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[PROTAGONISTI] NANNI COBRETTI

creato da Giovanni Scalambra ultima modifica 07/02/2014 20:01
Abbiamo incontrato a Carpi, suo paese Natale, una delle personalità più interessanti del web, quel Nanni Cobretti che da anni porta avanti i400Calci, il miglior blog italiano di cinema

Tu sei il male… io sono un autarchico”. Vi ricorda nulla? Per gli amanti di Nanni Moretti il riferimento a uno dei suoi primi – e migliori – film è lapalissiano. Per chi invece coglie solo “Tu sei il male…” e si aspetta un “Io sono la cura”, la citazione può essere solo quella indimenticabile di Marion Cobretti, alias Sylvester Stallone, protagonista nel 1986 del cult “Cobra”.

 

I più bravi però non avranno dubbi: quella frase appartiene a Nanni Cobretti, boss de i400Calci, il blog cinematografico italiano più premiato, e figura quasi mitica dell’internet.

Parlare de i400Calci (www.i400calci.com) significa parlare di un archivio, perennemente aggiornato, dei migliori pezzi sul cinema che si possono trovare in rete. Di una comunità di amanti del cinema da combattimento. Di un gruppo sterminato di amici senza nome – ma con tanti nickname – che guardano assieme film e li commentano a colpi di Twitter. Di una fede.

 

Di certo non esiste nulla di simile in rete (almeno in Italia).

 

Abbiamo incontrato Nanni a Carpi, suo paese natale, pochi giorni prima del Rocky day. Su di lui avevamo solo qualche sua foto con gli immancabili Ray-ban a specchio e qualche stralcio dalla sua biografia ufficiale (“Nannibal “Nanni” Cobretti nasce da genitori umani ma cresce in laboratorio come cavia per un esperimento militare che consiste nell'obbligarlo quotidianamente a proiezioni coatte di una selezione enciclopedica di film violenti del glorioso ventennio (’73-’93). […] Risiede ufficialmente a Londra, dove si ostina a non mollare la sua professione quotidiana di poliziotto privato nel Murder Mile di Lower Clapton”).

 

Lo abbiamo riconosciuto subito. Identico alla foto. E davanti a due birre (a testa) ci siamo fatti raccontare la storia de i400 calci. E un po’ anche la sua.

 

Quando nasce i400Calci?

Era il gennaio del 2009. La leggenda racconta che il blog sia nato come reazione allergica al trailer di "500 giorni insieme", un film romantico - che ovviamente non ho mai guardato e mai guarderò – costruito per avere un appeal per un certo target indie/alternativo, un mezzo musical con protagonista un tipo che si innamorava di una perché entrambi ascoltavano gli Smiths... Sino a quel momento guardavo i film di cui oggi parlo, action e horror, ma sperimentavo anche altri generi.  Dopo aver subito quel trailer mi sono detto 'basta, non ne vale più la pena, bisogna fare qualcosa'. Ed è così che è nato i400Calci.

 

 

La prima incarnazione del blog era soprattutto action.

Esatto. Quando sono partito volevo scrivere solo di film d'azione e quindi contrastare pellicole alla "500 giorni insieme" raccontando di Stallone, Bruce Lee, Van Damme, ecc. Storicamente sono cresciuto con quei film, ma il cinema mi piaceva tutto e ho guardato di tutto. Poi è arrivato il momento in cui ho capito che era inutile perdere tempo con un certo tipo di pellicole che non mi dava nulla.

