Tu sei qui: Home / Libri / IL CORPO NON DIMENTICA, VIOLETTA BELLOCCHIO

IL CORPO NON DIMENTICA, VIOLETTA BELLOCCHIO

creato da eugenio bignardi ultima modifica 16/10/2014 17:14
Tre anni di black out totale a causa di una forte dipendenza dall'alcool e poi la risalita

Violetta Bellocchio è una donna indaffarata. Scrittrice impegnata in più riviste, programmi televisivi e radio. Mi risponde al telefono tra un caffè e l'altro, tra poco tornerà a casa dei suoi genitori per riprendere il lavoro. Sono le 9.30 del mattino e la famosa nebbia milanese si è diradata per lasciare spazio al sole. Lei è simpatica e mentre parliamo sento il modo diretto e spontaneo in cui si esprime, già notato fra le pagine del libro che ha pubblicato con Mondadori a marzo di quest'anno. Il titolo è “Il corpo non dimentica” e nella presentazione del volume si può leggere “Violetta Bellocchio ha trentaquattro anni e un buco nella memoria: tre anni cancellati, dai venticinque ai ventotto, perduti in un buco nero da cui emergono all'improvviso dolorosissimi flash. Tre anni da alcolista, da binge drinker”.

 

Molti di noi diventano se stessi un pezzettino alla volta”

 

Cosa ti ha spinto a scrivere un libro così personale? Il desiderio di fare auto-analisi?

-Doveva essere un saggio, ha preso una piega molto diversa diventando un memoriale. Ha preso forma mentre ci stavo lavorando, è questione di essere stata nel momento giusto per farlo. Ero terrorizzata prima, a pensarci, ma quando ho iniziato sono stata bene. In più c'è stata l'opportunità di stare lavorando con un agente con il quale avevo già instaurato un rapporto di fiducia. Non mi sarebbe piaciuto che si diffondessero pettegolezzi prima ancora dell'uscita del libro, cosa che a volta avviene.

 

Speri che con questo libro altre persone possano trovare aiuto?

-Difficile, questo secondo me non è un libro prettamente di aiuto, non ne ho nemmeno la competenza per farlo. Da quando è uscito ci sono state persone che mi hanno contattata per dirmi che si sono trovate nella mia esperienza, ma il feedback più grosso l'ho avuto da persone che non hanno fatto abuso di alcool che si sono trovate nel rapporto con il corpo e l'isolamento.

 

Cosa ti aiutò maggiormente ad uscire dalla dipendenza dall'alcol?

-Niente, il caso. Puro caso. Non sono una buona storia da programma televisivo (risata)

 

Esiste la possibilità di andare a fondo nella dipendenza, alcol come altre, e di liberarsene definitivamente?

-Una cosa che viene detta spesso nei contesti di cura è la necessità di toccare il fondo, to hit rock bottom in inglese, senza la quale non acquisisci il desiderio di uscire da una esperienza. E' un principio che può essere utile per alcuni, ma indifferente per altri. Non c'è una cura uguale per tutti. Ci sono poi centri di recupero che io considero molto pericolosi dove ti mettono una “pezza chimica”, con lavaggio del sangue e quant'altro. Non ti aiutano con la depressione, ad affrontare poi la vita e i blocchi che hai dentro. Si va a lavorare sui sintomi e non sulle cause, non si aiuta la persona. Non consiglierei mai di affidarsi solamente a questo tipo di intervento. A volte la cosa che aiuta di più è avere qualcuno con cui parlare, ristabilirsi un ordine quotidiano.

 

Il proibizionismo americano non si è rivelato una soluzione efficace, come può la società affrontare il problema?

-Tocco l'argomento con un bastone di sei metri, non ho molta competenza in merito. Se guardiamo paesi dove hanno aumentato le restrizioni capita poi che fiorisce il commercio di documenti falsi. Quando si mettono paletti non è detto che corrispondano a una modifica positiva del comportamento.

 

Il progresso tecnologico sta cambiando velocemente il modo di vivere delle persone, portando con sé nuove forme di dipendenza. C'è qualcosa che le accomuna tutte?

-So che esistono centri che affrontano la dipendenza da internet, per esempio a Roma c'è un ambulatorio specializzato in questo e se continua a funzionare significa che ci sono “pazienti”. L'unica cosa in cui mi sembra che l'Italia abbia preso posizione, pur con contraddizioni, è nel gioco d'azzardo compulsivo. Nel senso che esistono gruppi sia di giocatori anonimi, sia gruppi di sostegno per le famiglie. E' una patologia assimilabile alla situazione di un tossicodipendente con la sostanza, questo lo si capisce ascoltandoli. La narrazione classica collega direttamente la malattia alla morte, e purtroppo piace di più rispetto ad una versione dove si tengono conto i fatti reali, dove non si va da bene – male – morte, ma magari si mostra un percorso che può durare anche 30 anni dove può anche capitare di riprendersi senza avere il lieto fine da programma televisivo.

 

Capita forse a tutti di conoscere una volta nella vita una persona affetta da alcolismo. Come comportarsi?

-Intervenire. Non ignorare, ma dire qualcosa, direttamente alla persona. Non ha senso stare a parlare con amici e conoscenti. Sperare in bene.

 

Tra i giovani è sempre più frequente il fenomeno del binge drinking. Hai un consiglio da dare loro, che forse sottovalutano questo comportamento?

-Per me è difficile pensare che qualcuno sottovaluti le conseguenze perchè io ero perfettamente cosciente del mio sfascio. Ognuno ha un rapporto molto personale, io me ne fregavo, anzi mi piaceva proprio. I binger non hanno un problema patologico con la sostanza, spingono soltanto la linea un po' più in là. Riportano il consumo in parametri sostenibili, la maggioranza almeno. In questi casi può essere utile farsi una domanda: mi dà più pena bere un bicchiere quando esco o non toccarne mai più? A me dava infinitamente più pena il toccare un bicchiere solo. E' questione di struttura di personalità.

 

La consulenza sanitaria online è utile?

-Molto, c'è un senso di vergogna tale in alcune persone che non le spinge a chiedere aiuto direttamente, quindi avere delle informazioni online per un primo contatto è fondamentale. A me è servito tantissimo il sito di Alcolisti Anonimi. Se non avessi trovato lì orari e luoghi degli incontri non sarei mai andata.

 

Chi volesse incontrare direttamente Violetta Bellocchio, lo può fare sabato 18 ottobre 2014, alle ore 17, alla biblioteca Delfini di Modena (corso Canalgrande, 103), in occasione della presentazione del suo libro che inaugura la rassegna Autori in Zona Holden

 

 

A cura di Eugenio Bignardi

 

 

Sito del libro:

http://ilcorponondimentica.com/

 

Rassegna Autori in Zona Holden:

http://www.comune.modena.it/biblioteche/index.php?nid=48323

Etilometro

Etilometro on-line

Consulenze online

piccolo chimico

Piccolo chimico

Gioco azzardo

Gioco d'azzardo

Prevaricazioni e bullismo

Prevaricazioni e bullismo

Servizio civile

Servizio civile

scrivici