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CONFESSIONE, KANAE MINATO

creato da Marilia Piccone ultima modifica 05/12/2012 16:36
La vendetta più crudele

Manami, una bimba di quattro anni, viene ritrovata morta: è annegata nella piscina della scuola dove insegna sua madre. Voleva dare da mangiare al cane del giardino contiguo, deve essere scivolata in acqua. Ma quando la padrona del cane le consegna una borsettina a forma di coniglio che ha trovato nella cuccia, la professoressa Moriguchi capisce che la realtà è un’altra, ben più terribile: Manami è stata uccisa. E l’assassino- anzi gli assassini- sono due suoi alunni, entrambi tredicenni. Sarebbe inutile consegnare i colpevoli alla giustizia. Anche se è stata abbassata l’età in cui si può essere incriminati per legge, qualunque punizione o pena correttiva sarebbe irrilevante in confronto al delitto che hanno commesso.


   E così la professoressa Moriguchi, nella sua ultima lezione prima di abbandonare l’insegnamento quattro mesi dopo la morte della sua bambina, non solo rivela all’intera classe di quale colpa si siano macchiati due di loro, ma anche quale vendetta abbia escogitato come risarcimento personale- non è nulla di immediato, vuole che soffrano a lungo e abbiano il tempo di pensare. Forse anche di pentirsi.


   In sei capitoli e cinque spiegazioni, o confessioni, o punti di vista, veniamo a sapere i dettagli e il perchè di quanto è successo, come due ragazzi di scuola media siano potuti arrivare a tanto. Le forme narrative dei capitoli sono diverse, in prima o in terza persona- una lettera, un diario, un blog. Sentiamo la voce della professoressa in classe- è un lungo discorso quello che fa e riesce a tenere l’attenzione perchè, pur non chiamandoli mai per nome, rende perfettamente identificabili i due assassini.


   E’ gelida, la professoressa . Punta il dito contro le famiglie, contro certi sistemi educativi,  la scuola e la società. Contro il bisogno di emergere e imporsi all’attenzione e i video giochi che alterano il senso della realtà. Quasi a conferma di quanto dice, nel capitolo in cui è la sorella di uno dei ragazzi colpevoli a parlare, appare anche il diario della madre di questi- troppo condiscendente, sempre accusatoria nei confronti della scuola che, secondo lei, non sapeva valorizzare suo figlio. Per contro, la madre dell’altro piccolo criminale è scomparsa dalla vita del figlio quando questo era piccolo: il ragazzo farebbe qualunque cosa per attirare pubblicamente l’attenzione della madre e richiamarla a sé.


   Ad ogni modo, tra dubbi, smentite e conferme, il metodo di vendetta escogitato dalla professoressa Moriguchi ha dei risultati che vanno ben aldilà delle sue aspettative. Perchè, se è pur vero che il più fragile dei due ragazzi crolla sotto una serie di ossessioni, fobie e manie psicotiche, mentre l’altro si indurisce ancora di più perchè non ha avuto il ‘riconoscimento’ che sperava, è vero anche che entrambi sono portati a compiere altre azioni estreme che coinvolgono altre persone e altri crimini.


   “Confessione” è un romanzo agghiacciante e sconvolgente.  Perchè, pur essendo ambientato in Giappone, riconosciamo nella società giapponese e nella gioventù giapponese gli stessi mali dei giovani e della società occidentale. La stessa mancanza di valori etici, la confusione tra realtà virtuale e realtà vera, la mancanza di prospettiva che valuti la portata delle azioni commesse, la noncuranza per la vita umana.


   Da questo romanzo è stato tratto l’omonimo film, diretto da Nakashima Tetsuya, candidato agli Oscar 2011 come “Miglior film straniero”.

 

Kanae Minato, Confessione, Ed. Giano, trad. Gianluca Coci, pagg.268, Euro 17,50

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