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L'AMANTE GIAPPONESE, ISABEL ALLENDE

creato da Marilia Picone — ultima modifica 21/12/2015 13:05

 

Sono passati più di trent’anni da quando è stato pubblicato il primo romanzo di Isabel Allende, “La casa degli spiriti”. Nessuno può aver dimenticato le quattro donne con un nome che era una sinfonia sulla stessa nota di colore, Nivea, Blanca, Clara e Alba. E neppure l’irruenza dello stile, l’entusiasmo della narrazione, la potenza dell’immaginazione. C’è sempre il timore di essere delusi quando ci si accinge a leggere un nuovo romanzo di uno scrittore amato, anche se si è seguito per anni il suo percorso. Ero diffidente quando ho iniziato “L’amante giapponese”. Diffidente perché la trama mi pareva così lontana dal mondo di Isabel Allende, perché la trama dell’amore che dura tutta la vita sfidando gli ostacoli poteva essere banale e sdolcinata. La lettura mi ha subito irretita e ho apprezzato la diversità da quanto la scrittrice aveva precedentemente scritto, mi è piaciuta la capacità di rinnovarsi, di trovare una nuova voce- più distaccata, meno passionale, quasi fuori campo. E poi è difficile resistere ad una bella storia d’amore, quando è ben scritta, quando i protagonisti sono personaggi interessanti e la loro vita è stata foggiata da eventi storici che fanno parte anche della nostra vita.

    Due donne e due uomini al centro della trama. Una moderna e ben gestita casa di riposo per anziani, ma anche Sea Cliff, la grande e splendida dimora dei Belasco a San Francisco, sono l’ambientazione. L’ottantaduenne Alma Belasco ha deciso di iniziare a sfrondare la sua vita, ritirandosi nel piccolo appartamento della casa di riposo. La ventitreenne Irina è una dei dipendenti che si prende cura degli ospiti. I due uomini non appaiono mai nelle scene del presente- Nathaniel Belasco, marito nonché cugino di Alma, è morto da anni e Ichimei Fukuda, infine, è il misterioso amante giapponese di Alma: si incontrano? dove? è lui che le manda i fasci di gardenie e le lettere che giungono puntualmente?.

La storia che Isabel Allende ci racconta è duplice, anzi triplice, con il nipote di Alma, Seth, che appare come lo spettatore che non ha dovuto attraversare drammi nella sua esistenza, generoso e sollecito come il nonno Nathaniel, come il bisnonno Isaac. Perché la vicenda incomincia lontano, nel 1939 quando Alma, bimba di sette anni, arriva in California per stare con gli zii che non ha mai conosciuto. L’immagine dei genitori che la salutano, sul molo di Danzica, sarà il suo ultimo ricordo di loro, inghiottiti dai forni di Auschwitz. Il cugino Nathaniel, di pochi anni più grande di lei, diventerà il suo amico e il suo conforto, insieme a Ichimei, il figlio del giardiniere giapponese.

Alma, Ichimei, Irina- sono tre storie di persone sradicate, Alma dalla Polonia, Ichimei dal Giappone dei genitori, Irina dalla Moldavia. Ognuno di loro deve affrontare prove difficili anche se diverse. Se la storia di Alma, volitiva, geniale e affascinante anche da anziana, è quella principale, quella di Ichimei evacuato in un campo di raccolta, diventato un nemico e possibile spia come tutti i giapponesi in America dopo l’attacco di Pearl Harbour, è un piccolo romanzo breve dentro il romanzo, così come quanto capita alla giovane Irina che ha paura di tutti gli uomini, reclamata da una madre sciagurata e catapultata in Texas dalla misera ma tranquilla vita con i nonni in Moldavia.

Quanto agli uomini del romanzo- sono perfino troppo perfetti per essere veri. Hanno anche loro difetti, ma sono difetti molto umani, forse si riconducono ad uno solo che è anche la loro virtù: peccano per amore, ma chi non sognerebbe di incontrare un uomo dal cuore grande come quello di Nathaniel o di Ichimei? E se la realtà è vista attraverso la lente dell’ottimismo, se la vecchiaia appare come un entusiasmante proseguimento del cammino della vita- ebbene, è molto piacevole pensare che forse- perché no?- sia possibile ed essere contagiati da questo pensiero positivo.

 

 

Isabel Allende, “L’amante giapponese”

Ed. Feltrinelli, trad. E. Liverani, pagg. 281, Euro 18,00

 

 

 

Recensione a cura di Maria Emilia Piccone

http://leggerealumedicandela.blogspot.it/

  

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