Ero convinto di essere uno dei pochi che ancora ricordava quei film, e ho aperto il blog per vedere se qualcuno mi veniva dietro. Poi due giorni prima di metterlo online ufficialmente ho deciso di inserire anche l'horror, che amavo allo stesso modo. Volevo parlare di due generi bistrattati, che normalmente venivano smontati per principio da un certo tipo di critica incapace di dare un giudizio che andasse oltre la superficie tematica. Per Commando, ad esempio, i critici si limitavano a dire che era un film dove si ammazzavano tutti dall'inizio alla fine. Nient'altro. E che quindi era mediocre di default. Ma a me ovviamente non bastava: volevo sapere se si ammazzavano bene o male, volevo un parere di qualcuno che amasse e conoscesse il genere e sapesse apprezzarne lo spirito e la professionalità e dedicargli la stessa attenzione che si dà ai film considerati più "seri". Per questo ho aperto il blog, per far vedere che si poteva parlare in modo appassionato di action o horror anche capendone di cinema in generale, senza sembrare dei completi deficienti.

 

In rete il cinema di genere era in qualche modo già trattato.

Il problema era che da un lato c'era un tipo di critica generalista che snobbava o dimenticava certi titoli, mentre dall'altro c'erano i siti specializzati fatti da appassionati che guardavano esclusivamente, ad esempio, la coreografia dell'arte marziale, andando un po' troppo sul tecnico specifico. O ancora c’erano riviste come Nocturno - che, ci tengo a precisarlo, stimo un casino per la gran conoscenza del genere e gli spettacolari approfondimenti - in cui, per rivalutare certo horror, tendono a ribaltarne completamente la prospettiva e dire che sono dei capolavori totali. Beh, no, calma, i film di registi come, ad esempio, Cozzi, Lenzi, Deodato o anche Argento hanno sicuramente un sacco di cose per cui vale la pena guardarli, aspetti interessanti, creatività, spesso una visione personale, ma non sono per forza capolavori totali. Sono film coi loro pregi e difetti. Ma certi siti specializzati se non possono dire che un film è un'opera d'arte perfetta si sentono intimiditi a parlarne. Mancava qualcuno che dicesse "non ti prendo per scemo, gli attori sono pessimi e i dialoghi fanno schifo, ma le morti sono spettacolari. Guardalo per quelle".

 

Nei 400 calci in effetti emerge la passione e soprattutto l'onestà nell'approcciarsi a un film.

Ti ringrazio.

 

La capacità di scrittura e analisi dei redattori ha dato valore e forza al progetto. Come hai formato il gruppo?

Prima di partire avevo già organizzato la squadra di redattori, perché sapevo che se avessi portato avanti il progetto tutto da solo mi sarebbe passata la voglia in fretta. Ho contattato i miei critici preferiti, che sapevo apprezzavano il genere e condividevano un certo modo di scrivere, e ho formato la prima squadra. C'eravamo io, Casanova Wong Kar-Wai, Wim Diesel, Dolores Point Five e Jean-Luc Merenda. Ognuno da subito ha mostrato uno stile capace di far emergere una personalità ben precisa. Questo per me era fondamentale: non ho mai voluto dare una linea editoriale rigida al blog, sapevo che potevamo avere anche giudizi diversi sui film, ma che tutti eravamo in grado di apprezzare action e horror senza pregiudizi e motivare le nostre scelte. Se non mi avessero detto sì probabilmente non sarei partito.

 

Oltre all'horror e all'action, il blog ospita anche eccezioni meritevoli.

Già, le eccezioni meritevoli. Ho usato questa sorta di via d'uscita formale perché incasellare un film in un genere è oggi sempre più difficile. Sul blog diamo spazio, ultimamente tanto, anche alla fantascienza, al western, a thriller o gialli, sempre però puntando su titoli che possono piacere a chi apprezza un certo tipo di valori cinematografici o che vale la pena vedere.

 

Come hai scelto il nome del blog?

E' stata letteralmente la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho iniziato a pensare a un nome per il sito. L'ho buttata in mail agli altri, i quali mi hanno confermato che era perfetto, e così è rimasto. Oggi so che si è trattata di una misteriosa forma di ispirazione divina.

 

Una delle caratteristiche più bizzarre dei 400 calci è la valangata di tag che utilizzate per ogni film.

