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STEFANO DISEGNI

creato da Giovanni Scalambra — ultima modifica 09/08/2012 15:39
Quattro chiacchiere con Stefano Disegni, impareggiabile, geniale e inimitabile disegnatore satirico romano

Stefano Disegni ha un talento raro: riesce a vedere il lato buffo, grottesco, comicamente illogico di ogni situazione. E a raccontarlo attraverso strisce e vignette fulminanti.
Autore instancabile (collabora tra gli altri con "Linus", "Ciak", "Il Fatto Quotidiano", "Magazine"), vulcanico dispensatore di gag e geniali rivisitazioni a fumetti, Stefano ha pubblicato negli ultimi anni due libri - Roba da fotoromanzi (Edizioni Chiarelettere), che raccoglie vizi, malefatte, debolezze e ipocrisie del Bel Paese, e "Due ruote e una sella" (Zelig Editore), fotografia spassosa di un motociclista tipo - in cui invenzione, divertimento e irriverenza si sposano alla perfezione.

Quali bizzarrie raccoglie ‘Roba da fotoromanzi’?
   Si tratta dei cinefotoromanzi satirici che scrivo e realizzo insieme alla redazione per il Misfatto, inserto satirico domenicale del Fatto Quotidiano. Prendo un film famoso e inserisco personaggi della vita pubblica e politica. Gli effetti sono esilaranti, Bossi e il Trota in Africa a cercare l”Amico misteriosamente scomparso” coi soldi della Lega o Berlusconi e Alfano padre e figlio  in Ladri di biciclette o Travaglio stesso che fa il mostro pazzo Hannibal Lecter nel Silenzio degli Innocenti…fanno molto ridere, dicono.

Perché hai scelto questo titolo?
   Il titolo parla da sé, l’Italia stessa è ormai…roba da fotoromanzi per quanto è assurda e tragicomica.

Ci sono "tormentoni", quando si fa satira, coi quali non si sbaglia mai?
   Quando si fa satira si sbaglia e come. La satira è una faccenda emozionale, impulsiva, se si ragiona troppo si raffredda e diventa scotta. Perciò si sbaglia, si esagera, si parano cazzate magari divertenti ma a volte gratuite. Il bello è tutto lì.

Hai mai ricevuto querele per i tuoi lavori?
   Certo, le querele sono le medaglie al valore. Vilipendio alla religione, vilipendio del Presidente, roba così. E querele rientrate di gente di spettacolo, quella che se la piglia di più, però ritirate dopo un par di telefonatacce.

Chi sono i personaggi che se la prendono solitamente di più?
   L’ho detto, quelli che se la prendono di più sono gente di spettacolo, lavorano con la propria immagine, se gliela sputtani li ferisci. E poi sono tutti molto narcisi. I politici se ne fregano abbastanza, anzi, vedersi presi per il culo lo considerano una conferma di importanza. E poi se ne fregano dei magistrati, figurati di un disegnino.

E quelli che invece si complimentano per una tua presa in giro?
   Ce ne sono. Verdone, per esempio, un amico e uomo di spirito che mi telefonò sghignazzando per una mia presa in giro, o Alba Parietti, un’altra che non se la prende perché è una donna intelligente o…Monica Bellucci, che ritraggo col muso da bracco per come recita e che mi disse ‘mi fai troppo ridere’ e mi stampo’ un bacio in faccia che non mi sono lavato per una settimana.

Su chi "testi" le tue vignette/strisce?
   Testo le mie vignette su…me stesso. Se mi faccio ridere, e ce ne vuole, ormai non mi basto più facilmente, so che funziona. Poi ovviamente ci sono pure gli amici e conoscenti. E i miei figli, giovani. Sono fondamentali i giovani per sapere se ti sei rincoglionito o no. Ancora non pare.

Roba da fotoromanziPresentaci il tuo libro Roba da fotoromanzi (Edizioni Chiarelettere).
   Bel libro pieno di ciccia, con trenta cinefotoromanzi con special guests come Tullio Solenghi, Leo Gullotta, Marco Travaglio, Lillo, Max Paiella, Saverio Raimondo e Stefano Sarcinelli. Più un’intervista con Alvaro Zerboni, 87 anni portati da Dio, l’uomo che nel ’47 ha inventato i fotoromanzi in Italia. Un bel libro, ne sono orgoglioso.

A noi + piaciuto molto anche "Due ruote e una sella".
   ‘Due Ruote e una sella’ è un altro libro che mi è caro, è diventato un cult nel mondo dei motociclisti. Strip che li, anzi ci ritraggono quali siamo, eterni ragazzoni che sanno come divertirsi con due ruote e una sella sotto le chiappe.

