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IL BUON INFORMATORE, JOHN BANVILLE

creato da Marilia Piccone ultima modifica 28/03/2013 17:11
Un mystery anomalo, lieve, sofisticato, elegante, riflessivo, scritto con uno stile tra la prosa e la poesia

In Irlanda John Banville ha un altro nome, oltre a questo che lo ha reso famoso per i suoi romanzi densi, scritti con uno stile raffinato a metà tra prosa e poesia. Il suo alter ego che scrive romanzi noir o thriller si chiama Benjamin Black e non potrebbe essere più diverso. Tanto è pacato, riflessivo e involuto l’andamento dei libri scritti da John Banville, quanto è svelto, conciso e fattuale quello dei libri di Benjamin Black.

 

In comune hanno l’accuratezza del linguaggio, lontana da qualunque sciatteria, ma l’impressione che si ha leggendo “Il buon informatore” (come pure gli altri libri che hanno l’anatomopatologo Quirke come protagonista) è che Banville abbia bisogno di staccare, di prendersi un po’ di riposo dall’impegno più gravoso di scrittura, che scrivere come Benjamin Black, con il cambiamento di personalità che comporta, sia per lui una sorta di divertimento, o di distrazione.

 

Perché Banville non è un vero giallista e le sue trame che paiono seguire la tradizione della scuola inglese del ‘giallo’ non si spalancano mai sul baratro del ‘grande Male’ globalizzato. Le sue storie sono piuttosto dei mystery, degli enigmi da risolvere. Qualcuno muore: chi è il colpevole? Perché? In genere la soluzione non è lontana, anche se le motivazioni del delitto possono affondare in un tempo lontano. Ma la penna che traccia lo schizzo dei personaggi è quella di un grande scrittore e non fa una sbavatura.

 

Chi è il protagonista de “Il buon informatore”? il giornalista John Glass oppure suo suocero William Mullholland? Fa parte della bravura di John Banville il lasciarci nell’incertezza su chi sia il personaggio principale- quello che è presente nella maggior parte delle scene o quello che giganteggia sullo sfondo. Come avviene a tutti i grandi uomini (siano essi grandi nel bene o nel male), William Mullholland è conosciuto con parecchi nomignoli, il significativo Big Bill oppure il ridicolo Billuns, come lo chiama la figlia Louise che ha sposato John Glass in seconde nozze. Anche John Glass ha il suo diritto alla fama: è stato un giornalista in vista, con articoli da tutti i luoghi ‘caldi’, piazza Tienanmen, il nord Irlanda, Israele.

 

Ora si è lasciato comprare dal suocero: per il compenso di un milione di dollari Glass scriverà la biografia di Mullholland, magnate delle telecomunicazioni già agente della CIA. Glass affida l’incarico di raccogliere materiale ad un giovane specializzato in ricerche su computer. Sennonché questi viene ucciso proprio dopo una telefonata in cui solleticava la curiosità di Glass con allusioni che avevano tutta l’aria di preludere a un ricatto. Che cosa aveva scoperto l’informatore che- dettaglio molto inquietante- è stato ucciso con la stessa modalità di un altro uomo morto un quarto di secolo prima e legato strettamente a Mulholland?

 

Il mistero sul delitto dell’informatore è solo il punto di arrivo, quello in cui convergono altre domande senza risposta che riguardano la famiglia Mullholland- la bella figlia che ha sposato Glass (come mai il rigido padre che non ammetteva divorzi in famiglia aveva accettato quello di lei dal primo marito?), il figlio perditempo che Louise ha avuto da quel primo matrimonio infelice e lo stesso Big Bill, irlandese di seconda generazione in America che si è fatto proprio dal nulla, visto che sua madre faceva il bucato per gli altri. E riguardo a John Glass: imparentarsi con Big Bill ha significato anche un ripiegamento e una rinuncia con una seguente frustrazione che si sfoga nel tradimento coniugale? E teme, John Glass, che il ricatto dell’informatore abbia proprio a che fare con la sua relazione extramatrimoniale che di certo il temuto suocero non approverebbe.

 

In questo genere di thriller, quando il lettore scopre chi sia l’assassino, non gli importa più che tanto. Perché ha goduto della scrittura elegante e della presentazione dei personaggi. Perché si è distratto con la lettura, proprio come si è distratto Banville con la scrittura.

 

John Banville, Il buon informatore, Ed. Guanda, trad. Irene Abigail Piccinini, pagg. 173, Euro 15,00

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