Mi piaceva l'idea di mettere un sacco di tag inutili, di taggare qualsiasi stronzata fosse nel pezzo. Ad esempio ho scritto di un film ambientato in Birmania in cui a un certo punto il protagonista entra in un taxi e il taxista fa il simpaticone. L'ho subito taggato "taxisti buffi dalla Birmania". È evidente che sarà parecchio difficile che un qualsiasi altro film che recensiremo possa avere un tag così…

Ammetto che la cosa ci ha un po' preso la mano e ora abbiamo circa 20mila tag diversi... L'archiviazione dei pezzi è ingestibile ma mi diverte molto taggare qualsiasi cosa estemporanea nel post, come se potesse ricapitare. Poi è ovvio che alcuni ricapitano. Ci sono tag storici come Maccosa, Lo Sbaglio che sono dei classici. Comunque per ogni pezzo ci sono tag nuovi.

 

Il Maccosa è quasi diventato virale…

“Maccosa” (che sta per “ma cosa stai facendo?!?”), introdotto da Casanova, oggi si è sparso per l'Internet. Una grossa soddisfazione è stato vedere che addirittura Leo Ortolani lo ha iniziato a utilizzare nei suoi fumetti.

 

Parlaci dei Premi Sylvester.

Tutti i siti a fine anno devono fare la classifica dei migliori film. É una cosa che non mi è mai piaciuta, non ha senso. La mia idea era quindi quella di segnalare quello che ci era piaciuto di più o di meno e poi far votare i lettori, lasciare a loro il compito di mettere in fila le cose. É il nostro modo di fare le classifiche senza fare le classifiche. La scelta del nome è stata facile: c'era già pronta la statuetta per i vincitori, da Rocky III, bastava dipingerla d'oro. E poi ci piaceva utilizzare un nome di persona, sulla scia degli Oscar.

 

Qual è la tua categoria preferita?

Una delle categorie che mi dà più soddisfazione è il "Premio Bravo". A volte capita di vedere un film dove c'è un attore che fa una comparsata di pochi secondi, però lo vedi che dà il top di se stesso, che magari esagera anche in quel minuscolo ruolo ma che ci crede, che cerca di farsi notare, quasi il suo fosse un grido di attenzione. Il Premio Bravo viene assegnato a lui, all'attore o attrice che dà il massimo in un ruolo inutile. Il prototipo, l'esempio perfetto c'è in “Basic instinct”, nella scena in cui Sharon Stone apre le gambe. In realtà non si vede nulla, anche se tutti ci abbiamo perso diottrie su diottrie, ma la scena rimane impressa grazie ai controcampi sul tipo che guarda quell’accavallamento ripetuto di cosce e inizia a sudare. È lui che dà valore alla scena, che con la sua reazione ostentata ti convince che sta succedendo qualcosa di incredibile anche se non riesci a vederlo. Lui è il “Bravo” per antonomasia. Altro classico sono le possedute nei film con esorcismi. Ad esempio nel “Rito” con Anthony Hopkins c'era questa attrice, Marta Gastini, che doveva fare la posseduta. Un ruolo ingrato perché devi solo contorcerti in maniera intensissima ed esagerata, e non fai altro nel film, due minuti in cui devi sembrare fuori dal mondo. Il Premio Bravo è per lei il doveroso premio di consolazione.

 

Qual è stato il momento che ricordi con più soddisfazione per i400Calci?

Sicuramente il Premio Sylvester dato a Peter Dinklage. É stato inaspettato. Un amico ci aveva scritto segnalando che Dinklage sarebbe andato a Chiambretti Night. Abbiamo contattato la trasmissione, con la massima umiltà, scrivendo che eravamo grandi fan dell'attore e volevamo qualche minuto con lui per consegnargli un premio. Beh, è saltato fuori che gli autori della trasmissione seguivano regolarmente i400Calci. E ci hanno invitato in studio per dargli il premio durante la trasmissione.

