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IL PESO, LIZ MOORE

creato da Marilia Piccone ultima modifica 14/02/2013 12:08
Tre personaggi separati dall’abisso della differenza d’età, di stile di vita, di aspirazioni, eppure accomunati dalla solitudine

Un uomo, una donna, un ragazzo. Non sono una famiglia i tre protagonisti del romanzo “Il peso” di Liz Moore”. Un uomo di quasi sessant’anni che pesa oltre 200 kili, forse anche 270 kili, che non esce di casa da dieci anni, che ha smesso di insegnare diciotto anni prima. Una donna di trentotto anni che ha smesso di lavorare da quasi cinque anni, che si sta distruggendo col bere, che, quando aveva vent’anni, ha frequentato un semestre all’università dove insegnava l’uomo che ora è un recluso. Un ragazzo diciottenne che è l’unico figlio della donna, che è un campione di baseball, che ama la madre, si prende cura di lei, sa di doverle molto ma la sente come un peso e se ne vergogna. Arthur Opp, Charlene Turner Keller, Kel Keller.

 

   La scrittrice alterna le due voci narranti dell’uomo e del ragazzo, di Arthur e di Kel, separati dall’abisso della differenza d’età, di stile di vita, di aspirazioni, eppure accomunati dalla solitudine. Anche il terzo personaggio senza voce, Charlene di cui leggiamo nelle parole di Arthur e di Kel, è chiusa nel suo guscio di solitudine e di infelicità: ‘la superanima fatta di solitudine’- come la chiama Arthur- è la protagonista, il cuore di questo libro che suscita l’empatia dei lettori.

 

   Si inizia da lontano a scavare nei motivi che hanno portato sia Arthur sia Charlene a chiudersi in casa, anche se una lettera di Arthur a Charlene rivela brutalmente la ragione più evidente perché Arthur non esca più: semplicemente non ce la fa, è una montagna di carne che si è ridotto a vivere a pianterreno perché non è in grado di fare le scale che portano ai piani superiori. Il suo enorme peso è destinato ad aumentare, è come il serpente che si mangia la coda- è solo e mangia, mangia e ingrassa, si vergogna del suo aspetto, guarda i vicini di casa da dietro le tende e mangia per trovare consolazione.

   Finché, un giorno, gli telefona Charlene che non sente da anni ma con cui ha continuato a scambiare lettere per un certo periodo. Finché, di conseguenza, Arthur vede per la prima volta la sporcizia e il disordine della sua casa e chiama una impresa di pulizie. Si presenta la giovane e minuta Yolanda. Succederanno tante cose e, in una qualche maniera, sarà proprio Yolanda a riuscire a far raccontare ad Arthur tutta la sua storia di cui a noi lettori finora è stata riservata solo una parte.

   Dall’altra parte, attraverso il diciottenne Kel, veniamo a sapere di Charlene ma, attenzione, un figlio non può sapere tutto della madre. Non può sapere se quello che lei gli ha raccontato è vero, ad esempio se suo padre, l’altro Kel Keller, li ha veramente lasciati quando lui era piccolo per andare in Arizona.

   Ognuno di questi tre personaggi soli trova conforto in ciò che può riempire o far dimenticare la solitudine: Arthur nel cibo, Charlene nell’alcool, Kel nel baseball. Ognuno di loro, nella sua infelicità, ha bisogno di aggrapparsi ad una persona, anche solo al ricordo idealizzato di una persona, per tirare avanti. Così Arthur ha sempre pensato a Charlene (non sta a me dirvi come e quando si sono conosciuti e che cosa è successo) ed ora è dipendente da Yolanda per un pizzico di felicità quotidiana (e non immaginate un risvolto amoroso), Charlene aveva fiducia che Arthur potesse essere d’aiuto a suo figlio e Kel- per lui proviamo veramente compassione perché non è giusto restare soli così giovani- si appoggia alla compagna di scuola che rappresenta il mondo che sua madre avrebbe desiderato per lui.

   Le esistenze di cui ci racconta Liz Moore ci fanno riflettere su qualcos’altro, oltre ai problemi psicologici e fisici che possono sorgere in un nucleo famigliare. Ci fanno pensare a quanto sia importante, soprattutto in una società così egoista come è diventata quella in cui viviamo, interessarsi dell’altro, tendere una mano, offrire un affetto surrogato di quello della famiglia quando questo è venuto a mancare o è, in qualche maniera, distorto.

 

Liz Moore, Il peso, Ed. Neri Pozza, trad. Ada Arduini, pagg. 351, Euro 17,00

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