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Giardini di consolazione di Parisa Reza

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 26/01/2017 10:34
“Giardini di consolazione” ci guida nella storia dell’Iran in anni cruciali. Sono pagine di esaltazione e di sconfitta, di paura e di smarrimento" (M. Piccone)

1299 del calendario persiano. Gli anni venti del secolo scorso per noi. Talla, dodici anni, sta andando a dorso d’asino dal suo villaggio natale, Qamsar, verso Teheran. Per l’occidente Talla è una bambina, in Iran è già sposa- Sardar l’ha sposata quando lei aveva nove anni ma è tornato solo ora a consumare il matrimonio e a prenderla per portarla nel villaggio dove lui ha lavorato tre anni per potersi permettere una moglie.

 

Qamsar è il paese delle rose, a Qamsar si respira l’aria delle montagne, ma Qamsar è l’arretratezza. A Qamsar la vita è rimasta immutata nei secoli. Il terrore che coglie Talla quando sente e vede quello che per lei è un mostro rombante ne è la prova. Il ventenne Sardar ride, ma Talla non ha mai visto un’automobile e non può che averne paura. Case primitive, gruppi famigliari chiusi, regole educative di una severità che è crudeltà (la punizione della sorellina di Talla, che a quattro anni bagna ancora il letto di notte, è sconvolgente). Teheran è la modernità, anche se Talla deve indossare il chador- si abitua presto. La giovane coppia non vive proprio a Teheran, ma vicino, e forse è meglio- il cambiamento sarebbe troppo grande per Talla. Si vive bene a Shemiran, c’è come un filtro per tutte le novità. Che adesso arrivano e sono sorprendenti. Reza Shah vuole mettere l’Iran al passo con l’Europa. Si incomincia dall’abbigliamento- via i chador, no alle donne velate, via i camicioni informi degli uomini, sì alle giacche, sì al chepì. In una società in cui l’individualizzazione passava attraverso il nome del padre, il nuovo censimento obbliga a scegliere un cognome. E incomincia la lotta all’analfabetismo, aprono scuole in ogni paese, una sola classe per tutti ma, per incominciare, va bene.

 

“Giardini di consolazione” ci guida nella storia dell’Iran in anni cruciali, dalla svolta radicale e modernizzante di Reza Shah alle simpatie americane di Shah Reza Pahlavi, seguite poi dal diffondersi di idee democratiche e dalla protesta contro la concessione ai britannici dello sfruttamento del petrolio. Le pagine dei giovani inneggianti a Mossadeq, il primo ministro che riuscì a nazionalizzare la compagnia del petrolio, sono il culmine della narrazione. Sono pagine di esaltazione e di sconfitta, di paura e di smarrimento. Parisa Reza, nata a Teheran nel 1965 ed emigrata in Francia con la famiglia a diciassette anni, adotta un doppio punto di vista nella sua narrazione: la coppia Sardar-Talla, che sono e rimangono analfabeti, che vivono ai margini dei grandi cambiamenti (proprio come la cittadina satellite della capitale in cui hanno scelto di vivere) e non li comprendono neppure. Ma Sardar e Talla vivono di riflesso le esperienze di Bahram, idolatrato figlio unico arrivato dopo tante difficoltà quando Talla veniva già bollata come una donna sterile a cui Sardar aveva il diritto di chiedere il divorzio (ricordate Soraya, l’imperatrice triste da cui lo Shah Reza Pahlavi divorziò perché sterile?). Bahram va a scuola, è brillante, riesce addirittura a far aggiungere altre classi nella scuoletta di paese in modo da poter proseguire gli studi, andrà all’università. Bahram ha successo con le ragazze- e i suoi corteggiamenti, nonché il comportamento delle ragazze in risposta ai suoi approcci, sono una piccola parentesi di costume nel romanzo-, Bahram si interessa di politica, diventa un sostenitore di Mossadeq, Bahram è in pericolo quando Mossadeq viene esiliato.

 

È la fine delle speranze. Il padre di un amico di Bahram fa un’analisi della sconfitta e ha parole dure che sanno di profezia: “questo paese non conoscerà pace e libertà. Che dobbiamo farci con la libertà quando l’asservimento è così tragico, la tragedia così poetica e la poesia così persiana?”. Perché, quando si parla di iraniani, non si tiene conto dell’ottanta per cento della popolazione, analfabeti a cui nessuno si sogna di chiedere un parere. E, quasi un controcanto delle sue parole, mentre ovunque, nei giardini, si alzano fiamme per distruggere carte compromettenti, mentre si brucia la libertà, Sardar prende la mano di Talla e le dice, “Allah Akbar! Com’è bello il mondo stasera. Cosa chiedere di più?”. Il futuro dell’esilio dello Shah e dell’avvento dell’ayatollah Khomeini è alle porte.

 

Un romanzo in cui la grande Storia è raccontata in maniera lieve attraverso i personaggi delle piccole e colorate storie.

 

 

Parisa Reza, “Giardini di consolazione”

Ed. e/o, trad. A. Bracci Testasecca, pagg. 256, Euro 17,00

 

 

Recensione a cura di Marilia Piccone

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