 

400tv. Ovvero un film in dvd fatto partire nello stesso momento da chiunque voglia partecipare all’evento e tutti a commentare via Twitter. Una visione collettiva a distanza che sta dando risultati straordinari.

È stato un esperimento che non credevo andasse tanto bene. Era una cosa che facevo a livello puramente privato: ogni tanto mi beccavo con degli amici a distanza per guardare un film assieme commentando lo su Skype. Visto che era una cosa che riusciva simpatica, abbiamo provato a replicarla con un pubblico allargato. Ovviamente c'erano degli impicci pratici che non ero sicuro la gente avrebbe avuto la voglia e la pazienza di superare, tipo procurarsi il film, sincronizzarsi allo stesso secondo per partire… e invece la risposta è stata ottima. La soddisfazione è che ogni volta arriviamo nella top ten di Twitter nonostante sia un'esperienza abbastanza "chiusa". Non stupisce che X Factor arrivi ai primi posti, è una trasmissione che tutti conoscono, e anche se sei la persona più asociale del mondo ti basta accendere la tv e commentare dal tuo divano senza fare grossi sforzi. Invece per seguire 400tv devi conoscere il sito, devi avere il film, e quindi devi organizzarti prima. Oltretutto non è il tipo di hashtag che riconosci subito. O sai cos'è I 400 calci o non capisci di cosa si tratta. Per questo i risultati sono davvero inaspettati e sorprendenti anche per noi.

 

Qualche rubrica nuova nel cassetto? Qualcosa tipo lo scontro con Roberto Recchioni a colpi di recensioni su Tony Scott dell'anno scorso?

Abbiamo in programma una retrospettiva molto approfondita su un regista "grosso". Ci stiamo lavorando.

 

 

Prima delle ultime domande, raccontaci qualcosa di te. Come sei finito da Carpi a Londra?

Sette anni fa avevo deciso di passare qualche mese in inghilterra per migliorare un po' l'inglese e magari mantenermi con qualche lavoretto. Ho trovato quasi subito un modo per campare tranquillo e sono ancora là. A Londra mi sono trovato e mi trovo bene. Si adatta al mio stile: devi sopportare il caos ma in compenso hai un'offerta sterminata di cose da fare, vedere, sentire.

 

Cosa ti manca di più della bassa modenese?

Le solite cose: il caldo, il cibo, gli amici, la famiglia, il fatto di andare in auto da un posto all'altro in dieci minuti, mentre a Londra in dieci minuti esci al massimo dal quartiere. Atra cosa che mi manca, è il poter decidere nel weekend, anche all'ultimo minuto, cosa fare, mentre a Londra devi organizzarti molto prima, anche mesi prima, perché gli appuntamenti più interessanti vanno subito sold out.

 

Torniamo agli affari cinematografici. E indaghiamo sulla nascita di Nanni Cobretti. C’è un film che ha segnato le tue visioni successive?

Un film preciso non me lo ricordo. Sono cresciuto con quella roba lì, coi film di Bruce Lee, di Schwarzenegger e Stallone. Però ricordo bene il film che mi ha fatto abbandonare gli altri generi... La prima volta che sono uscito da un cinema a metà film è stato per "Underground" di Kusturica, che non è di per sé il film più brutto del mondo, anzi, però è stato quello che per la prima volta, dopo un'ora, mi ha fatto dire "ma cosa sto guardando? Perché devo perdere tre ore a guardare questa roba qua".

É stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Da ragazzino la voglia di fare il critico l'avevo e guardavo un po' di tutto. Dopo "Underground" mi son detto che se per fare il critico di professione dovevo sorbirmi quella roba lì, allora era il caso di fare altro nella vita.

 

So che non ami le liste, non ti piace mettere in fila le cose, ma una top five, o, meglio, la segnalazione di cinque film action, non per forza i migliori, che per Nanni Cobretti bisogna almeno una volta nella vita vedere, ti va di farcela.

