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BIANCANEVE DEVE MORIRE, NELE NEUHAUS

creato da Marilia Piccone ultima modifica 11/12/2012 14:40
Delitto in un covo di vipere

Altenhain, un paese  nella zona montuosa del Taunus, in Germania. Un solo luogo di ristorazione, il Cavallino Nero. Una volta c’era il Gallo d’Oro, ha dovuto chiudere. Tobias Sartorius, trent’anni, ritorna ad Altenhain dopo aver scontato dieci anni di carcere: era stato accusato della scomparsa di due ragazze, il 6 settembre 1997. I corpi delle ragazze non erano mai stati trovati, Tobias era stato giudicato colpevole  sulla base degli indizi. Laura e Stefanie erano entrambe molto belle- e rivali: la seconda aveva rubato alla prima il titolo di reginetta di bellezza, il ruolo di protagonista nella recita annuale e il cuore di Tobias. Laura era gelosa di Stefanie, Tobias era geloso di Stefanie che lo tradiva con un altro. Tobias non ricordava nulla di quella sera di festa nel villaggio. Si era ubriacato, per il dolore, la delusione, la rabbia.


   Dieci anni dopo Tobias non ritrova nulla del suo vecchio mondo famigliare: i genitori si sono separati; il padre sembra più vecchio di quello che è in realtà; la casa è fatiscente; il Gallo d’Oro ha chiuso per mancanza di clienti: chi vuole frequentare il padre di un assassino? Gli abitanti di Altenhain sono, invece, gli stessi di allora, schierati in massa contro di lui, con le bocche cucite salvo che per lasciar fuoriuscire un insulto. Persino quando la madre di Tobias viene spinta giù da un cavalcavia, nessuno ammette di conoscere l’uomo ripreso dalle telecamere nelle fotografie che la polizia mostra in giro. Eppure è chiaro che tutti sanno chi è.


   A quanto pare il destino si accanisce contro Tobias. Durante un’operazione di sgombero riaffiora uno scheletro nell’area del vecchio aeroporto in disuso. Quello di Laura. E un’altra ragazza scompare- era arrivata da poco da Berlino, assomigliava in modo sorprendente a ‘Biancaneve’, il nomignolo di Stefanie Schneeberger. Ancora una volta Tobias era ubriaco, ancora una volta si sospetta di lui.


   “Biancaneve deve morire” è un thriller particolare che ricorda, per l’ambientazione circoscritta, alcuni romanzi di Simenon. Sarà che l’atmosfera di tutti i piccoli paesi è uguale ovunque, tanto più claustrofobica e meschina se la geografia del luogo contribuisce all’isolamento. Altenhain è un ‘nodo di vipere’ (il titolo di un romanzo di Mauriac), dove ognuno bada ai propri interessi, nessuno vede quello che è opportuno non vedere, nessuno sente quello che può danneggiarlo, nessuno parla per denunciare una verità che sovverterebbe un comodo ordine.


   Naturalmente ci sono delle personalità di spicco ad Altenhain, che tengono in mano le fila delle vite di tutti gli altri, e poi ci sono le altre famiglie, i genitori degli amici di Tobias che erano con lui la notte del 6 settembre 1997 ed ora, quando hanno continuato a versargli da bere la notte che Amelie, la nuova Biancaneve, è scomparsa. Genitori che consigliano ai figli di tacere, di mentire, che li fanno allontanare con il pretesto degli studi dal luogo del fattaccio, che incoraggiano alla vigliaccheria. La verità è sommersa ad Altenhain dove la rispettabilità cela relazioni amorose colpevoli o morbose, dove l’unico che ha il coraggio di parlare è il giovane autistico che però non parla e si può esprimere solo attraverso i disegni.


   Un romanzo ricco di colpi di scena, con una sottotrama che coinvolge il corpo di polizia, con false piste che ci tengono in sospeso e che poi si rivelano in parte giuste, con un finale che rende colpevoli tutti quanti, chi più, chi meno, chi più in veste attiva e chi come ombra ossequiente.

 

Nele Neuhaus, Biancaneve deve morire, Ed. Giano, trad. Emanuela Cervini, pagg. 461, Euro 18,00

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