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BORDERLIFE di Dorit Rabinyan

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 06/05/2016 10:13
"La storia d’amore tra Liat, israeliana che si trova lì per motivi di studio, e Himli, il pittore arabo che da anni vive nella Grande Mela"

 

    Autunno, Inverno, Estate - come è breve il tempo dell’amore di Liat e Himli. Non inizia con la primavera, come avviene spesso, quasi una metafora, per lo sbocciare dell’amore. Salta la primavera, nel corso delle stagioni, nel clima inclemente di New York, e chissà se questa assenza di primavera non contenga un oscuro presagio.

 

    Poteva fiorire solo a New York, nel melting-pot americano, la storia d’amore tra Liat, israeliana che si trova lì per motivi di studio, e Himli, il pittore arabo che da anni vive nella Grande Mela. Un incontro casuale, Himli ha un messaggio da parte di un amico che non può incontrare Liat nel caffè dove avevano appuntamento. Colpo di fulmine. Ma lei è di Tel Aviv, lui di Ramallah. Per una notte insieme poco importa che i loro popoli siano nemici, che Liat abbia prestato servizio nell’esercito e, chissà, se qualcuno che lei conosce abbia partecipato a qualche azione contro gli arabi. I giorni passano, le notti pure - perché dire ‘basta’ se l’attrazione che provano, se l’interesse reciproco, se la magia dell’amore non dà segno di finire? Liat cerca di tenere i piedi per terra, crede che sarà capace di godersi questa felicità intensa senza pensare a nulla- dopotutto è un amore con la data di scadenza: lei ha già acquistato il biglietto aereo per il volo di ritorno, a maggio. Inutile anche solo immaginare che ci possa essere una qualche possibilità di unione duratura fra loro due.

 

    È Liat a raccontare questa moderna versione dell’eterna storia di un amore impossibile come quello di Romeo e Giulietta - al posto dell’odio tra due famiglie, quello tra due popoli. E Dorit Rabinyan ha la penna leggera, l’argomento è scottante e irto di insidie, sappiamo tutti che la realtà è che non sarà l’amore tra due giovani a salvare il mondo. Vengono fuori tante cose, nei dialoghi tra Liat e Himli, a frammenti, non tutte insieme, perché il cumulo non sia schiacciante - la storia della famiglia di Himli che inizia nel lontano ‘48 quando persero la loro casa, del passaggio da Hebron e poi della vita a Ramallah, dei fratelli e delle sorelle, alcuni con studi universitari alle spalle, non sono i poveri lavoratori che ogni giorno passano il confine per guadagnare qualcosa. Eppure, quando Liat telefona ai genitori, si irrita se Himli è vicino a lei- loro continuano a chiedere se si è trovata un bravo ragazzo ebreo e lei svicola, non dice nulla. Vengono fuori somiglianze e differenze tra i due popoli - ironicamente si dice che siano popoli ‘cugini’, ma è vero che ci sono parole che hanno lo stesso significato nelle due lingue, che ci sono alcuni modelli di comportamento simili, che hanno - ed è motivo di guerra - la stessa terra nel cuore. Quando il gelo dell’inverno del 2003 attanaglia New York, Liat e Hilmi hanno la nostalgia dello stesso mare, dello stesso cielo, del vento caldo, degli ulivi dalle foglie grigie. Poi, quando il discorso cade sulla politica, l’atmosfera prende fuoco - Stato binazionale, due Stati, non si metteranno mai d’accordo.

 

    Come finisce “Borderlife”, questa storia di vite sulla frontiera tra guerra e pace, su una frontiera eretta con un muro che divide il paese come una lunga cicatrice? Non in maniera banale, non in un modo che potreste aspettarvi, e tuttavia lasciandoci dentro una grande tristezza. Dorit Rabinyan non vuole offrire soluzioni facili o sentimentali in questo romanzo che è nello stesso tempo duro e poetico. Anzi, si avverte uno scoramento, la sensazione che non ci sia via d’uscita.

 

 

Dorit Rabinyan, “Borderlife”

Ed. Longanesi, trad. Elena Loewenthal, pagg. 373, Euro 15,00

 

 

Recensione a cura di Maria Emilia Piccone

http://leggerealumedicandela.blogspot.it

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