"Commando", "I guerrieri della notte", "Hard Boiled", "The Raid" e "Trappola di cristallo". Su questi direi che c'è poco da discutere.

 

Tanti classici e un film nuovissimo ma già cult: "The Raid".

É stato una scoperta. Un film di cui si parlava tanto in rete, proiettato al Sundance, oltretutto un festival non specializzato, che solitamente disdegnava i film di genere, eppure amato e apprezzato da pubblico e critica. Mi ci sono avvicinato pieno di dubbi, temendo che fosse uno di quei film che ultimamente si vedono sempre di più, sulla carta d’azione ma in realtà non pensato per gli appassionati. E invece è proprio quel film più unico che raro che piace a tutti. Ci sono botte dall'inizio alla fine ma fatte bene, e un appassionato le gradisce di sicuro, poi c'è tensione, una regia perfetta, una trama essenziale ma non scema o tirata via: é un film praticamente perfetto.

 

La tua recensione a “The Raid” sui 400 calci non è passata inosservata, e qualche mese fa ti è arrivata una proposta...

Per un annetto o due l'ho pompato molto, scrivendo ovunque che meritava una distribuzione italiana. Chi alla fine è riuscito ad accaparrarsi i diritti del film mi ha contattato e chiesto di mettere la mia recensione nel DVD e nel Blu-Ray dell'edizione italiana. Per me è davvero il top, perché è il mio film preferito degli ultimi dieci anni e in un certo modo mi premia anche per tutto quello che ho fatto per far conoscere il film. Un film che, ripeto, se sei appassionato di botte la prima volta che lo vedi godi come un matto per le mazzate che si tirano, ma già a una seconda visione lo apprezzi per tutto, per la regia, la tensione costante, la storia che racconta. Quando l'ho visto al cinema veniva proiettato assieme ad "Hard Boiled" di John Woo, quel grandissimo film che nell'ultima ora offre sparatorie e ammazzamenti senza sosta. Beh, è successa una cosa strana: a vederlo dopo "The Raid" mi pareva sempre un capolavoro. Ma iniziavo a far caso ai tempi morti...

 

Cinque segnalazioni horror?

"Non aprite quella porta" è in assoluto tra i miei preferiti, poi "Zombi" di Romero, "La casa" di Raimi, "La cosa" di Carpenter e... aggiungici pure il "Nosferatu" di Murnau tanto per fare il fighetto. No, a parte gli scherzi, non è un film che ho rivisto mille volte, ma la prima ancora me la ricordo. Era terrificante, pensare che un film del '22 facesse così impressione è incredibile. Certo, che è brutto pensare che questi cinque capolavori che ti ho elencato hanno già avuto tutti dei remake…

 

Il regista più sottovalutato?

A me verrebbe da dire Michael Bay, che tutti ritengono un cagnaccio o uno dei peggiori registi viventi. Ovviamente non lo è, e anche se ci sono un sacco di cose che lui fa malissimo, che non ci prova nemmeno a rendere decenti, che gestisce come il peggiore dei dilettanti, quando fa le scene d'azione è unico. Se guardi la sua composizione dell'immagine puoi vedere che il suo gusto per la fotografia, la coreografia e le scene spettacolari è disumano. Scrivo spesso sul sito che molti kolossal fanno scene d'azione della madonna, che ti soddisfano, ma quando guardo le sue mi casca davvero la mascella, è un bombardamento di immagini incredibili. Potresti fare un fermo immagine qualsiasi di una sua scena d'azione e ci verrebbe un quadro, qualcosa di spettacolare da guardare. Il suo problema è che le monta troppo in fretta e fai fatica e seguirlo. E mi spiace che non gli venga riconosciuta questa capacità, quest'occhio fuori dal comune.

 

Il regista più sopravvalutato (anche se chi ti legge non fa fatica a immaginare la risposta…)?

