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REGINALD C. IHEBOM

creato da Emily Ruth Guerrero — ultima modifica 11/11/2013 11:39
Stradanove incontra l'autore nigeriano di “Forbidden choice” (“Scelta Proibita”), un'opera in cui l'amore diventa un mezzo per risolvere problemi e differenze

Reginald C. Ihebon, è nato in Nigeria (etnia Igbo). Ha frequentato l'università italiana, laureandosi in giurisprudenza.

Dopo esperienze professionali e accademiche nel suo paese d'origine, oggi vive in Italia.


Lo abbiamo incontrato alla presentazione del suo promo romanzo, “Forbidden choice” (“Scelta proibita”), in cui rivela come due persone, sfidando i loro destini e la furia degli dei, superano paure e antiche superstizioni.

 

Questo libro può essere letto come una storia di vita, come una descrizione delle differenze culturali tra la cultura nigeriana e la cultura occidentale, ma anche come una storia parzialmente autobiografica. Un'opera in cui l'amore diventa un mezzo per risolvere i problemi e le differenze.

 

Reginald, potrebbe presentarsi ai nostri lettori e raccontare loro il suo percorso come scrittore?

Io sempre ho avuto questo desiderio di scrivere, dalla mia età giovanile leggevo tanto, poi abbracciai la filosofia delle negritudine grazie a cui mi sono accorto che essendo nigeriano, essendo Igbo, crescendo con abitudini inglesi, avevo il bisogno di potere riflettere sul modo di fare le cose, di vivere, di pensare, e volevo che questo fenomeno fosse documentato. Per cui ho lavorato tutto quest'anno per poter produrre ciò che oggi sto presentando.

 

“Scelta Proibita” rivela come due persone superino le paure degli dei e le antiche superstizioni. Potrebbe dirci di più sulla storia raccontata nel libro?

Dovrei dire anche che, principalmente, ha a che vedere con il contrasto fra l'animismo e il cristianesimo. Ho cercato in qualche modo di far valere che l'amore è al di sopra di ogni cosa; quindi qualsiasi religione sia animista che cristiana dovrebbe mettere in primo piano l'amore, quindi l'amore verso il prossimo. Nel libro stesso io ho detto che madre Teresa di Calcutta ha fatto esattamente questo. Quindi madre Teresa, che viveva in India, non si preoccupava del cristiano o del musulmano. Vedeva l'essere umano come l'immagine di Dio, che deve essere aiutato, deve essere amato. Quindi, io ho fatto un bilancio di tutto questo, cercando di far valere l'amore. Ecco perché la superstizione verso gli dei è una problematica presente nel romanzo.  I due personaggi protagonisti fanno valere questo amore, che poi nel racconto li porta alla vittoria.

 

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“Il mio messaggio è trasmettere l'amore, amore al di sopra di ogni cosa"

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Cosa l'ha spinto a scrivere questo libro?

Se uno vedesse quello che succede in Nigeria, il mio paese di origine, oggi, dove ci sono questi contrasti tra cristiani e musulmani, dove ammazzano le persone in nome di Dio... Io ho cercato anche di dire che, avendo avuto la fortuna, all'epoca, di frequentare una scuola gestita dalla missione islamica, noi avevamo tutto il diritto alla libertà di religione. Nessuno ti diceva di non praticare quello in cui tu credi, giusto o sbagliato che sia. Oggi  è triste  vedere come ogni giorno si ammazzino le persone in nome della religione, non ha senso. Per cui ho cercato di evidenziare il fatto che all'epoca abbiamo avuto la fortuna di avere qualcosa che oggi non c'è più. Quindi, anche fra le persone della stessa famiglia in cui animista o cristiana poi non si parlano, non si guardano più in faccia per litigi sulla religione, e secondo me è sbagliato.

 

Il libro ha una componente autobiografica? E se si fino a che punto è presente?

È molto presente. Io penso che le problematiche che vengono raccontate nel libro siano presenti per noi, oggi. Come ho  detto anche questo pomeriggio (presentando il libro, NdR), l'africano, forse,  ha l'abitudine di cercare la soluzione per i propri problemi cercando di richiedere l'intervento sopranaturale. Il giovane occidentale, forse, è molto più incline a vedere le cose dall'altro estremo, dalla scienza, dal pragmatismo... Quindi questa è la differenza tra i due modi di fare le cose. Può anche darsi che io sia d'accordo sul fatto che l'Europa ha potuto in qualche modo raggiungere più successo, realizzare più scopi, essendo molto più pragmatica. Ci sono delle paure, forse, delle cose che (come africani, NdR) ci bloccano, ci impediscono di avventurarci oltre.

 

Il suo libro vuole essere pura evasione o si era proposto di trasmettere qualche genere di messaggio sul paese, sulla sua cultura?

Il mio messaggio è trasmettere l'amore, amore al di sopra di ogni cosa . Quindi ognuno è libero di praticare quello che crede e con chi è convinto che possa essere la sua guida spirituale. Ma questo non dovrebbe essere alla base di un conflitto, che poi porta alla distruzione, al massacro. Quindi, il messaggio che voglio trasmettere è che l'amore vale al di sopra di ogni cosa.

 

Lei, che vive qua ed è nato in Nigeria, crede che ci siano tante differenze tra l'Italia e la Nigeria?

Secondo me, alla base culturale, in fondo in fondo, forse non c'è così tanta differenza. Perché vedi che c'è una diminuzione dell'amore per le persone della stessa famiglia, forse per il motivo economico, forse tra marito e moglie che credono di amarsi e il matrimonio si sfascia... se tu vai a vedere le radici del divorzio, è spaventoso. Secondo me l'amore, che dovrebbe essere al di sopra ogni cosa, viene a mancare. Quindi, se tra marito e moglie non si capiscono, se non c'è questo amore... Quando parlo  dell'amore, è dell'amore altruista, quindi io voglio quello che è bene per il mio partner, cosa che oggi viene a mancare. È tutto collegato: sia da un punto di vista ateo che da un punto di vista religioso, l'amore manca. Quindi a questo livello non vedi la differenza, è proprio della natura umana. In qualche modo si viene deviati  dall'amore che  dovrebbe essere la centralità del nostro rapporto.

 

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