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LE TORRI DEL SILENZIO, CYRUS MISTRY

creato da Marilia Piccone ultima modifica 31/01/2014 10:58
Un libro per per chiunque sia interessato non solo a una storia di amore, sesso, tradimenti e scontro generazionale, ma anche a uno sguardo acuto sulla natura umana

A Mumbai, in India, c’è una grossa comunità parsi (il nome deriva da ‘persiano’): sono i seguaci di Zoroastro o Zaratustra, i discendenti di coloro che vi arrivarono dalla Persia tra il VII e il X secolo dopo Cristo per sfuggire alle persecuzioni dei musulmani. E’ una religione affascinante, quella- vecchissima perché risale almeno al 600 prima di Cristo- di Zoroastro. E’ una religione monoteista con una divinità di nome Ahura Mazda ed è ben rappresentata da un simbolo che si può vedere in numerosi bassorilievi di Persepolis, in Iran: un vecchio saggio esce da un cerchio che rappresenta il mondo, elevandosi verso una dimensione di spiritualità, protende una mano verso il futuro e si lascia il passato alle spalle.


Le due ampie ali che fuoriescono dalle sue spalle sono divise in tre strisce che racchiudono l’essenza della dottrina di  Zoroastro: pensare bene, parlare bene, agire bene. Il rito funebre dello zoroastrismo è forse l’aspetto più singolare di questa religione: i corpi dei defunti vengono esposti, nudi, nelle torri del silenzio per essere mangiati dagli avvoltoi. Rimarranno solo le ossa del corpo spolpato che sarà così libero da ogni fardello terreno e l’anima sarà purificata.


Il romanzo di Cyrus Mistry è intitolato “Le torri del silenzio”.
La torre del silenzio di Mumbai si trovava, un tempo, fuori dalla cerchia della città, come richiedeva la legge. Oggigiorno le abitazioni l’hanno raggiunta e c’è solo un fitto giardino che la protegge dagli sguardi (proibiti) dei curiosi. E- notizia di cronaca- si cerca di favorire l’allevamento degli avvoltoi che sono diminuiti di numero a causa dell’inquinamento.

 

 

Tutto questo era diverso nel 1942, epoca in cui è ambientata la storia che ci racconta Cyrus Mistry, una storia in parte vera di cui l’autore venne a conoscenza durante le ricerche per un film. Il protagonista e voce narrante si chiama Phiroze e il suo lavoro è trasportare, lavare e preparare i defunti ai riti funebri.

 

Se per un attimo pensiamo che è il lavoro che non conosce mai crisi delle Pompe Funebri, ci sbagliamo, e la maggiore differenza sta nella discriminazione e nel disprezzo riservato a coloro che toccano i morti- sono considerati impuri, devono vivere negli alloggi nei pressi delle torri del silenzio e devono sposarsi ‘tra di loro’. Sono peggio degli intoccabili, la più bassa delle caste indù. Phiroze veniva da tutt’un altro mondo, era figlio del gran sacerdote del tempio del fuoco (altro caposaldo dello zoroastrismo, la fiamma purificatrice che non deve mai spegnersi).

 

Ma si era innamorato, giovanissimo, dell’altrettanto giovane Seppy il cui padre già svolgeva le mansioni di curatore di cadaveri. Per lei aveva lasciato la sua famiglia, per lei aveva accettato quel lavoro che lo avrebbe isolato per sempre da tutti.


Come si vive a contatto quotidiano con la morte, senza neppure il legno di una bara ad allontanarne il gelo? Come si vive ai margini di una società che esclude coloro che ci trasportano a braccia verso l’aldilà? Phiroze racconta, le umiliazioni, le ingiustizie delle punizioni quando il corpo cede alla stanchezza, il primo sciopero- una sfida- che mette in ginocchio gli sdegnosi membri della comunità parsi. Intanto Gandhi predica la non-violenza e l’India si avvia verso l’indipendenza.

 

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Avevo convinto Rustom che non era possibile che ci licenziassero sui due piedi per abbandono del servizio e che assumessero al nostro posto dei crumiri. Non sarebbe stato facile trovare rapidamente dei rimpiazzi all’interno della comunità parsi; e nessun parsi degno di questo nome avrebbe permesso che i suoi cari venissero maneggiati da un intoccabile indù o da un mendicante musulmano

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Non si è uguali nella vita e neppure nella morte, pare essere questo il messaggio finale del libro di Mistry: se era grottesca la scena del cadavere che rotolava a terra quando Phiroze si era sentito male e aveva abbandonato la presa della portantina, ancora più grottesca è la scena del cadavere dell’uomo a cui era stata negata la conversione allo zoroastrismo in punto di morte, dapprima portato comunque alle torri del silenzio, poi trafugato e trasportato al cimitero cristiano dove, non essendo chiuso in una bara, gli era stata rifiutata la sepoltura. E il vecchio sacerdote, padre di Phiroze, era rimasto impassibile, duro nel suo rifiuto. Una religione che non conosce pietas, che religione è?


Cyrus Mistry, Le torri del silenzio, Ed. Metropoli d’Asia, trad. Giovanni Garbellini, pagg. 240, Euro 14,50

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