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“DALLA NEBBIA ALLE NUVOLE” – INTERVISTA A BERNARDO MORANDUZZO

creato da Luca Fiorini ultima modifica 26/04/2013 16:00
Un anno di preparazione e uno di impresa. Quasi 14.000 km in bibicletta. In due. Per arrivare in Asia, partendo da Modena

Non due ciclisti, ma una coppia di cicloesploratori. Non un’ambata di viaggiatori quadrupedi, ma una rodata crew di scopritori a due ruote ed enne energie. Stradanove intervista Bernardo Moranduzzo, fiorentino classe 1979 residente a Modena, che dalla città della Ghirlandina, assieme alla sua compagna di vita e di viaggio, Marcella Stermieri, è partito, il 18 ottobre del 2009, per raggiungere la Cina in bicicletta, in un anno di tempo, percorrendo “ruota nella ruota, 13.923 km di fango, polvere e asfalto”.

 

Un’impresa descritta in un blog, prima e durante, e in un libro, al ritorno. Per raccontare, rendicontare, l’umore e l’amore – quello per la natura e le varietà paesaggistiche, le diramazioni impreviste ed il fascino delle diverse culture - che dall’Emilia li ha spinti, Bernardo e Marcella, là fino a Lasha, in Tibet.

 

Un anno di preparazione per raggiungere l’altopiano himalayano: come vi siete allenati? Quali pratiche sportive, alimentari, comportamentali avete adottato?
Abbiamo semplicemente continuato a fare ciò che abbiamo sempre amato fare: andare in montagna a fare camminate, corse, mountain—bike, arrampicate. Nessun allenamento speciale, specifico, ma solamente la voglia di stare a contatto con la natura.

 

Da chi è partita l’idea del viaggio?

Fin da adolescente, ho sempre desiderato fare un grande giro in bicicletta. Crescendo, gli anni hanno sedimentato il mio spirito di iniziativa, e questo mio sogno è come evaporato. Finché Marcella non è riuscita a risvegliarlo. E assieme, siamo partiti.


Come hai risposto all'nvito?
Con una parola: "partiamo".

 

La reazione dei familiari alla vostra dichiarazione di intenti.

Quando abbiamo detto loro che avevamo in serbo una grossa sorpresa, hanno pensato che Marcella fosse “in dolce attesa”. E invece, ad attenderci entrambi, era una impervia impresa: pedalare per quasi 14.000 km!

 

Avevate esperienze pregresse sul campo?

Dal 30 luglio al 30 agosto 2005, abbiamo compiuto “Ravno Sarajevo”, un viaggio in bicicletta da Trieste a Bar, nel Montenegro, in cui abbiamo attraversato, in un mese, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina (Sarajevo, Mostar), percorrendo 1.381 km. Nell’agosto 2006, è stata la volta della “G.E.A." (Grande Escursione Appenninica), un viaggio a piedi di un mese circa, con partenza da Sansepolcro e arrivo a Pontremoli attraversando i paesini,  i crinali e le vette dell'Appennino Tosco-Romagnolo. Chilometri percorsi: 430. Dal 31 luglio al 28 agosto 2007 “Havash, havash”, viaggio in bicicletta da Durazzo (Albania) a Istanbul (Turchia) in cui, in un mese, abbiamo scollinato i confini di Albania, Macedonia, Bulgaria e Turchia, macinando complessivamente 1.346 km. Infine, nei mesi di maggio e agosto 2008, è stata la volta di Transapuanica e Translagorai : due brevi viaggi a piedi di una settimana nelle Alpi Apuane e nella catena dei Lagorai, nel Trentino sud-orientale.


L'elemento che più temevate?

La pioggia ed il freddo, ma l'elemento atmosferico che ci ha infastidito di più, a conti fatti, è stato il vento.

 

L’aspetto che, invece, vi rassicurava?

Non saprei. A ben pensarci, forse, non ci rassicurava assolutamente nulla. Anzi. Per un ansioso come me, di natura, immagina…

 

La terra più sorprendente e quella più ostile.

La più sorprendente: il Tajikistan, così impervio e fitto di montagne. La più ostile: nessuna in particolare, ma i deserti del Turkmenistan e soprattutto il Taklimakan (uno dei deserti cinesi) ci hanno messo a dura prova.

 

La popolazione più accogliente.

Senza ombra di dubbio, quella iraniana.

 

Gli imprevisti.

Quando mi sono schiantato con la bici su un gard-rail in Turchia, o quando Marcella si è ammalata in cima ad un passo di montagna, in Asia centrale. Oppure quando ci hanno bloccati e impossibilitati a lasciare il Tajikistan, e noi lì fermi sulla frontiera a 4300 metri.

 

Il blog: come ve ne siete serviti?

Lo aggiornavamo il più possibile, non appena trovavamo un internet caffè. È stato un ottimo strumento per rimanere in contatto coi parenti e gli amici, i quali, con i loro messaggi, ci hanno dato costantemente una carica pazzesca.

 

Il libro: a cosa ambisce?

Il libro, inizialmente autoprodotto, ora edito dalla casa editrice TreSogni, è un romanzo di viaggio scritto subito dopo il viaggio, appena tornati a casa. In esso ho cercato di far rivivere le emozioni, le fatiche, le pene e le soddisfazioni del nostro peregrinare.

 

Il viaggio ha cambiato la vostra vita?

Difficile dire in cosa e quanto ci abbia cambiati. Sicuramente è stata un'esperienza incredibile, entrata dentro di noi in maniera unica, indelebile.


E quella di coppia?

Ci ha dato grande forza. E uniti più che mai.

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