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[TALENTI MODENESI] ALESSIO IARRERA

creato da Giovanni Scalambra ultima modifica 07/06/2013 10:22
L'esordio letterario con una fiaba horror che profuma di natura e mistero. Una passione per la scrittura che lo rende prodigo di idee e storie: il nostro talento modenese della settimana è lo scrittore Alessio Iarrera

Alessio Iarrera vive nella bassa modenese, in uno dei paesi (San Prospero) diventato suo malgrado “famoso” per essere stato pesantemente ferito dal terremoto dello scorso anno. 38 anni, una laurea in giurisprudenza, una passione sconfinata per il cinema e la scrittura.

Prima del suo esordio letterario con “Il racconto dei boschi” (Montang editore), aveva scritto sceneggiature cinematografiche, racconti horror e testi teatrali.

La voglia di raccontare, le idee originali e la capacità di rendere viva, reale una storia sono i suoi punti di forza.


Presenta a Stradanove "Il racconto dei boschi".

 

E' il racconto di una leggenda di montagna, una rivisitazione in chiave fiabesca di una storia narrata oralmente e della quale ho preso lo spunto tematico. Tutto il resto invece, storia compresa, è farina del mio sacco. Protagonista è Beppe, quel tipico montanaro solitario che diffida delle novità, gli piace stare tranquillo nella sua casetta perduta tra i boschi e le poche volte che esce va al bar, dove gradualmente ma giusto per passare quelle interminabili giornate si mette a giocare a briscola coi pochi avventori. E proprio al bar apprende che una ragazza ha comprato una fattoria vicino a casa sua, una casa che nessuno ha mai voluto proprio perchè in una zona piuttosto impervia. Beppe allora non riesce a desistere dalla curiosità di conoscere la nuova vicina soprattutto perchè lei è bellissima, sola, dal nome straniero, e di conseguenza misteriosa. Dal loro incontro in poi le cose cambieranno sia per Beppe sia per la misteriosa ragazza che si chiama Falabra. I due impareranno che non si può restare sempre da soli e qualche volta è meglio fidarsi l'uno dell'altra condividendo magari terribili segreti ma a fin di bene. Da quell'avventura Beppe uscirà cambiato e saprà essere più aperto verso gli altri mentre Falabra imparerà a fidarsi delle persone che le vogliono bene anche se la natura deciderà diversamente il suo destino. Con la scusa dell'horror viene trattato un tema forte come la solitudine e le regole del genere vengono ribaltate dando alla storia un percorso e un finale inaspettato.

 

Più che un romanzo o un romanzo breve, un racconto (come si evince anche dal titolo) lungo. Che differenza stilistica o concettuale c'é tra i due modi di impostare una storia?

Penso si tratti di un fattore di durata espressa in quantità di pagine. Un racconto di solito non supera le trenta cartelle, e qui parliamo di racconto vero e proprio per differenziarlo dal racconto breve che non va oltre le cinque cartelle e il lungo che invece arriva fino a cinquanta. Il romanzo breve invece arriva fino a circa centocinquanta cartelle e il romanzo vero e proprio dalle centocinquanta in poi. Ovvio che la storia raccontata debba essere contenuta nel limite imposto che non deve essere inflessibile ma adeguato alla storia stessa. Il limite di pagine serve all'autore per capire il taglio da dare alla storia stessa. Se un autore vuole scrivere un romanzo sa già di dover impostare una storia di largo respiro, che sia in un certo senso adeguata al formato scelto per raccontarla. Il racconto invece deve essere "veloce" ma anche qui è l'autore a scegliere il formato adatto. L'impostazione della storia, almeno in fase di prima stesura, non deve risentire di limiti, poi durante la revisione molte cose vengono cambiate, eliminate e aggiustate riducendo ulteriormente la mole di quanto s'è scritto in precedenza.

 

Prima di questo libro, avevi partecipato (vincendo) a diversi concorsi letterari.

Sì, si trattava più che altro di concorsi per racconti. Sono arrivato al terzo posto del concorso Altri Mondi bandito dalla casa editrice Montag, che poi in seguito ha pubblicato Il racconto dei boschi. Ho anche vinto il Bassascript con una sceneggiatura tratta dal racconto di Dino Buzzati I giorni perduti. Partecipare ai concorsi è un po' la prova del nove per l'autore esordiente, e s'impara moltissimo anche se non si vince o non si viene selezionati. L'importante è non tenere il proprio lavoro nel cassetto e provare a mandarlo a un concorso. Se il lavoro è valido anche se magari non viene premiato può essere preso in considerazione e venire pubblicato lo stesso quindi si tratta di un'occasione in più per mettersi alla prova.

