facevo il taxista a New York ho scritto un centinaio di poesie… e le ho buttate via tutte.

In Italia le tue poesie non sono state pubblicate, ti va di regalarci qualche verso?
I ran into old Don

today

still checking at the Ralphs on Sepulveda Boulevard

after 25 big ones -


Looks like - just for a change - the boss is screwing them again on their pension plan

and the picketing they did and the strike that time

and the fucking honcho from the A F-of-L

all didn't do nobody no good whatsoever


The working stiff is still the lowest lizard on the food chain


Old Don's doesn't care - says he's retiring at the end of the year

no matter what


Says he's gonna spend full time at that place he built in Mexico

and slam his insulin twice a day

and fish until his hands fall off


And I'm cranking the starter in my Chevy out in the parking lot

when it hits me


I've been doing the only thing I ever wanted to do

- daily -

for almost twenty years

no union - no paid vacations - no O T

and no shit

I still can't get enough



Hai capito fin da ragazzo di aver talento?
Soprattutto mi sono reso conto di essere un tipo un po’ pazzo – non inquadrato – che potevo ritrovarmi un giorno o l’altro in galera.

Tu vivi a Los Angeles, che rapporto hai con questa città?
E’ un cesso di città, ma è di Dio quel cesso.

Quali sono gli scrittori che prendi come punto di riferimento e che continuano ad ispirarti?
Hubert Selby Jr. – Edward Lewis Wallant – Eddie Bunker – Tennessee Williams.

Ho letto che hai girato l’America e fatto mille lavoretti. Nel corso degli anni hai avuto un rapporto di amore - odio con la scrittura. A volte non riuscivi più a scrivere. Era sempre colpa dell’alcool?
Il mio segreto è che scrivo di mattina – come Hemingway. Bevevo di pomeriggio e di notte. Nessuno – NESSUNO – da ubriaco scrive bene.


In Bukowski c’è una visione degli alcolizzati più sorniona e ironica, mentre nei tuoi romanzi c’è sempre una forte componente drammatica. Quanto è difficile lasciarsi alle spalle il grande inferno dell’alcolismo?
Essere un alcolista è come essere condannato a morte. Davvero pochi sono gli alcolisti, tra cui io, che scrivono di questo.

Hai mai incontrato Bukowski? Che persona era?
Sì, conoscevo Hank. Era un tipo a posto. Era tranquillo quando non era ubriaco.

In apertura di “Mooch” c’è una dedica per tuo fratello. Ci vuoi parlare di lui?
Certo. E’ morto. Bevevo troppo. Prossima domanda…

C’è stato qualcuno che ha creduto più degli altri nel tuo talento e ti ha incoraggiato a scrivere?
Sì. Quando frequentavo a tredici anni la Junior High School c’era una professoressa. Una signora. Anzi un’anziana signorina. Si chiamava Miss Ahern. Mi diceva che un giorno sarei diventato uno scrittore famoso.

Scrivere ed esorcizzare i tuoi demoni ti ha salvato la vita?
Vero vero vero.

Oggi Dan Fante si considera un uomo felice? C’è qualcosa che ti manca?
Amo le donne. Ma amo di più mia moglie. Avrei voluto scoparmi più donne. Ma ora sono sposato ed è finita.

Come trascorri le tue giornate?
Scrivo. Nuoto. Scrivo. Nuoto. Gioco con mio figlio di due anni, Giovanni. Poi scrivo e nuoto.

Con il lavoro sei uno scrittore meticoloso che scrive tutti i giorni o aspetti che l’ispirazione bussi alla tua porta?
Scrivo ogni giorno. Ho paura che se perdo anche solo un giorno, Dio mi lascerà, andrà a ubriacarsi e si scorderà di me.

Quando ricevevi un rifiuto da qualche rivista o da una casa editrice ti abbattevi o traevi forza da quelle risposte negative?
Gli editori sono dei coglioni e degli stupidi che si credono intellettuali spinti solo dai soldi. Ho imparato da mio padre a non dargli mai ascolto. Sono solo delle sanguisughe.

Tuo padre era il grande John Fante, autore di libri magnifici come “Chiedi alla polvere” e “ La confraternita del Chianti”. Che cosa ti ha insegnato?
Mio padre era italo americano. Stare lontano da lui quando era arrabbiato è la cosa migliore che ho imparato.

In America è da poco uscito il tuo ultimo lavoro Short dog”, una raccolta di racconti, di cosa parla?
Il New York Times ha scritto un’ottima recensione su SHORT DOG. Ci sono 8 racconti che parlano di un taxista di Los Angeles. Beve troppo e ha un brutto carattere.

Ho letto in una tua intervista che hai avuto tre mogli. Ci vuoi parlare di loro?
Sono stato sposato QUATTRO volte. E’ una gran bella esperienza.

La figura femminile di Jimmi in “Mooch” è il ritratto di un grande amore che poi diventa un grande personaggio. L’hai più risentita poi Jimmi?
La donna che impersona la Jimmi di Mooch stava molto male l’ultima volta che ho parlato con lei. E’ probabile che sia morta.

In Italia sono stati tradotti solo due dei tuoi libri, “Mooch” (Agganci) e “ Chump Change” (Angeli a pezzi) entrambi pubblicati dalla Marcos y Marcos. A quando le traduzioni dei tuoi nuovi libri? Abbiamo voglia di risentire la voce di Bruono Dante.
SHORT DOG e il mio dramma su mio padre, John Fante, saranno pubblicati il prossimo anno in Italia.

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