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UMANO TROPPO UMANO

creato da Fabiana Fuoco — ultima modifica 30/06/2014 09:23
Parco Amendola. 8 ragazzi e 2 ragazze tra i 21 e i 25 anni.

Loro si definiscono un gruppo multiculturale, perché all'interno vi sono origini che spaziano dalla Guinea al Libano, dall’Est Europa fino a Cuba per ricongiungersi in Italia.


La diversità è la ricchezza della vita ma più unisci persone più si creano problemi”, “la diversità è la comunicazione” ma spaventa, soprattutto gli adulti. Ritengono che la questione migrazione sia affrontata da alcuni partiti politici in modo superficiale, presentata come nemico per nascondere problemi più strutturali del paese con l'obiettivo di distrarre la popolazione dalle difficoltà reali.

Accomunati dalla passione per l'arrampicata, ci spiegano che ve ne sono di due tipi la builder che consiste nel sapere “chiudere” una parete e la velocità che, al contrario, è una vera e propria gara di rapidità.

Un'altra caratteristica che unisce il gruppo è il senso di libertà a cui danno il significato di “vivere cercando di non esercitare e subire potere”. Provano un senso di sfiducia nei confronti delle istituzioni, soprattutto verso il sistema capitalista che, a parer loro, non permetterebbe una giusta ridistribuzione delle ricchezze, così come verso il sistema pensionistico italiano che lascia molti anziani con pensioni irrisorie per vivere ed arrivare a fine mese.

Alla domanda se studiano o lavorano rispondono che tutti all'interno del gruppo studiano, nonostante alcuni non siano iscritti all'Università, infatti non è l'essere iscritto ad un percorso di studi istituzionale che determina un interesse ad informarsi/formarsi ed alla ricerca della conoscenza. Chi ha avuto occasione di confrontarsi con il mondo del lavoro denuncia un disinteresse nei confronti della condizione dell’uomo a favore dell’unico e totalitario valore della produttività garantita, sembra, solo dall’efficienza infallibile delle macchine, ma la società è fatta di uomini.

Anche rispetto all’istruzione, nei loro discorsi, prevale un’attenzione “all’ essere unico” di ciascuno di noi, non dovrebbe essere necessario conformarsi ad un solo metodo di studio per poter raggiungere gli obiettivi richiesti, ma il compito della scuola dovrebbe essere quello di aiutare ogni individuo a trovare e riconoscere strategie personali per imparare.

Colpisce come i pensieri espressi siano veicolati da un sentimento di complicità e solidarietà che non ha paura di parlare anche attraverso una carezza o un gesto d’affetto. Un’umanità sempre più rara da incontrare che nella sua fragilità rivela tutta la sua forza.

 

 

La testimonianza è stata raccolta dagli operatori del progetto Infobus Elena Ferraguti e Fabiana Fuoco nell'ambito del progetto mosaico. Testo a cura di Fabiana Fuoco

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