 

L'horror, il mistero, l'elemento insolito sono ingredienti che non mancano mai nella tua scrittura.

Sono il mio pane quotidiano. Li ho amati già da bambino quando non avevo neanche cinque anni e alla televisione hanno trasmesso quel capolavoro che è Trilogia del terrore di Dan Curtis. Mia madre non voleva che guardassi la bellissima attrice Karen Black inseguita dal feticcio Zuni nell'episodio intitolato "Amelia" ma io volevo sapere a tutti i costi come andava a finire l'episodio. Non immagini poi l'eccitazione quando ho visto che lei si trasformava nel mostro nel finale. Da lì ho cominciato a farmi domande sulla paura e sulle sue regole.

 

Sei già al lavoro su un romanzo horror che si annuncia molto interessante.

Sì, sto portando avanti un'opera di più largo respiro e ho già scritto la prima stesura adesso viene la fase più importante del lavoro che è la revisione e la riscrittura. Un lavoro lungo e penoso ma necessario.

 

Quali sono i tuoi scrittori di riferimento?

Prima di tutto Stephen King di cui sono un fan accanito. Poi Richard Matheson, Dean Koontz, James Patterson e soprattutto quelle due donne geniali che sono Patricia Highsmith e Patricia Cornwell. Tra gli autori italiani preferisco il bravo Carlo Lucarelli ma anche Giancarlo De Cataldo, Angelo Petrella, Gianni Biondillo e sicuramente Danila Comastri Montanari. Comunque leggo sempre tantissimo e un po' di tutto.

 

Sei uno sceneggiatore professionista. Come hai iniziato?

Ho fatto un corso on line alla Scuola Holden con Sara Benedetti e con IlSegnalibro di Roma con Marzia G. Lea Pacella. Prima però avevo scritto un soggetto su un ragazzo problematico che voleva riscattare la propria sfortunata esistenza e l'avevo mandato a Ugo Pirro senza però aspettarmi una risposta. Pirro invece mi chiamò e ci fu con lui un lungo e appassionato percorso formativo fatto di esercizi e correzioni a distanza. Pirro voleva che facessi la Scuola del Cinema di Roma ma ho rifiutato. Ricordo che lui ci rimase malissimo e dopo quel fatto ci siamo allontanati. Ho un attestato di sceneggiatore professionista che ho appeso nel mio ufficio accanto a un vecchio manifesto cinematografico.

 

Una sceneggiatura puó essere grande letteratura?

Domanda interessante alla quale non è facile rispondere. La sceneggiatura secondo me non è vera letteratura, si tratta più che altro di una scrittura di servizio. La letteratura è qualcosa di completo dove l'autore progetta e dirige la storia che scrive senza intrusioni esterne. La sceneggiatura è invece qualcosa a metà dove lo scrittore scrive per altre persone (produttore, regista, attori, scenografo, direttore della fotografia, etc.) col risultato che quasi mai riesce a mettere tutti d'accordo. Non è affatto raro quindi che poi il film venga diverso dalla sceneggiatura o che la stessa venga più volte riscritta e rimaneggiata. Il prodotto finale in questo caso è il film non la sceneggiatura che appunto una volta realizzato il film finisce dimenticata in qualche polveroso archivio.

 

Sei anche un grande appassionato di cinema di genere. Consiglia ai lettori di Stradanove un film da recuperare e un regista che non si puó non seguire.

In una parola: Lucio Fulci. Di recente ho visto con rammarico che non è più possibile recuperare in dvd il bellissimo film "Un gatto nel cervello" ed è un vero peccato. Se riuscite a recuperare quel film fatemi un fischio che lo voglio anch'io!

 

Alla passione per il cinema e la letteratura unisci quella per il teatro. Per il quale scrivi.

Sì, ho scritto una commedia esistenzialista dal titolo "Quattro minuti al destino" che ha avuto un buon riscontro di critica teatrale ma per varie vicissitudini non è stata ancora messa in scena. Sono anche consulente di drammaturgia teatrale ma diciamo che la cosa non fa per me perchè il teatro ha delle regole molto rigide e a me piace ovviamente di più il cinema.

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