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[Esclusivo] Stradanove intervista i Simons

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 26/11/2016 13:31
Modenesi, tutti giovanissimi, hanno conosciuto la popolarità grazie alla partecipazione ad “Amici”. Sfuggono a schematismi ed etichette e ai talent snob rispondono: “Ciò che conta per chi fa musica, è trovare il modo per emergere. Se lo fai in un programma TV che male c’è?”

Si chiamano Mattia, Emanuele, Leonardo,  Jason e Guglielmo e insieme formano i Simons.

Il loro nome prende ispirazione da un gatto (Simone, il fedele amico a quattro zampe del frontman Leo), sono modenesi e sono stati “Amici” di Maria nell’Ed. 2013-2014.

Fare musica per loro è soprattutto una passione: “Non ci interessano i soldi, per noi suonare è come una droga, una droga innocua!

 

Ironici, scanzonati, irriverenti, anticonvenzionali (“Il nostro sound? Electro-pop o funky-pop, chiamatelo come vi pare, noi vogliamo solo che sia originale, lontano dal bel canto tradizionale italiano”), non amano prendersi mai sul serio. Artisticamente indipendenti pur non escludendo la possibilità di collaborare un giorno con un’etichetta discografica (“Solo un pazzo direbbe di no!”), sono amatissimi dal pubblico, soprattutto quello dei più giovani tanto che sui social vantano numeri da fare invidia a colleghi più blasonati: la loro pagina Facebook conta oltre 30.000 like,  il video del loro ultimo singolo “Vieni con me (1980)” sfiora addirittura le cinquantamila visualizzazioni.

Un consenso, virtuale e non, segno di un affetto ed una simpatia sinceri che i Simons, con la loro genuina spontaneità, sono riusciti a guadagnarsi già dai tempi della loro partecipazione, nel 2013, al Talent Show di Canale 5 “Amici” dove la loro prematura eliminazione fu accompagnata da accese proteste da parte di chi invece li sosteneva. Nessun rimpianto però per il frontman Leo che con una punta di autocritica anzi confida: “Ce la siamo meritata! Ci sentivamo un pò dei pesci fuor d’acqua, facevamo fatica a sottostare alle regole e alle dinamiche del programma, che in quanto televisivo, è giusto che debba avere”.

Un passato, quello televisivo, che i Simons a differenza di altri colleghi non rinnegano anzi rivendicano con orgoglio: “È stata un’esperienza “fighissima” che ci ha permesso di conoscere un sacco di persone con cui siamo in contatto ancora oggi, come per esempio i Dear Jack!” e agli snob che ‘ghettizzano’ chi proviene dal mondo dei Talent, risponde: “Per chi fa musica come noi la cosa importante è riuscire ad emergere, trovare un canale promozionale attraverso cui farti conoscere e fare conoscere il tuo prodotto. Che poi sia Amici, X-Factor o il bar sotto casa, che importa? La musica è condivisone, è emozione, e se viene data la possibilità di farla è un bene per tutti, non vedo perché debbano esserci pregiudizi”.

 

Non solo Talent però nel curriculum dei Simons, ma anche, anzi soprattutto, tanta gavetta: dall'odore degli scantinati, nei pomeriggi a schitarrare sognando di riempire i palazzetti,  alle prime esibizioni nei locali della città. Alla base tanta determinazione e spirito di sacrifico pur di inseguire un sogno che all'inizio sembrava irraggiungibile: “I primi tempi è stata dura, per un periodo abbiamo lavorato anche in un ristorante per autofinanziarci il nostro primo videoclip. Nonostante le difficoltà iniziali però, non abbiamo mai smesso di crederci e alla fine il nostro momento è arrivato. Il primo contratto è arrivato dopo cinque anni ma il duro lavoro e un pizzico di sana fortuna alla fine hanno premiato”. Fondamentale l'incontro con il “valutatore” nonché uomo chiave del progetto di sostegno alla creatività giovanile modenese Sonda, Marco Bertoni: “È stato un po' il nostro guru. Lui è stato uno dei primi a credere in noi, nel nostro progetto. All'epoca quando abbiamo iniziato a suonare nei locali di Modena eravamo veramente poco più che ragazzini. Lui si è messo in gioco per noi e con noi, dandoci la possibilità - come per tanti altri artisti emergenti - di farci conoscere”.

