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Tutto quello che non ricordo di Jonas Hassen Khemiri

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 16/02/2017 10:51
"Si può mai dire di conoscere qualcuno? È questo che vuole dire, infine, “Tutto quello che non ricordo”: che ognuno di noi è tante persone quante sono quelle che ci conoscono". (M. Piccone)

Il vicino di casa. L’amico. L’amica che fa l’artista underground a Berlino. La ragazza che ha amato. La  madre. E lo scrittore che fa domande. Una voce che si sovrappone all’altra, racconti di cui si perde il filo e poi lo si ritrova, basta un accenno. Cose che vengono dette, smentite, corrette, guardate da un altro punto di vista. Ma di chi si sta parlando? “Comincio da come ho conosciuto Samuel?”, chiede uno degli interlocutori che- ha accennato alle sbarre- è in prigione. Stiamo parlando di Samuel, allora. È la storia di Samuel che lo scrittore sta cercando di venire a sapere. Samuel che è morto in un incidente. Incidente per davvero (la madre dice che i freni non funzionavano bene) o suicidio? Era depresso, Samuel?

 

Anche i nomi dei personaggi veniamo a saperli a poco a poco, e tocca a noi attribuirli all’uno o all’altro. Il vicino di casa scompare presto dalla scena, l’amico si chiama Vandad e non ci sarà mai chiaro fino a che punto lui e Samuel fossero solo amici, l’artista (un tipo stravagante) si fa chiamare la Pantera e la ragazza che aveva lasciato da poco Samuel quando questi ha avuto l’incidente si chiama Laide, fa l’interprete ed è impegnata nell’aiutare le donne migranti. L’ordine si crea dal disordine, nel romanzo di Jonas Hassen Khemiri (scrittore nato a Stoccolma da madre svedese e padre tunisino di cui abbiamo già molto amato il precedente romanzo “Una tigre molto speciale”), la polifonia -  un poco spiazzante, all’inizio - è ricchezza di punti di vista, è una maniera per tenere sempre vigile la nostra attenzione. Perché tocca al lettore accumulare i dettagli, mettere da parte le tessere del quadro che viene a formarsi davanti agli occhi della mente: Samuel al centro, gli amici intorno, lo scrittore che fa le domande in un angolo. Tocca anche al lettore capire che la maggior parte dei protagonisti non sono svedesi se non per nazionalità acquisita o perché sono nati in Svezia da genitori immigrati, e forse per questo hanno una maggiore sensibilità verso il problema dei migranti e le loro difficoltà.

 

Nel ritratto che ne fanno gli altri Samuel ama la vita e non vuole sprecarne neppure un attimo - ha inventato la Banca delle Esperienze, il fare qualcosa, anche se sciocca o irrilevante, perché aumenta il punteggio delle esperienze di vita. E fa delle liste, allora, di cose come andare all’aeroporto a vedere decollare gli aerei o passare dal poligono per sentire il rumore di una Glock. In realtà Samuel fa liste di tutto perché è uno smemorato, confessa di essersi fatto un elenco di domande da fare ad un primo incontro con una ragazza, per paura di fare scena muta. Nella sua svagatezza Samuel ha molte doti- è affettuoso e paziente (lo vediamo alla prova con una nonna che ha un inizio di demenza), è generoso con gli amici (paga spesso la parte di affitto che toccherebbe a Vandad) e anche con gli estranei (offre alloggio nella casa vuota della nonna a delle donne migranti). Quando si innamora perdutamente di Laide (per lui è bellissima, Vandad non condivide la sua opinione), ci fa tenerezza. Il rovescio della medaglia è che Samuel è superficiale, credulone, sbadato, irresponsabile.

 

E tuttavia, dopo tutto quello che abbiamo ascoltato, insieme allo scrittore, dopo le avventure a tratti buffe, a tratti tristi, a tratti sentimentali, dopo le passeggiate per Stoccolma, dopo le soste ai bar, dopo i noodles ai fiocchi di latte, dopo confidenze e litigi e riappacificazioni, possiamo dire di conoscere Samuel? Si può mai dire di conoscere qualcuno?

 

È questo che vuole dire, infine, “Tutto quello che non ricordo”. Che ognuno di noi è tante persone quante sono quelle che ci conoscono e che si possono azzardare delle ipotesi, ma nessuno saprà mai per certo quali pensieri abbiano attraversato la mente di Samuel alla fine.

 

 

 

Jonas Hassen Khemiri, “Tutto quello che non ricordo”

Ed. Iperborea, trad. A. Bassini, pagg. 328, Euro 17,50

 

 

 

Recensione a cura di Marilia Piccone

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