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ISTRUZIONI PER UN’ONDATA DI CALDO, MAGGIE O’FARRELL

creato da Marilia Piccone ultima modifica 17/06/2014 11:18
Un romanzo ‘femminile’, che esplora i sentimenti e analizza le complessità del ‘mondo famiglia’, ricco di eleganza e discrezione, umorismo leggero ed empatia

1976. Incredibile, ma un’ondata di caldo eccezionale ha investito Londra. Disposizioni ferree regolano il consumo dell’acqua. I mitici prati inglesi ne soffrono. Gli abitanti di Albione, per nulla abituati a queste temperature, ancora di più. Su questo sfondo di un paesaggio e di persone che si sfanno nella calura, Maggie O’Farrell, con il suo tocco garbato, dipana la storia di una famiglia irlandese che si sta disfacendo, che si ritrova, si ricompone- il futuro chissà.

 

Robert Riordan (ma il suo nome irlandese, prima che la povertà facesse sbarcare sua madre a Liverpool, era Ronan) è andato in pensione da poco, una mattina esce per andare a comprare il giornale e non ritorna. Un punto di partenza che ci sembra di aver già letto e sentito, ma non facciamo neppure a tempo a sospettare che il romanzo “Istruzioni per un’ondata di caldo” sia banale perché siamo già coinvolti nella storia della famiglia, della chiacchierona Greta, la moglie di Robert che lucida i pavimenti della chiesa oltre a quelli di casa sua, del figlio Michael Francis, insegnante sposato e padre di due bambini, della secondogenita Monica alle prese con due figliastre che la boicottano, dell’ultima figlia Aoife che se ne è andata in America e non si fa mai viva.

 

Ognuno dei personaggi ha un problema, una sua infelicità nascosta, un segreto che lo rode. Michael Francis sente che sua moglie si sta allontanando da lui, tutta presa com’è dagli studi che ha voluto riprendere dopo averli abbandonati perché era rimasta incinta. Claire esce, non dice quando ritornerà, invita compagne di studio a casa. Michael Francis è tagliato fuori: se lo è voluto? Lo sta punendo, forse, sua moglie?

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No, non avrebbe potuto fare di più. Eppure Michael Francis aveva dato ai suoi figli il più inglese tra i nomi inglesi. Nemmeno un secondo nome irlandese? gli aveva chiesto. Non voleva credere che sarebbero cresciuti come dei pagani. Quando aveva accennato alla nuora che conosceva una deliziosa scuola di danze irlandesi a Camden, non lontano da loro, lei le era scoppiata a ridere in faccia. E aveva risposto… cos’è che aveva detto? Ah, sì: è quella roba in cui è vietato muovere le braccia, vero?

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Monica si era sposata a diciotto anni. Lei non voleva figli, le bastava essersi occupata della sorellina Aoife che piangeva di continuo, le bastava il ricordo del giorno in cui Aoife era nata, sul pavimento di cucina. E però…Poi il marito l’aveva lasciata, Monica si era sposata con un antiquario che aveva già due bambine, che a loro volta avevano un gatto- una microstoria triste-divertente (dipende da se sia amanti dei gatti o no).

 

Aoife era stata una bambina problematica, precoce e allo stesso tempo bizzarra. Era forse leggermente autistica in un tempo in cui non si sapeva bene che cosa fosse l’autismo? Di certo era dislessica e la sua sfortuna era di essere bambina in un tempo in cui- di nuovo- la dislessia non veniva diagnosticata. Il segreto di Aoife era che non sapeva leggere e aveva dovuto inventarsi mille pretesti sempre nuovi per farsi leggere da altri quello che era indispensabile.

 

E arriviamo a Greta, la donna religiosissima che ha fatto balenare le fiamme dell’inferno a Monica quando ha saputo che era andata a letto con Joe prima di sposarlo, che serba rancore a lei e a Michael Francis per non aver sposato dei cattolici, che pensa che la figlia più giovane sia ormai ‘perduta’ oltre l’oceano, con quegli hippy che vivono tutti insieme. Sa qualcosa, Greta, di dove possa essere andato Robert?

 

 

La crisi fa riunire la famiglia, si serrano i ranghi in quella meravigliosa coesione che è proprio la famiglia, si butta all’aria la casa per cercare un indizio, si sputa il veleno di vecchi rancori, si dà aria a cose non dette, si parte- infine- per l’Irlanda, tutti quanti, moglie e bambini di Michael Francis compresi. E più che mai il viaggio assume un ulteriore significato. Mentre il caldo sembra dimenticato andando verso la costa occidentale dell’Irlanda, il viaggio è un ritorno al giardino dell’Eden, in una casetta essenziale su un’isola, è un recuperare i ricordi- anche quelli più dolorosi-, è un ricucire i rapporti, un perdonare e comprendere. E’ chiudere con il passato e iniziare di nuovo.

 

Potrei elencare i difetti del romanzo di Maggie O’Farrell, ma non lo farò perché quello che prevale è il puro godimento della lettura. “Istruzioni per un’ondata di caldo” è un romanzo ‘femminile’, se questo significa esplorare i sentimenti e analizzare le complessità del ‘mondo famiglia’. Femminile significa anche, però, nel caso di Maggie O’Farrell, eleganza e discrezione, umorismo leggero ed empatia.

 

Maggie O’Farrell, Istruzioni per un’ondata di caldo, Ed. Guanda, trad. Valeria Bastia, pagg. 258, Euro 15,73

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