 

Nel 2014 il primo album “Quattro”, “Molte delle canzoni che sono all’interno dell'album sono state scritte parecchi anni prima rispetto alla pubblicazione, è stato come se avessimo aperto un quaderno, una sorta di diario dei ricordi”.

cover SimonsTra le tracce anche l’ultimo estratto “Vieni con me (1980)”, un salto negli anni Ottanta che i Simons hanno voluto raccontare con ironia e leggerezza, quella stessa leggerezza che cercano sempre di trasferire attraverso la loro musica: “Per noi la musica ha una sorta di  potere terapeutico e ci piace l'idea che sia così anche per i nostri ascoltatori. Vieni con me è anche questo. È il racconto ironico e scanzonato di un'epoca in cui tutto era possibile mentre oggi sappiamo che non è più così. Per fortuna che il diritto di sognare non ce lo può ancora negare nessuno..

 

Nonostante la giovane età i Simons dimostrano di avere le idee chiare e quando gli chiediamo quali siano le loro ambizioni artistiche, Leonardo, voce del gruppo, ci risponde senza esitare: “Vogliamo avvicinare sempre  più persone al nostro progetto, riempire tra qualche anno gli stadi e i palazzetti alla Vasco Rossi. Ci sentiamo musicalmente pronti per competere a livello internazionale e se avessimo il pezzo giusto magari potremmo anche andare a Sanremo!

 

Non solo autorato però nei piani dei Simons che ammiccano anche ad un futuro da produttori: “Il nostro obiettivo non è solo scrivere per noi stessi ma ci sentiamo di poter funzionare anche da un punto di vista  produttivo anche per altri artisti. Non sarebbe la prima volta d’altronde”.

Oltre alla musica però, nelle vita di tutti i giorni dei Simons c’è di più: “Quello che la maggior parte delle persone non sa è che abbiamo anche un’agenzia di comunicazione, in cui lavoriamo io e Gugo (àlias Guglielmo Gibertini). Il mondo digitale è il nostro pane quotidiano e oltre a creare contenuti digitali per la nostra band, lo facciamo anche per altri (insospettabili) artisti”.

 

A volte la celebrità, si sa, può dare alla testa e rovinare uno degli aspetti più belli dell'essere famosi: il rapporto con i fans. Un rischio che per i Simons sembra però non esserci: “Non ci piace chiamarli fans, noi li vediamo più che altro come delle persone che condividono la nostra passione e con il loro supporto ci permettono di fare semplicemente il nostro lavoro. Strumenti come FB da questo punto di vista per noi sono importantissimi perché ci permettono di mantenere un contatto diretto con il nostro pubblico, di interagire con loro e renderli partecipi di tutto ciò che facciamo. Nei giorni scorsi, ad esempio, abbiamo lanciato un contest che si chiama Baretto Tour, attraverso cui le persone che ci seguono hanno potuto votare le città nelle quali avrebbero voluto che noi ci fossimo esibiti. Alla fine ne abbiamo scelte 4 e sono Verona, Padova, Firenze e Roma. Oltre che in queste suoneremo però anche in altre città del Nord Italia mentre da Gennaio voleremo anche al Sud con concerti in Puglia, Campania e forse anche Sicilia! Molte di queste date, ci teniamo a sottolinearlo, sono assolutamente gratuite”.

 

Belli, bravi, dediti al lavoro ma anche umili. E se chi legge quest’intervista sognasse un giorno di imitarli? Il saggio Leo senza esitazioni avverte: “Siate sempre voi stessi e non abbiate fretta perché il proprio momento prima o poi arriva”. 

E se lo dicono loro..

 

Per conoscere tutte le date del Baretto Tour visitate la pagina 

https://www.facebook.com/simonsband/?fref=ts

 

Per vedere il video di “Vieni con me(1980)”

https://www.youtube.com/watch?v=o3cY_x7A3JM

 

#amici #ascoltasimons #ballasimons #noneavretemaiabbastanza #talentimodenesi

 

 

Cristina Capruzzi

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