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NUMERO UNDICI, Jonathan Coe

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 04/04/2016 09:57
"Perché Jonathan Coe è sempre Jonathan Coe, con l’occhio attento allo ‘stato della nazione’, la penna graffiante, l’umorismo sottile, l’intento di sottolineare il malessere della società, il fallimento delle utopie politiche, la corruzione, il malcostume"

 

“Numero undici”- questo è l’undicesimo romanzo di Jonathan Coe, al numero 11 di Downing Street, a Londra, abita il Ministro delle Finanze, a Birmingham l’autobus numero 11 ha un percorso circolare e uno dei personaggi del romanzo che non può permettersi di tenere il riscaldamento acceso per tante ore in casa lo prende regolarmente per farsi un giro restando al calduccio, undici sono i piani sotterranei dell’abitazione di Sir Gilbert Gunn, l’ultima stravaganza dei molto ricchi londinesi. Questo numero undici che ammicca elusivo in molti punti del libro è un poco come la trama del libro, intrigante, composta da tanti tasselli, come un mosaico o come una vasta tela che un pittore deve dipingere lavorando a piccoli settori. Perché Jonathan Coe è sempre Jonathan Coe, con l’occhio attento allo ‘stato della nazione’, la penna graffiante, l’umorismo sottile, l’intento di sottolineare il malessere della società, il fallimento delle utopie politiche, la corruzione, il malcostume. E il quadro è vasto, si procede a frammenti, e i personaggi di riferimento, quelli che riaffiorano come il numero undici, sono ancora i Winshaw del famoso romanzo del 1994, “La famiglia Winshaw”, “What a carve up” nel titolo originale. Sono i discendenti, naturalmente, in un caso si tratta di una Winshaw per matrimonio, ma lo stampo è sempre quello. La fine brutale dei Winshaw di allora non ha portato ad alcun ripensamento, la stessa totale assenza di etica perdura nel presente, così come l’attenzione esclusiva al proprio tornaconto personale.

L’inizio di “Numero undici” vede due bambine di dieci anni, Rachel e Alison, ospiti dei nonni di Rachel in un piccolo paese nel verde. Una notizia apparsa sui giornali- e la reazione dei nonni- resterà per sempre impressa nei ricordi di Rachel: è morto David Kelly, l’impiegato del Ministero della Difesa britannico ed ex ispettore dell’Onu che aveva denunciato la falsità delle motivazioni che avevano portato Tony Blair a coinvolgere la Gran Bretagna nella guerra contro l’Iraq. Si vuol far passare per suicidio la morte di David Kelly, i nonni di Rachel la pensano diversamente. Rachel è solo una bambina, eppure questo è il momento che segna per lei la fine dell’innocenza, insieme all’altra strana esperienza che fa insieme all’amica, la conoscenza di quella che aveva soprannominato ‘la pazza del Gheppio’ e invece si rivela essere una ragazza innocua autobus_11che ha cercato di aiutare un immigrato cinese in fuga. Questo è un altro episodio indicativo- da una parte la rivelazione del lavoro sommerso, degli immigrati sfruttati come schiavi e dall’altra incomincia qui il filone fantastico, gotico, spaventoso e grottesco del romanzo. L’immagine della casa nel bosco che sembra uscire da una fiaba dei fratelli Grimm si allaccia alla grandiosa casa in Chelsea dove Rachel lavorerà come istitutrice e dove gli orrori fremono nella voragine aperta per i lavori di scavo voluti dall’ambizione folle, sfrenata e malsana di Lady Gunn, quello che sembra un corpo mummificato agli occhi delle bambine anticipa il vero morto alla fine, così come la carta del gioco Memory, quella con un orrido ragno, anticipa l’invasione dei ragni nella notte da incubo di Rachel. E’ come se il mostruoso allucinatorio sia la controparte del mostruoso nella realtà, meglio il primo del secondo.

Uno dopo l’altro, sono molti gli obiettivi colpiti da Coe. La perdita dei posti di lavoro (la bibliotecaria che si vede ridurre le ore), i banchi alimentari per chi non ha i mezzi di sussistenza, gli stupidi reality show, ‘la monetizzazione dello stupore’, l’amica di Rachel che finisce in prigione per non aver denunciato al fisco una somma ridicola mentre, dall’altra parte, esiste addirittura un lavoro come esperto consulente per evadere al meglio il fisco. C’è chi si siede sull’autobus numero 11 per stare al caldo e chi si permette un aereo privato per far trasportare Rachel in Svizzera per far fare un paio di esercizi di matematica alle figlie, c’è una bambina che muore nelle isole Marshall per aver giocato con una granata e chi si arricchisce con un’impresa per sminare le ex zone di guerra (e non ha svolto il lavoro).

Sono gli eterni due mondi che si fronteggiano in eterno contrasto, quello di chi ha e quello di chi non ha, quello di chi misura la vita con il metro del pensiero e quello di chi mette il denaro sul piatto della bilancia, quello di Rachel e di Alison e quello dei Gunn e dei loro pari. E c’è una giustizia poetica nella fine ‘gotica’ del romanzo, quasi che solo forme mostruose possano incarnare il male, solo fantastiche e viscide ragnatele possano rappresentare la capacità del male di invischiare le sue prede.

Questo è l’undicesimo romanzo di Coe destinato a lasciare un segno. Non perdetelo.

 

 

Jonathan Coe, “Numero undici”

Ed. Feltrinelli, trad. M. Castagnone, pagg. 381, Euro 16,15

 

Recensione a cura di Maria Emilia Piccone

http://leggerealumedicandela.blogspot.it/

 

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