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AVEVANO SPENTO ANCHE LA LUNA, RUTA SEPETYS

creato da Marilia Piccone ultima modifica 20/11/2012 13:23
La sofferenza di un popolo che chiede di ricordare

1940. Manca un anno all’inizio dell’Operazione Barbarossa e all’invasione dell’Unione Sovietica da parte delle truppe tedesche. A seguito del trattato Molotov-Ribbentropp Stalin annetteva le tre repubbliche Baltiche, estirpando alla radice ogni possibile opposizione, deportando intellettuali, insegnanti, chiunque potesse costituire una minaccia. Destinazione: Siberia. Il clima della Siberia e le condizioni di vita dei prigionieri avrebbero reso inutile programmare uno sterminio organizzato come fecero i nazisti con le camere a gas- sarebbero morti in ogni caso. Non prima di avere sfruttato il loro lavoro.


   Ruta Sepetys è nata in Michigan da una famiglia di rifugiati lituani e il suo libro “Avevano spento anche la luna” è un importante tassello della memoria- la ricostruzione, attraverso testimonianze e un viaggio fatto dalla scrittrice stessa nei campi di lavoro in Siberia, di una tragedia sconosciuta ai più. Perché, fino ad almeno il 1989, sarebbe stato pericoloso parlarne- il che giustifica il silenzio dei sopravvissuti all’inferno bianco.


   La storia che leggiamo è raccontata in prima persona da Lina Vilkas, quindici anni quando, il 14 giugno 1941, viene prelevata dalla sua casa insieme alla mamma e al fratellino Jonas. Mi portarono via in camicia da notte. Il padre di Lina è il rettore dell’università, ma forse non è per quello che lui e la sua famiglia vengono destinati ai campi di lavoro. Aveva ‘collaborato’ a far emigrare il fratello con moglie e figlia in Germania.


   La parte iniziale del ‘viaggio’- la fretta nel cacciare qualcosa dentro le valigie, la stazione, la folla di disperati, lo sconcerto incredulo davanti ai vagoni in cui sarebbero saliti, la calca, gli odori, il buco per i bisogni corporali, l’angoscia del non sapere il destino a loro riservato- è simile ad altri racconti che abbiamo letto, delle deportazioni degli ebrei. A mano a mano che la narrazione procede, tuttavia, aumentano le differenze, non riusciamo a fare a meno di dare un’occhiata di tanto in tanto alla cartina geografica in apertura del libro: da Kaunas in Lituania a Trofimovsk oltre il circolo polare artico, una linea che non è retta ma scende verso sud, attraversa gli Urali, scende ancora di più verso sud prima di invertire direzione salendo a nord.

 

   Non è una mappa dettagliata ed è ancora più angosciante per questo, rende l’idea dell’ansia dell’ignoto di chi viaggia su quel treno. Sono segnate le soste al campo di lavoro degli Altaj e a quello di Makarov- brevi illusioni della fine del viaggio. Non ci sono ordinate baracche nel luogo d’arrivo, non c’è la beffarda e illusoria insegna che proclama Arbeit macht frei. I prigionieri dovranno arrangiarsi a costruirsi un rifugio, e in fretta, se non vogliono essere colti dall’inverno (che farà ugualmente le sue vittime).


   Lina ha una fortuna: una mamma meravigliosa, una donna generosa che emana luce, un sostegno costante per i figli e per chi si trova vicino a lei, pronta a privarsi del cibo (quel tozzo di pane secco giornaliero) non solo per Jonas che si ammala di scorbuto ma anche per la giovane donna che era stata caricata sul treno con la sua neonata immediatamente dopo aver partorito.


   Lina ha un dono: sa disegnare molto bene, ‘prima’ si immaginava una carriera d’artista. E Lina disegna, su fazzoletti, su un pezzo di corteccia: messaggi che affida a sconosciuti sperando che in qualche maniera arrivino nelle mani del padre, imprigionato a Krasnojarsk. Il racconto di Lina è a tratti interrotto da ricordi di ‘prima’: lampi di situazioni di una vita felice, brucianti per il rimpianto della perdita, consolanti per la forza che le danno, di resistere, di non darsi per vinta.


   Una bellissima lettura che contiene una lezione importante: vincere il nemico significa non lasciarsi abbrutire, salvare l’amore e la solidarietà verso gli altri significa salvare la propria anima e la propria dignità di essere umano.

 

Ruta Sepetys, Avevano spento anche la luna, Ed. Garzanti, trad. Roberta Scarabelli, pagg. 298, Euro 18,00   

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