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Le donne della notte di Marlon James

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 13/12/2016 11:04
Un libro che lascia sul lettore le stesse cicatrici che mappano la schiena di Lilith, che non si dimentica, che si deve leggere. (M. Piccone)

Hanno il colore della notte, “Le donne della notte” protagoniste del bellissimo e possente romanzo dello scrittore giamaicano Marlon James che ha vinto il man Booker Prize 2015 con “Breve storia di sette omicidi”. Non sono affatto, come forse si potrebbe pensare, donne di un quartiere a luci rosse che ammiccano agli uomini. Sono donne nere che conoscono il sesso, sì, ma non ne ricavano né denaro né, tantomeno, piacere, perché vengono prese con la forza. Sono le negre della Giamaica agli inizi dell’800, donne schiacciate dagli uomini bianchi, oggetto del loro piacere e anche della loro furia al minimo sgarro, frustate senza pietà dai sorveglianti delle piantagioni, bistrattate e vilipese dalle padrone bianche. Sono le schiave che tramano nel buio della notte, progettando una rivolta che sarà spietata, che darà loro la libertà come è già successo sull’altra isola dei Caraibi, Santo Domingo.

 

Nella tenuta di Montpelier il padrone è morto e la padrona non è sempre presente con la testa quando il giovane padrone, Humphrey Wilson ritorna dall’Inghilterra dove era stato mandato a studiare da bambino. È accompagnato da un amico che diventerà il sovrintendente della tenuta, Robert Quinn. Humphrey con i capelli di fuoco, l’irlandese Quinn bruno e tarchiato. La giovanissima Lilith li guarda ammirata. È bella Lilith. Nera con gli occhi verdi che dicono quello che non dovrebbero- che il padre è un bianco, anzi, che è l’uomo che è stato sovrintendente della tenuta fino ad ora: chi altro ha quegli occhi? A dire il vero, qualcun altro c’è tra le sei donne che Lilith saprà essere le sue sorelle ad avere gli occhi verdi. Il padre aveva dato ad ognuna un nome mitologico, a Lilith, però, quello della donna creata- secondo una tradizione- prima di Eva. Una Lilith che si era ribellata alle voglie sessuali di Adamo e che, nella tradizione, è associata a potenze demoniche. Lo sarà anche la nostra Lilith che è stata, per qualche motivo, protetta dal padre ed è cresciuta con qualche privilegio, lontana dal duro lavoro dei campi.

 

È una storia terribile, quella che Marlon James racconta dal punto di vista di Lilith- chi sia, a raccontare questa storia che gronda sangue, raccogliendola dalle labbra di Lilith, lo sapremo alla fine. Quello che importa è che è una storia di negri in cui niente ci viene risparmiato, né abbellito. Occhio per occhio. Se, quando scoppia la rivolta, la ferocia dei negri è immensa, bisogna proprio dire che i bianchi se la sono cercata. La ferocia dei negri è pari a quella che loro, i bianchi, hanno sempre mostrato. I negri sono delle bestie feroci? Be’, i bianchi non li consideravano alla stregua di animali? Non parlavano forse di loro, non li trattavano forse come se fossero peggio di subumani? La vecchia Homer, il capo delle donne, un po’ regina e un po’ strega e un po’ fattucchiera, con la schiena che era una trapunta di cicatrici per le frustate, con i seni strappati dalle cinghiate, sfogherà il suo odio per vendicarsi dei suoi bambini che le erano stati portati via: uccisi? venduti? L’avevano fatta figliare come fosse stata una vacca per poi privarla dei piccoli. Sono tante le storie come la sua che sentiamo, è tutta una serie di crudeltà infinite seguite- fino ad ora che è il grande momento- da piccole rivincite delle negre, come sputare dentro la zuppa, o mescolarci merda di animali. Lilith aveva fatto di più, aveva ucciso uno dei sorveglianti che voleva violentarla. Intorno a Lilith, che Homer riesce a nascondere, incominciano a girare voci di stregoneria. La piccola Lilith che mira in alto con quei suoi occhi da gatta ha la fortuna di essere ‘scelta’ dal sovrintendente Quinn, l’amico di padron Humphrey che si sente disprezzato quasi quanto i negri sull’isola: i negri hanno un valore di mercato, lui, un ‘mangiapatate, neppure quello. Ma può concedersi, una negra, di innamorarsi? La parola ‘amore’ esiste solo per la donna bianca, anche se è depravata come la Miss Isobel che dovrebbe sposare padron Humphrey. Le donne della notte non possono permettere che una di loro sia resa debole dall’amore.

 

Deve essere stato un tour de force, tradurre “Le donne della notte”. Perché è una negra che parla e Lilith è analfabeta finché Homer le insegna a leggere facendole scoprire “Joseph Andrews”, il romanzo settecentesco di Henry Fielding che svela a Lilith un mondo diverso da quello in cui ha vissuto e che credeva l’unico possibile. Il testo originale di “Le donne della notte” è scritto in un dialetto, o meglio in una lingua parlata e trascritta, che si capisce meglio se si prova a ripetere ad alta voce quanto si sta leggendo. Un linguaggio che ha colori forti, che non conosce le sfumature della buona educazione, crudo, volgare, feroce, perfetto per l’ambiente che descrive.

 

Un libro che lascia sul lettore le stesse cicatrici che mappano la schiena di Lilith, che non si dimentica, che si deve leggere.

 

 

Marlon James, “Le donne della notte”

Ed. Frassinelli, trad. P. D’Accardi, pagg. 443, Euro 20,00

 

Recensione a cura di Marilia Piccone

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