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Tre piani di Eshkol Nevo

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 30/03/2017 10:52
"Ricco di umanità ed empatia, da gustare godendone ogni pagina, presi come siamo dalle fragilità dei personaggi" (Marilia Piccone)

 

Arnon e Ayelet, Hani e Assaf, Dvora: sono questi i protagonisti del nuovo romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, “Tre piani”. Abitano, ogni coppia e Dvora (vedova di un giudice, lei stessa giudice in pensione del tribunale distrettuale), nella stessa palazzina alla periferia di Tel Aviv, su tre piani diversi. Sono tre le voci parlanti, in soliloqui interrotti da frasi di dialogo scambiate con un interlocutore non visto - questo l’espediente narrativo usato da Eshkol Nevo per mettere in dubbio l’oggettività di quanto veniamo a sapere. Arnon racconta la sua storia ad uno scrittore (potrebbe diventare il soggetto di un romanzo?), Hani scrive una lunghissima mail ad un’amica che ora vive in America e Dvora ha scelto di registrare quello che ha da dire al marito sulla segreteria telefonica di un vecchio apparecchio che ha trovato in un cassetto. Si potrebbe aggiungere un’altra spiegazione al titolo, quella dei tre piani freudiani offerta da Dvora che si compera i volumi delle opere di Freud - l’Es, l’Io e il Super Io- ma il romanzo è bello così com’è, senza troppi intellettualismi, ricco di umanità ed empatia, da gustare godendone ogni pagina, presi come siamo dalle fragilità dei personaggi.

 

Arnon, Hani e Dvora devono parlare perché stanno attraversando una crisi personale che, in qualche modo, ha a che fare con la loro famiglia, con il coniuge e con i figli, sia che siano ancora bambini come nel caso di Aron e Hani, sia che ormai sia un adulto, come il figlio di Dvora.

 

Arnon è ossessionato dal timore che la sua primogenita di sette anni sia stata molestata dal vicino di casa che ha un principio di Alzheimer e si flagella colpevolizzandosi perché lui e Ayelet hanno abusato troppo spesso della disponibilità dei vicini che si sono prestati a fare da baby-sitter alla bambina fin da quando era piccola. È vero o non è vero che è successo qualcosa che ha turbato Ofri nel frutteto dove Arnon l’ha trovata con il vecchio Herman che piangeva? Arnon e la moglie si scagliano accuse, la tentazione riveste i panni (succinti, a dire il vero) di una ragazzina, Arnon è trascinato a fare qualcosa che scatenerà la crisi.

 

Hani non è soddisfatta. Ha abbandonato un’attività molto creativa per badare ai due bambini, il marito è spesso lontano per lavoro e lei se ne risente. Le pesa dover essere da sola ad affrontare i problemi quotidiani, la bambina ha un’amichetta immaginaria: soffre di carenze affettive? E Hani stessa, che ricorda benissimo la sera che sua madre è stata ricoverata in ospedale psichiatrico, mostra forse qualche segno di squilibrio? Il fratello del marito che bussa alla sua porta in fuga dai creditori, è una figura vera oppure è un ‘sostituto’, un po’ come l’amichetta della figlia?

 

Dvora, giudice irreprensibile che non parla mai con nessuno del figlio che non vede da anni, che non sa neppure dove sia. Così unita e solidale con il marito da essersi schierata interamente dalla sua parte, in un passato che non vuol ricordare e che ora rispunta, sotto la spinta del suo coinvolgimento con i movimenti giovanili di protesta a Tel Aviv. È con il personaggio di questa donna che, non più giovane, ha il coraggio di riconoscere gli errori fatti, di guardarsi indietro e poi di riprendere il cammino della vita in un’altra direzione, che si chiude questo romanzo. È con Dvora che si fa più pressante il quesito - che lei ha affrontato in tutta la sua carriera di giudice - su che cosa sia verità, se ci può essere più di una verità.

 

Chi ha letto i romanzi precedenti di Eshkol Nevo può percepire un leggero cambiamento, lo spostarsi del centro di attenzione dello scrittore. Il tema non è più solo l’amicizia, il rapporto di coppia oppure le problematiche di Israele. È come se i protagonisti fossero diventati adulti finalmente e non fossero più soli al centro del mondo. La preoccupazione sono i figli, la responsabilità che è dovere assumersi nei loro confronti da parte dei genitori. E - già lo avevamo notato in altri romanzi- la sensibilità di Eshkol Nevo nel parlarci di bambini, il suo orecchio per il loro linguaggio, sono straordinari.

 

 

Eshkol Nevo, “Tre piani”

Ed. Neri Pozza, trad. Ofra Bannet e Raffaella Scardi, pagg. 255, Euro 17,00

 

 

Recensione a cura di Marilia Piccone

Blog "Leggere a lume di candela"

 

Qui potete leggere l'intervista di Marilia all'autore

 

 

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