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Tanti baci dalla Mesmenia di Fabienne Betting

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 10/04/2017 11:50
"Se attraversate un periodo ‘nero’, se siete convalescenti, se avete appena finito di leggere un libro impegnativo, se piove, se avete bisogno di tirarvi su il morale, leggetelo. Non ve ne pentirete" (M. Piccone)

Sapete dove è la Mesmenia? Io no di certo, nessuno sa dove sia la Mesmenia. Ce lo dice Fabienne Betting in “Tanti baci dalla Mesmenia”: un luogo imprecisato, ancora più sconosciuto del Bhutan o del Belize, che non meriterebbe neppure l’appellativo di paese. Una verruca, un punto nero incuneato tra la Russia e l’Estonia. E adesso che lo sappiamo, prepariamoci ad una lettura esilarante, affrontandola però con tutta serietà.

 

Il ventisettenne Thomas, cameriere in un McDonald’s di Parigi, legge un trafiletto nella sezione degli annunci di offerte di lavoro. “Cercasi traduttore dal mesmeno al francese. Molto buona retribuzione”, segue un numero di telefono. Ecco l’occasione per guadagnare qualcosa e mettere a tacere la ragazza con cui Thomas convive. Thomas ha studiato mesmeno per due anni alla Sorbona ed era innamorato di Malislovna, la bella insegnante che parlava della povertà e dello squallore del suo paese con le lacrime nella voce. E così si presenta ed accetta di fare la traduzione in tre settimane. Non sa che cosa lo aspetta.

 

Prima di tutto: è impossibile che ci riesca in così poco tempo. Poi: la sua ragazza è contraria a un lavoro casuale e non definitivo. Infine, importantissimo: Thomas non sa il mesmeno. Incomincia così un’avventura che ci tiene legati alle pagine, con i contrasti a cui va incontro Thomas, le sorprese (Malislovna si fa viva), le telefonate assillanti che riceve (che abbia pestato i piedi, a sua insaputa, alla mafia baltica?) e soprattutto con i romanzi dentro il romanzo- quello che Thomas traduce a ritmo serrato e quello del testo originale che alla fine verrà messo a confronto con la traduzione. Perché le due versioni sono del tutto diverse, e questo lo capiamo subito a mano a mano che Thomas si imbatte in difficoltà e decide di superarle inventandosi la storia che, nel suo “La vita rurale in Mesmenia”, è quella di una settantenne che si innamora (per la prima volta in vita sua) di un soldato russo. Intanto noi ci domandiamo quale fosse la vera vicenda nel manoscritto. Thomas pensava che, una volta consegnata la traduzione, tutto sarebbe finito lì, magari qualcuno avrebbe rivisto e corretto il testo. Il destino decide diversamente. All’improvviso tutti parlano della Mesmenia- sono state scoperte delle ‘terre rare’, cioè minerali dal valore enorme, proprio in Mesmenia. Tutti vogliono sapere di più della Mesmenia. E c’è un solo romanzo in circolazione, quello tradotto da Thomas che, per superficialità dell’editore, risulta esserne anche l’autore.

 

Non sono una lettrice di libri ‘leggeri’. Preferisco la tragedia o il dramma alla commedia. I libri divertenti paradossalmente mi annoiano. Eppure mi sono ritrovata a sorridere e ridere per l’arguzia, la brillantezza e anche l’ironia nascosta nelle pagine di Fabienne Betting, perché, dietro la commedia della fantomatica Mesmenia, le frecce della scrittrice francese sono dirette al lavoro dei traduttori improvvisati. Vi ho raccontato solo l’inizio della vicenda che porterà il lettore (con Thomas, Malislovna e un gruppo di allegre vecchiette) in Mesmenia- e qui si avverte l’eco di Swift nella descrizione di una popolazione che ha abitudini strane quanto quelle dei lillipuziani, divisioni politiche interne assurde come quelle dei partiti dei Tacchi Alti e dei Tacchi Bassi nel romanzo “I viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift, una bandiera, poi, che è il vessillo più adatto per tutte le loro stravaganti usanze: ha un grande cavolo nel mezzo.

 

Se attraversate un periodo ‘nero’, se siete convalescenti, se avete appena finito di leggere un libro impegnativo, se piove, se avete bisogno di tirarvi su il morale, leggete “Tanti baci dalla Mesmenia”. Non ve ne pentirete.

 

 

Fabienne Betting, “Tanti baci dalla Mesmenia”

Ed. Feltrinelli, trad. Elena Cappellini, pagg. 281, Euro 16,00

 

 

Recensione a cura di Marilia Piccone

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