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TUTTO CIÒ CHE SONO, ANNA FUNDER

creato da Marilia Piccone — ultima modifica 10/05/2012 14:27
Il racconto di uno dei più cupi periodi della storia tedesca attraverso la lotta di quattro giovani contro l'ascesa di Hitler

Dora. Dora Fabian. Affascinante Dora. Coraggiosa Dora. Anticonformista Dora. Dora Fabian, nata a Berlino nel 1901 come Dora Heinemann, brilla nelle pagine del libro “Tutto ciò che sono” dell’australiana Anna Funder.

Sì, brilla. D’altra parte sua cugina Ruth, leggendo l’autobiografia del drammaturgo Ernst Toller, riflette: “Non mi ha mandato questa storia della sua vita, ampliata con le aggiunte su Dora, perché sono sua cugina. Me l’ha mandata perché avevamo lei in comune. Perché per noi Dora era il sole.

 

   Ci muovevamo nella sua orbita e la sua forza ci permetteva di andare avanti.” Ruth Wesemann è una delle due voci narranti tra le quali altalena la storia non solo di Dora, ma anche di Ruth e di suo marito Hans e di Ernst Toller. Che poi è dapprima la storia della Germania all’inizio dell’ascesa di Hitler e dopo quella dei fuorusciti, dei tedeschi in fuga dal nazismo e rifugiati a Londra. Sia Ruth sia Toller rivolgono il pensiero al passato nell’anno della loro morte: il 1939 per Toller in esilio a New York e il 2001 per Ruth Wesemann in Australia. Ed entrambi soffrono perché, in qualche maniera, sentono di aver tradito Dora e la lotta in cui era impegnata. Dora, con Toller e Ruth, con gli altri esiliati che vivevano nel quartiere londinese di Bloomsbury, si era battuta per aprire gli occhi al mondo.

 

   Che non voleva aprirli, preferiva non sapere quello che stava accadendo in Germania, come si stesse riarmando ben al di là di quanto concesso dal trattato di Versailles, come venissero perseguiti coloro che ardivano anche solo criticare l’astro nascente di Hitler. Dora era morta per questo, e loro- Toller e Ruth- che cosa avevano fatto per portare avanti la sua battaglia? Ruth era tornata in Germania e aveva passato cinque anni in carcere; Toller aveva già fatto l’esperienza del carcere ed era andato in America, accontentandosi di ripetere nelle conferenze una frase che aveva elaborato con Dora: “Mi rifiuto di riconoscere il diritto di governare dell’attuale regime in Germania, perché non rappresenta i nobili sentimenti e aspirazioni del popolo tedesco.” 

 

   I ricordi di Ruth iniziano il giorno in cui Hitler è nominato cancelliere. Come spesso avviene, Ruth ha una visione netta di quello che stava facendo quando la radio comunicò la notizia: era nella vasca da bagno. Il tempo si sposta di continuo tra i due diversi ‘presente’ di Ruth e di Toller (il che implica anche una diversa prospettiva degli avvenimenti) e il passato che si divide nettamente tra gli anni a Berlino e quelli a Londra.

 

   Ancora spensierati quelli a Berlino, quando si avverte il pericolo ma pare impossibile che i tedeschi non si rendano conto dell’abisso in cui stanno precipitando per seguire il folle pifferaio di Braunau. Ci sono picnic e feste per Ruth e il giornalista Hans che diventa suo marito, per Dora e Toller che si ameranno tutta la vita, senza che ciò impedisca a Dora di sposare Walter Fabian e di andare a letto con altri uomini. Finché l’incendio del Reichstag (1933), di cui si volle addossare la colpa ai comunisti, cambiò radicalmente la vita degli oppositori al governo, forzandoli a lasciare la Germania.

 

   La vita diventa più cupa, a Londra. Agli esiliati è proibito svolgere attività politica- inutile dire che Dora se ne infischia, della proibizione. Sia Toller sia Ruth ricordano quanto fosse stato difficile ambientarsi in un paese di cui conoscevano la lingua poco o male (fatta eccezione per Dora), dove non potevano lavorare, dove erano nessuno. E dove erano ugualmente controllati dalla Gestapo.

 

   E’ un bel libro, quello di Anna Funder che ha conosciuto di persona Ruth Wesemann, una bella storia di amore e di tradimento, con una morte che è rimasta avvolta nel mistero alla fine.

 

A tratti si avverte uno sforzo nel trasformare in romanzo la realtà storica, ma quello che ne emerge è il ritratto di una donna audace, una femminista ante litteram che difendeva il diritto d’aborto, insieme alla testimonianza di un’altra Germania- non a caso uno dei personaggi è tra coloro che sarebbero stati fucilati per aver preso parte all’attentato a Hitler del 20 luglio 1944.

 

Anna Funder, Tutto ciò che sono, Ed. Feltrinelli, trad. Silvia Rota Sperti, pagg. 389, Euro 19,00

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