La tua moto preferita di sempre, quella che senti più tua?
   La moto che sento più mia era la mia Honda VF750 custom. Dico ‘era’ perché dopo 22 anni di amore fedele me l’hanno fregata sotto casa. Colpa mia che non ci avevo messo il catenone, fa molto male. Era bella, rossa e con 90 cavalli sotto. In 22 anni non avevo dovuto neanche mai fare la frizione. Porca paletta. Ora però ho una bellissima Harley, la Night Rod Special, una bestia da 120 cavalli.

Perché due ruote sono meglio di quattro?
   Che domande…prova a trovarti nel traffico di Roma e lo capisci da solo.
E poi in moto sei nel paesaggio, ne fai parte. In auto sei al cinema, non nella vita.

I luoghi comuni che ti sei più divertito a raccontare dei motociclisti.
   C’è di tutto. Dalle mamme preoccupate, al passeggero che non accompagna le curve, alla noia dei lunghi tragitti autostradali, alle differenze tribali tra bmwisti, harleysti, guzzisti, vespisti. Fino al dramma della tuta da pioggia quando ti sei scordato le chiavi della moto in tasca ai pantaloni, sotto, e devi smontarti da capo.

Perché nonostante il freddo, la pioggia, la neve, la moglie contraria e ogni tipo di avversità, il dueruotista deve comunque salire in sella e affrontare la strada?
   Credo sia una cosa ancestrale. C’è il cavallo, la bardatura, la sfida con le intemperie, la libertà di avere pochi oggetti dietro,l’agilità su strada e un pizzico di complesso di Peter Pan. La moto contro l’invecchiamento. Funziona: finche riesci a tirarla sul cavalletto, sei giovane.

Sono un "tifoso" delle tue spassose rivisitazioni filmiche su CIAK. Non deve essere facile guardare un film, anche drammatico o strappalacrime, cercando di scovare gli aspetti più improbabili o inverosimili?
   Le pagine di Ciak mi danno molta soddisfazione, i lettori cominciano la rivista al contrario cominciando dalla fine, dove c’è la mia recensione, e Gian Luigi Rondi, decano dei critici, ha voluto consegnarmi il Ciak d’Oro, massima onorificenza, di persona. Ma è la cosa più impegnativa che faccio: ogni volta appena sullo schermo appare la parola ‘Fine’ mi dico: ‘E mo’?’ Poi riordino e idee, scovo un filo conduttore per l’attacco satirico e la cosa viene fuori. Alla fine mi sento come una puerpera soddisfatta, arrivo perfino ad appoggiarmi la tavola disegnata sulla pancia.

Qual è il film che ti sei più divertito a raccontare a fumetti? E quello più difficile? E quello che, per amore, non riusciresti mai a "rivisitare"?
   I più divertenti per me sono quelli della ‘saga di Attilio’. Mi sono inventato questo amico bravo ma un po’ naive, Attilio, che fa il carrozziere, non è molto colto e io me lo porto al cinema a vedere film di grandi maestri, che si rivelano una rottura di coglioni disumana e finisce sempre che ha ragione Attilio. L’ultima ‘Attilio strip’ esce a luglio, abbiamo visto Cosmopolis di  Cronemberg, siamo usciti prima della fine e ci siamo fatti un Banana Split.
Quelli più difficili sono quelli in cui c’è qualcosa che mi è piaciuto, divento schizofrenico, il giudizio ondeggia, non è facile. Quelli che non potrei fare, è semplice, sono quelli che mi sono piaciuti. Che cosa attacco, se apprezzo?

Stai lavorando a qualche nuovo libro?
   Sì, so preparando un’antologia in tre volumi di tutte le strip che ho realizzato in anni per il Sette del Corriere della Sera, la rubrica si chiama ‘Telescherno’, è satira sulla TV, prese pure il Premio Satira di Forte dei Marmi.

Cosa pensi del Progetto di raccolta pubblica di disegni, tavole originali a fumetti, disegni d'animazione e illustrazioni promosso dal Museo civico di Modena (in allegato il progetto)? Hai qualche suggerimento da darci?
   Il Progetto del Museo Civico di Modena è giusto e sacrosanto. Ottima iniziativa cui avrò piacere di dare il mio contributo. Il fumetto, satirico, comico o d’avventura, è una forma d’arte preziosa per la cultura di un paese. Si tratta di letteratura per immagini, non è cosa da poco. Mettere su uno spazio dove che se ne occupa per studio o per semplice passione possa trovare tutto ciò che cerca è un’idea felicissima. E poi mi sono sempre chiesto che fine farà la montagna di roba che disegno, quando a 180 anni deciderò di vedere se ho fatto male ad essere ateo. Un museo a Modena, città cui sono affezionato in virtù dell’avventura di Comix, della gentilezza della dinastia Panini che ho avuto modo di apprezzare  e della simpatia dei suoi abitanti, con tutte quelle ragazze molto carine. Il suggerimento che darei è almeno tre piani interi dedicati a Stefano Disegni.

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