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Un’invincibile estate di Filippo Nicosia

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 23/06/2017 08:32
La morte del padre ed il ritorno di un fratello sconosciuto obbligheranno Diego a crescere velocemente.

Il 23 maggio 1992 il magistrato antimafia Giovanni Falcone perdeva la vita nell’attentato di Capaci, in Sicilia. Non si contano i bambini che, nati quel giorno, furono chiamati Giovanni. E, appena fu più grande, se ne stupì il protagonista di “Un’invincibile estate” che invece, pur essendo nato quel giorno, si chiamava Diego. Perché non si portasse dietro per tutta la vita tutta quella tristezza, gli aveva detto suo padre. Fu per caso che Diego trovò una fotografia nel portafoglio del padre. Ritraeva lui, suo padre, con due bambini. Uno era Diego e l’altro il fratello Giovanni, di cui fino a quel momento non conosceva l’esistenza. Non lo ricordava affatto, era stato mandato a Roma subito dopo la morte della madre, quando Diego aveva solo tre anni.

 

“Un’invincibile estate” è un romanzo di formazione in cui, come in tutti i romanzi del genere, il personaggio principale (Diego, che è anche l’io narrante) deve superare delle prove dolorose prima di diventare grande- la morte del padre, prima di tutto. Perché, alla morte di un genitore, il figlio passa in prima linea e prende su di sé un’eredità che non è solo quella della casa ma anche del vissuto paterno, degli errori, delle menzogne, delle cose non dette e dei segreti di cui ormai è impossibile appurare la verità. Il fratello Giovanni riappare, non aspettato, al funerale del padre. L’avversione di Diego è immediata. Che cosa ci fa lì, questo intruso?  É vero quello che gli aveva detto suo padre, il motivo per cui Giovanni era stato allontanato da casa? Giovanni darà un’altra versione dei fatti. I sentimenti di Diego sono di gelosia e rabbia- è come nella parabola del figliol prodigo, anche se manca il padre che abbraccia il figlio. E la gelosia raddoppia davanti alla seconda prova da superare- c’è, nel romanzo, una prima storia di un amore solo abbozzato in cui, però, Diego viene sostituito dal fratello e una seconda storia con una ragazza molto disinvolta che fa conoscere a Diego il sesso. E poi c’è la scelta di vita da fare- l’università, come suo padre avrebbe desiderato, o qualcosa che nulla ha a che vedere con i libri, un’arte minore che è quella della cucina?

 

Ad una prima veloce lettura “Un’invincibile estate” assomiglia ad altri libri che abbiamo letto, ma c’è qualcosa di particolare nella pena di crescere di Diego, oltre a quella sua mancanza di affetti, privo da sempre di una madre, con un padre che poteva anche essere violento ed un fratello un poco ambiguo che avrebbe anche lui molto da raccontare sulla difficoltà di diventare grandi- anche se mai sentiamo una parola sul suo ‘esilio’ romano, tranne le sue vanterie prive di fondamento. C’è l’insularità, la consapevolezza di essere isolati e di non sapere, tra le tante scelte che si devono fare nella vita, quale sia quella giusta, se restare o mettere la moneta nella bocca di Caronte e passare lo stretto raggiungendo la costa calabra che balugina come un miraggio nell’azzurro. Quale sarà la costa dell’Inferno?, si chiede Diego. Dall’una o dall’altra parte? E si allena a nuotare tre chilometri al giorno, tanti quanti sono quelli che lo separano dalla Calabria, parallelamente alla costa. Lo stretto di Messina diventa una metafora del passaggio tra l’età in cui ci si può permettere di scherzare e l’età matura dove i problemi vanno affrontati, e non a pugni. Da una parte c’è Messina, dove la rissa è all’ordine del giorno, dove il 23 maggio si commemora una strage che potrebbe ripetersi. Dall’altra c’è l’Italia, c’è Roma che potrebbe essere la prima tappa nel ristorante per cui l’amico di Diego gli ha scritto una presentazione, e poi forse Milano e poi, chissà, anche la Russia dove è andato l’amico a fare il cuoco. C’è tutto il mondo al di là dello stretto. Basta pagare il pedaggio. Basta crescere e dimenticare l’astio famigliare.

 

 

Filippo Nicosia, “Un’invincibile estate”

Ed. Giunti, pagg. 217, Euro 15,00

 

Recensione a cura di Marilia Piccone

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