Vabbè, Nolan, si sa... In verità io l'ho sempre apprezzato e mi spiace che tutti siano convinti che lo odi. Ho tutti i suoi film in Blu-Ray e non mi capita per tutti i registi che seguo. Però è un autore che ha ipnotizzato a tal punto gli spettatori e la critica che qualsiasi film ora realizza passa a priori per un capolavoro anche se ha difetti enormi. Ha un talento esagerato per certe cose, per l'epica che riesce a mettere nelle storie, per gli aspetti intriganti che inserisce nelle trame, e ha avuto il grande pregio col Cavaliere oscuro di fare un film sui fumetti adulto e di tracciare la strada anche per le produzioni che sono seguite. A mio parere però si fissa con una certa rappresentazione verosimile delle cose per cui cura certi dettagli, certe spiegazioni su dettagli quasi inutili e magari lascia dei buchi incomprensibili e incoerenti. Tipo “questa cosa so come spiegarla, e te la spiego bene, questa no, e faccio finta di niente”. A me dà fastidio, perché a questo punto preferisco un film che non spiega niente di niente o uno che si prende il fastidio di ammettere che il film non è credibile per una serie di motivi, ma almeno spiega gli interrogativi più grossi cercando di dare un senso generico al tutto e lasciando da parte le cose secondarie. Invece Nolan magari si impegna per spiegare dettagli minimi, minuzie tipo Bruce Wayne che ordina gli elmi da una parte e le corna dall'altra così li incrocia lui evitando che altri capiscano che sta creando la maschera di Batman, ma fa finta di nulla ad esempio su come ha fatto ad andare dal deserto del Marocco a Gotham City a piedi o su chi ha costruito e come la bat caverna…

 

Un film da rivalutare o riscoprire?

Ultimamente ho rivisto "Non aprite quella porta 2", un film bistrattatissimo senza un perché. É diversissimo dall'originale, che è un classico dell'horror, minimalista, quasi senza musica, con queste lunghe riprese che rendono il tutto realistico e spaventoso. Il secondo invece è una mezza farsa, macabra, con un sacco di punti demenziali, sangue esagerato. É completamente diverso dal primo, e ci può stare che alla gente non sia piaciuto, ma se lo prendi a sé è divertentissimo. "La casa dei 1000 corpi" di Rob Zombie, che in tanti amano, è in pratica lo stesso film, lo stesso misto di violenza e demenziale, una trama quasi identica, addirittura lo stesso protagonista. Quasi un remake non autorizzato. Ricordo che una volta al Frighfest a Londra ho seguito un'intervista al regista, Tobe Hooper, in cui gli chiedevano dei suoi film anni '80, e lui chiedeva di cambiare domanda, perchè in quegli anni per quanto si ricordava c'era solo droga e niente altro... Hehehe...

 

Il tuo attore feticcio?

Sono cresciuto con Stallone e Schwarzenegger, ma a parte i Rocky e i Rambo apprezzavo più Schwarzy perché aveva senso dell’umorismo e riusciva a indovinare quel tipo di film che avrebbe funzionato, era solido anche senza di lui. Lui poi dava sempre quel qualcosa in più. Non è un caso che i Terminator o i Predator abbiano avuto sequel in cui non era presente, al contrario dei film di Stallone. Poi sono particolarmente affezionato a Van Damme , che sono riuscito a seguire sin dall’inizio della carriera. La prima volta che l’ho visto mi sono accorto che mi trovavo davanti a un altro livello di cinema d’azione. Era una cosa strana, l’esatto contrario di Chuck Norris: faccino delicato, fisico da culturista, agile in maniera insospettabile e fuori dall’ordinario. Sì, bene o male gli ho voluto e continuo a volergli tanto bene…

 

Ultima domanda: una colonna sonora per leggere questa intervista?

Amo l’hard rock americano anni ’80. Una canzone dei Ratt può andare, dai…

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