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I PONTI DI BERGEN, JAN GUILLOU

creato da Marilia Piccone ultima modifica 13/03/2013 11:43
Un'appassionante saga familiare ricca di passioni travolgenti, gelosie, fortune e avversità sullo sfondo del Novecento

“Accadde che alcuni uomini morirono in mare”: è la tragedia più temuta nella sua quasi normalità che dà l’avvio al romanzo “I ponti di Bergen” dello scrittore svedese di origine francese Jan Guillou. Per la famiglia Lauritzen la perdita è aggravata dal fatto che i due capofamiglia che sono morti sono due fratelli: lasciano sei orfani, tre maschietti e tre bambine. I tre fratellini- dodici, undici e dieci anni- andranno a Bergen dallo zio che lavora come cordaio- faranno gli apprendisti.

 

A questo punto entra in gioco il destino che una volta tanto non è cieco ma guarda con rispetto i ragazzini che, di notte e di nascosto, costruiscono un modello di nave vichinga. Vengono puniti e licenziati, ma si dà il caso che il figlio del proprietario della corderia veda quello che i ragazzi sono stati capaci di fare- come ci sono riusciti, senza nessuno strumento adeguato? E’ un’opera di ingegneria, devono essere straordinariamente dotati. Ed è così che a Lauritz, Oscar e Sverre viene offerta la possibilità di cambiare la loro vita. Avranno una borsa di studio che, dalla scuola secondaria di Bergen, li porterà a laurearsi in ingegneria a Dresda. Quello che ci si aspetta da loro è che, conclusi gli studi, mettano a servizio della Norvegia le loro competenze per realizzare la ferrovia che dovrà portare da Bergen a Finse, nel Nord.

 

La vita dei ragazzi Lauritzen ha due grandi svolte- la prima quando incominciano gli studi e la seconda quando li terminano, e gloriosamente perché due di loro, Lauritz e Oscar, hanno dei voti di laurea che li classificano tra i primi dieci. E, a questa seconda svolta, al fattore ‘laurea’ si aggiunge il fattore ‘affari di cuore’ per determinare il corso della loro vita. Lauritz ama, ricambiato, Ingeborg: il padre di lei, un barone, non acconsente a darla in moglie al figlio di un pescatore che si è laureato ma non ha soldi. Perché è una questione d’onore, Lauritz ritornerà in Norvegia a costruire ‘i ponti di Bergen’, un’ impresa immane per cui sarà pagato pochissimo.

 

Oscar si è fatto imbrogliare da una prostituta che gli ha raccontato una storia lacrimevole per rubargli i soldi (lui pensava di salvarla). Annientato dal dolore e dalla vergogna Oscar fugge. Lo ritroveremo a costruire la ferrovia nell’Africa tedesca orientale. Di Sverre non sentiremo più parlare: come non giudicare male, nel 1901, un omosessuale anche se è tuo fratello? Sverre ha seguito in Inghilterra il conte di cui è innamorato- meglio per lui.

 

Da questo punto i capitoli si alternano, con le sfide diverse, e di ogni tipo, che Lauritz e Oscar si trovano ad affrontare, nel lavoro, nella vita di rapporti quotidiani, nella natura dal clima estremo e opposto in cui ognuno dei due si trova. Per Lauritz la prima sfida è affrontare il gelo, i cumuli di neve alti diciotto metri, la difficoltà di raggiungere il cantiere sugli sci nella tormenta, e poi come risolvere i problemi tecnici di una costruzione i cui ritmi sono imposti dalle stagioni- i ponti si fanno d’estate e i tunnel d’inverno. E si sogna Ingeborg che ha promesso di aspettarlo. Per Oscar la ferrovia deve avanzare abbattendo foreste di mogano, trattando con i neri (memorabili sia un assalto di un centinaio di cannibali africani contro l’accampamento difeso da dodici fucili sia l’accoglienza della regina burundi), dando la caccia a due leoni che hanno fatto una ventina di vittime tra gli operai.

 

È entusiasmante leggere le vicende dei due fratelli Lauritz, non solo perché riconosciamo il loro valore e la  loro intelligenza, perché ammiriamo la caparbietà con cui si sono fatti strada, perché sono entrambi uomini con un alto senso morale e con un cuore, perché, per motivi opposti, ci affascinano sia la Norvegia di Lauritz sia l’Africa nera di Oscar, ma anche perché è il loro stesso entusiasmo di vivere agli inizi di un secolo che promette cambiamenti mai visti che ci contagia.

 

Un appunto: per non guastare la lettura di questo bel romanzo di cui attendiamo il promesso seguito, si deve sorvolare sul mancato uso del congiuntivo nella traduzione.

 

Jan Guillou, I ponti di Bergen, Ed. Corbaccio, trad. Umberto Ghidoni, pagg. 398, Euro 16,40

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