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“Follia maggiore” di Alessandro Robecchi

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 23/02/2018 09:22
Non si dà follia maggiore…dell’amare un solo oggetto...

Non si dà follia maggiore…dell’amare un solo oggetto… canta donna Fiorillo ne “Il turco in Italia”, canta la ventitreenne Sonia Zerbi strappando applausi, un trionfo. Il filo rosso musicale è soltanto uno dei fili che possiamo seguire leggendo l’ultimo romanzo di Alessandro Robecchi, “Follia maggiore”. E’ anche il più sorprendente, quello che più ci allieta l’animo, che ci fa dimenticare per un attimo il grigiore del male che ci circonda. Citazioni di opere, Puccini e Rossini e Mozart, ma anche Bob Dylan che ama ascoltare Carlo Monterossi, mago dei programmi televisivi, detective dilettante con l’amico Falcone, “damo di compagnia” improvvisato dell’anziano Umberto Serrani - a lot of things we didn’t do, that I wish we had. Versi venati di rimpianto, questi ultimi, che ci introducono ad una seconda narrazione in questo singolare romanzo di indagine poliziesca.

 

Riavvolgiamo le fila: in una via di una zona residenziale di Milano è stata uccisa una donna, Giulia Zerbi, insegnante, traduttrice, separata da anni dal marito, con una figlia, Sonia, che sogna diventare cantante lirica. Una cuoca filippina ha visto la scena dalla finestra di una casa vicina. Ha visto un uomo scendere da un’auto, una breve discussione. La donna è morta perché ha battuto la testa cadendo? Che cosa voleva da lei quell’uomo? La borsa è scomparsa, l’auto è stata ritrovata bruciata. Sono quattro le persone che indagano sul delitto, i due poliziotti Ghezzi e Carella e il detective privato Oscar Falcone con il suo amico Carlo Monterossi, gli ultimi due all’insaputa degli altri due, naturalmente. Sono stati ingaggiati da Umberto Serrani, un uomo che ha costruito la sua ricchezza mettendo al sicuro i soldi di altri, soprattutto quelle enormi cifre che dovevano diventare invisibili. Venticinque anni prima Giulia era stata il grande amore di Umberto Serrani - ecco perché vuole che vengano trovati i colpevoli, che venga fatta giustizia. Vuole anche altro quest’uomo che ricorda ogni incontro, ogni parola detta con Giulia, che conta le settimane di vita che gli restano, se è vero che ad ognuno di noi sono concesse 4000 settimane, e pensa che deve affrettarsi per rimediare, per silenziare quel rimpianto cocente per un tempo che non torna indietro- a lot of things we didn’t do, that I wish we had. Può aiutare la figlia di Giulia ad avere successo, può offrirle tranquillità economica e il migliore insegnante che la prepari per il concorso di Basilea che la lancerà sui palcoscenici di tutto il mondo. E Umberto Serrani trova affinità con Carlo Monterossi, altro personaggio diviso tra nostalgia e rimpianto e il desiderio di una nuova vita.

 

Potrebbe essere un romanzo dentro un romanzo, la storia del passato di Serrani e Giulia, con una terza breve storia ancora dentro di questa, quella di Monterossi e l’attraente Bianca, senza contare quella dell’ascesa di Sonia- nessun rimpianto in questa, lacrime giuste di dolore per la perdita della madre, ma sguardo in avanti verso un futuro di gloria. E poi c’è il romanzo poliziesco, l’indagine degli ottimi Ghezzi e Carella che svela i retroscena della media borghesia che, per arrivare a fine mese, per pagare il ricovero di un anziano o l’apparecchio ai denti del figlio, ricorre a piccoli delinquenti per prestiti ad usura.

 

Bei personaggi, una bella trama nella sua ordinaria attualità, un linguaggio vivace che a tratti si impenna in un umorismo mai volgare, “Follia maggiore” si legge di un fiato, passando da una narrazione all’altra, seguendo i personaggi all’interno del lussuoso hotel Diana dove Serrani offre una suite a Sonia e nelle strade di una Milano che ci ricorda Scerbanenco (a proposito di rimpianti), mentre piove, piove come non avesse mai piovuto dall’inizio del mondo.

 

 

Ed. Sellerio, pagg. 390, Euro 15,00

 

 

Recensione a cura di

Marilia Piccone

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